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Dalla Ue all’autonomia, centrodestra spaccato. Lega, il Nord è un caso

Giorgia Meloni

 

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Salvini: “Chiediamo il Veneto, parlerò con Meloni”. Il Carroccio tentato dalla corsa solitaria. Vertice tra i leader prima del cdm di lunedì
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ROMA — Il voto sull’Ursula bis fra cinque giorni, il tetris delle regioni al voto l’anno prossimo, l’autonomia finita nel pantano che irrita la Lega. Non c’è solo la manovra a insidiare «la bella amicizia personale» (copyright di Giorgia Meloni) tra i leader della maggioranza di governo. Il terzetto, la premier con i vice Antonio Tajani e Matteo Salvini, si rivedrà prima del consiglio dei ministri fissato per lunedì, forse già nel weekend. L’urgenza è limare gli emendamenti alla legge di bilancio, ma molto prima che arrivi in aula, c’è un altro emiciclo, quello di Strasburgo, che fotograferà la spaccatura del centrodestra italiano. Mercoledì l’Eurocamera vota sull’esecutivo von der Leyen. Il sostegno di Forza Italia è scontato, come quello di FdI, che a luglio ha votato contro la designazione della popolare tedesca, ma ora esprime il vice, Raffaele Fitto, e questo cambia tutto.

ROMA — Il voto sull’Ursula bis fra cinque giorni, il tetris delle regioni al voto l’anno prossimo, l’autonomia finita nel pantano che irrita la Lega. Non c’è solo la manovra a insidiare «la bella amicizia personale» (copyright di Giorgia Meloni) tra i leader della maggioranza di governo. Il terzetto, la premier con i vice Antonio Tajani e Matteo Salvini, si rivedrà prima del consiglio dei ministri fissato per lunedì, forse già nel weekend. L’urgenza è limare gli emendamenti alla legge di bilancio, ma molto prima che arrivi in aula, c’è un altro emiciclo, quello di Strasburgo, che fotograferà la spaccatura del centrodestra italiano. Mercoledì l’Eurocamera vota sull’esecutivo von der Leyen. Il sostegno di Forza Italia è scontato, come quello di FdI, che a luglio ha votato contro la designazione della popolare tedesca, ma ora esprime il vice, Raffaele Fitto, e questo cambia tutto.

Il Carroccio, invece, non ha in testa retromarce: «Voteremo contro la commissione - conferma il capogruppo al Senato, Max Romeo, in un corridoio di Palazzo Madama - questa non è la governance europea che ci piace, al netto di Fitto, che apprezziamo». Il capo delegazione al Parlamento Ue, Paolo Borchia, fa intuire che il partito di Salvini ha tutta l’intenzione di rivendicare la «coerenza della Lega» sul no a “Vdl”, anche se, aggiunge, le «sensibilità diverse» non saranno «un problema» per il governo. Tra i forzisti, che col capodelegazione in Ue Fulvio Martusciello celebrano «il filo italiano che ha tessuto l’accordo europeo su Fitto», c’è chi spera nel soccorso di qualche ex lumbard. Si fanno i nomi di due europarlamentari leghisti: l’ex azzurro Aldo Patriciello e l’ex meloniano Raffaele Stancanelli, considerato vicino al neo-commissario italiano.

Anche di Fitto si dovrebbe parlare nel vertice a tre Meloni-Tajani-Salvini. La premier deve decidere come riassegnare le deleghe del ministro al Sud e agli Affari europei, che si dimetterà il 1° dicembre. L’idea preponderante, riferiscono fonti di FdI, è tenerle a Palazzo Chigi fino all’anno prossimo e poi assegnarle a un tecnico di fiducia del politico pugliese. Ma in queste ore c’è chi rilancia l’ipotesi Elisabetta Belloni. Il viceministro agli Esteri, Edmondo Cirielli, che avrebbe potuto (qualcuno dice: voluto) aspirare a un ruolo di sottosegretario all’Ue, invece si tira fuori. Dicendosi «a disposizione» del partito per correre da governatore in Campania. Chiedendo per FdI anche la candidatura in Puglia.

Le regionali del 2025 sono l’altro nervo scoperto. «Chiediamo il Veneto e il terzo mandato», insisteva davanti ai cronisti ieri pomeriggio, salendo le scale del Senato, proprio Salvini, convinto che pure sulle armi a Kiev per attaccare in Russia le cose cambieranno: «Il prossimo presidente è Trump e se ne occuperà bene lui». A Roma intanto si litiga sulle regioni. Il vicepremier reclama il Veneto per uno dei suoi. Prova a difendere ancora l’uscente Luca Zaia. «Ne parlerò con Meloni? Sì, anche se la priorità adesso è la manovra».

Al voto manca quasi un anno (proprio per questo il Carroccio vorrebbe far slittare l’elezione al 2026), ma il tema già agita la maggioranza. Per FI è in pista il veronese Flavio Tosi. I Fratelli vogliono indicare un loro nome: «Sul terzo mandato si è già espresso contro il 90% del Parlamento». Il senatore leghista Paolo Tosato allora minaccia: «Senza accordo con gli alleati su un nostro nome, la Lega potrebbe andare da sola».

Zaia, che bolla il vincolo dei due mandati come «un’idiozia», ieri lamentava: «Ci si occupa sempre meno del Nord». Un segnale agli alleati sull’autonomia, «che se non si farà per scelta, si farà per necessità». Ma sembra anche un monito al partito, al segretario. Non a caso sullo stesso chiodo batte il collega lombardo, Attilio Fontana, quasi minaccioso: «Se non si arriva a una riforma di questo paese, bisogna rimettere sul tavolo il problema del Nord. Non possiamo permetterci che la Lombardia vada in difficoltà». I soci di governo però non hanno alcuna fretta di riaprire il capitolo. Mentre il ministro Roberto Calderoli è costretto a sospendere i tavoli con le regioni che già hanno fatto richiesta delle materie non Lep, almeno fino alle motivazioni della Corte costituzionale, stasera Tajani riunirà la consulta di FI. Per mettere a verbale: prima di qualsiasi intesa, il testo va corretto. E deve ripassare dal Parlamento.

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