ROMA — Salta in Consiglio dei ministri l’approvazione del decreto sulla giustizia. Dietro lo stop al decreto c’è uno scontro interno tra ministri e anche tra partiti di maggioranza sul tema dossieraggi e poteri da conferire alla Procura nazionale antimafia sulla sicurezza informatica. Anche se formalmente lo slittamento della discussione al prossimo Cdm arriva su richiesta del vicepremier Antonio Tajani, assente ieri perché impegnato nel G7 a Fiuggi.
L’idea di inserire nel decreto giustizia una parte sulla cybersecurity era nata dopo gli scandali e le polemiche sugli accessi abusivi ai sistemi informatici e alle banche dati delle forze dell’ordine: dal caso del finanziere Pasquale Striano, che lavorava proprio alla Procura nazionale antimafia e sul quale sta indagando la procura di Perugia, all’ultima indagine dei magistrati di Milano sulla società Equalize dell’ex superpoliziotto Carmine Gallo.
ROMA — Salta in Consiglio dei ministri l’approvazione del decreto sulla giustizia. Dietro lo stop al decreto c’è uno scontro interno tra ministri e anche tra partiti di maggioranza sul tema dossieraggi e poteri da conferire alla Procura nazionale antimafia sulla sicurezza informatica. Anche se formalmente lo slittamento della discussione al prossimo Cdm arriva su richiesta del vicepremier Antonio Tajani, assente ieri perché impegnato nel G7 a Fiuggi.
L’idea di inserire nel decreto giustizia una parte sulla cybersecurity era nata dopo gli scandali e le polemiche sugli accessi abusivi ai sistemi informatici e alle banche dati delle forze dell’ordine: dal caso del finanziere Pasquale Striano, che lavorava proprio alla Procura nazionale antimafia e sul quale sta indagando la procura di Perugia, all’ultima indagine dei magistrati di Milano sulla società Equalize dell’ex superpoliziotto Carmine Gallo.
A Forza Italia non piace la bozza del decreto e nel mirino è finito il ministro Carlo Nordio che ha firmato il testo: all’articolo 8 del dl consegnato ai ministri in vista del Cdm si prevede che debba essere la Procura nazionale antimafia a occuparsi di indagini su reati che hanno a che fare con la cybersicurezza e accessi abusivi ai sistemi informatici. Un passaggio che non piace al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, tanto meno ai forzisti.
Tajani ha quindi chiesto e ottenuto il rinvio. Il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, avverte in maniera chiara che «cosi com’è, il testo non può essere votato in Parlamento»: «Quanto previsto nel decreto merita ancora una riflessione nel governo e per come è scritto non si può certo approvare a scatola chiusa, ci sono cose che non vanno», aggiunge. Salvo poi spiegare il reale motivo del contendere contro Nordio. «In via Arenula ci sono troppi magistrati e noi politici non siamo la loro buca delle lettere», continua il senatore che contesta i contenuti di un decreto «che dà ancora più potere a una struttura in cui è esploso il caso Striano». Su quel caso, spiega il capogruppo forzista, «non solo sta indagando la procura di Perugia, ma anche la commissione parlamentare Antimafia con audizioni che stanno facendo emergere comportamenti anomali degli stessi magistrati che hanno guidato questa delicata struttura quando il finanziere faceva decine di accessi abusivi a banche dati».
Nelle scorse settimana erano comunque emerse posizioni differenti a Palazzo Chigi tra il ministro Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano, disponibili a dare competenze alla procura Antimafia sulla cybersicurezza, e i ministri Tajani e Piantedosi che puntano invece a dare più poteri agli investigatori delle forze dell’ordine e all’Agenzia della cybersicurezza nazionale. La bozza di decreto firmata da Nordio (che ha come capa di gabinetto la magistrata Giusi Bartolozzi) è stata considerata dai due ministri una forzatura. Risultato? Decreto rinviato, con l’invito esplicito di Forza Italia a riscriverlo.