«Se non avessimo queste regole di ingaggio, come rimanere all’interno dei bunker durante i bombardamenti, a Shama ci sarebbero stati danni ben maggiori», ragiona Andrea Tenenti, portavoce della missione Unifil in Libano. «Le regole si possono anche cambiare, ma decidere di autorizzare l’uso della forza potrebbe portare a un’escalation di violenza contro la missione stessa».
Tenenti, tre attacchi a Shama in sette giorni. Che sta succedendo?
«Non vedo una volontà specifica di colpire il contingente italiano, non sono attacchi deliberati. Vedo piuttosto l’intensificarsi degli scontri tra Shama e Naqura, due zone strategiche che offrono vie di comunicazione verso il nord».
Il ministro Crosetto ha detto chiaramente che l’Idf si fa scudo con le basi Unifil. Risulta anche a lei?
«Non posso stare dietro a tutto quello che dichiarano i ministri dei cinquanta Paesi che partecipano a Unifil. Sin dall’inizio abbiamo osservato che i due eserciti sono schierati vicino alle nostre basi, dunque …
«Se non avessimo queste regole di ingaggio, come rimanere all’interno dei bunker durante i bombardamenti, a Shama ci sarebbero stati danni ben maggiori», ragiona Andrea Tenenti, portavoce della missione Unifil in Libano. «Le regole si possono anche cambiare, ma decidere di autorizzare l’uso della forza potrebbe portare a un’escalation di violenza contro la missione stessa».
Tenenti, tre attacchi a Shama in sette giorni. Che sta succedendo?
«Non vedo una volontà specifica di colpire il contingente italiano, non sono attacchi deliberati. Vedo piuttosto l’intensificarsi degli scontri tra Shama e Naqura, due zone strategiche che offrono vie di comunicazione verso il nord».
Il ministro Crosetto ha detto chiaramente che l’Idf si fa scudo con le basi Unifil. Risulta anche a lei?
«Non posso stare dietro a tutto quello che dichiarano i ministri dei cinquanta Paesi che partecipano a Unifil. Sin dall’inizio abbiamo osservato che i due eserciti sono schierati vicino alle nostre basi, dunque diventa quasi automatico che ci si facciano scudo con noi. Che sia volontario o involontario non so dirlo, bisogna chiedere a loro. Di certo è un problema serio».
Cambierà qualcosa ora?
«Dal nostro punto di vista è importante che Hezbollah e gli israeliani ricordino che rispettare e proteggere i peacekeeper è un obbligo. Non farlo significa violare la risoluzione 1701 e il diritto umanitario internazionale».
Comunicate con Hezbollah?
«No, il canale è con l’esercito libanese e con le autorità di Beirut».
Ogni volta che i caschi blu vengono bersagliati si torna a dibattere sulle regole di ingaggio di Unifil. Sono adeguate o no?
«Sono adeguate a questa situazione. È molto importante rimanere in Libano, adesso aspettiamo la trattativa sul cessate il fuoco che potrebbe condurre a breve alla fine del conflitto. La missione Unifil è pronta per assistere ogni eventuale accordo e ritengo che la risoluzione 1701 rimanga valida per riportare stabilità nel sud del Paese».
Come farete a farla rispettare davvero?
«Come attivarla e come ampliarla è materia di negoziato in corso. Quando ci arriverà una proposta chiara, dovrà essere approvata dal Consiglio di sicurezza».
Questa è anche la settimana della prima defezione, l’Argentina ha detto che lascia Unifil.
«Sì ma sono solo quattro ufficiali. Sul piano operativo non cambia niente e nessun altro partecipante ha espresso l’intenzione di ritirarsi».