Unicredit-Bpm, Salvini attacca: “No agli stranieri”. Giorgetti valuta il golden power
di Giuseppe Colombo , Lorenzo De CiccoRoma — L’irritazione nel governo è generalizzata. Ma il più tranchant, al solito, è Matteo Salvini. Il vicepremier leghista è il primo a intervenire sull’offerta di Unicredit per Bpm, poco dopo mezzogiorno. Prima che il titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, parli di una «valutazione» dell’esecutivo sul golden power (che non piace a FI). Toni ruvidi, quelli del segretario del Carroccio. «A me i monopoli non piacciono mai, ero rimasto al fatto che Unicredit volesse crescere in Germania», riferimento alle mire dell’istituto guidato da Orcel sulla tedesca Commerzbank. Unicredit, attacca, «ormai di italiano ha poco e niente: è una banca straniera». E con questa mossa rischia di scombinare i piani del governo, una settimana dopo l’acquisto da parte dell’ex Popolare di Milano del 5% del Monte dei Paschi, operazione benedetta dall’esecutivo, favorevole alla nascita del terzo polo bancario italiano. Progetto che «mi sta a cuore», insiste Salvini: «Non vorrei che qualcuno volesse fermare l’acc…
Roma — L’irritazione nel governo è generalizzata. Ma il più tranchant, al solito, è Matteo Salvini. Il vicepremier leghista è il primo a intervenire sull’offerta di Unicredit per Bpm, poco dopo mezzogiorno. Prima che il titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, parli di una «valutazione» dell’esecutivo sul golden power (che non piace a FI). Toni ruvidi, quelli del segretario del Carroccio. «A me i monopoli non piacciono mai, ero rimasto al fatto che Unicredit volesse crescere in Germania», riferimento alle mire dell’istituto guidato da Orcel sulla tedesca Commerzbank. Unicredit, attacca, «ormai di italiano ha poco e niente: è una banca straniera». E con questa mossa rischia di scombinare i piani del governo, una settimana dopo l’acquisto da parte dell’ex Popolare di Milano del 5% del Monte dei Paschi, operazione benedetta dall’esecutivo, favorevole alla nascita del terzo polo bancario italiano. Progetto che «mi sta a cuore», insiste Salvini: «Non vorrei che qualcuno volesse fermare l’accordo Bpm-Mps per fare un favore ad altri». Se la prende pure con la Banca d’Italia, il leghista: «Siccome sono tra i dirigenti più pagati d’Italia, l’interrogativo mio e di tanti risparmiatori è: Bankitalia c’è? Che fa? Vigila?».
Due ore dopo parla Giorgetti, che evoca appunto i poteri speciali che il governo può esercitare nei settori strategici per tutelare l’interesse nazionale. «Vedremo, come è noto esiste il golden power — mette a verbale il ministro dell’Economia, a margine di un’audizione a San Macuto — Il governo farà le sue valutazioni», non subito, ma quando «Unicredit invierà la sua proposta per le autorizzazioni». Istruire, da parte del Mef, la pratica del golden power è un obbligo di legge, spiegano fonti del Tesoro, sia ai sensi del primo decreto che l’ha istituito nel 2012, sia ai sensi della revisione del 2020, operata dal Conte bis, che ha definito il perimetro delle attività di rilevanza strategica in ambito creditizio: la soglia è 300 milioni di fatturato e 250 dipendenti. E al 31 dicembre 2023 il fatturato consolidato di Bpm ammontava a 5 miliardi e gli addetti sono circa 20mila. Se Giorgetti non avesse parlato di golden power subito, ragionano a via XX settembre, qualcuno all’opposizione avrebbe potuto accusare il governo di inerzia o, peggio, di omissione.
Davanti ai cronisti il titolare del Tesoro non nasconde la sua insofferenza. Cita il generale prussiano von Clausewitz, sempre riferendosi alla manovra parallela di Unicredit in Germania: «Il modo più sicuro per perdere la guerra è impegnarsi su due fronti». E se Giorgetti afferma che l’operazione di Unicredit è stata «comunicata ma non concordata col governo», in realtà, spiegano sia fonti del Tesoro che dell’esecutivo, l’informazione è arrivata solo «a ridosso della delibera del cda» e il governo «ne ha potuto solo prendere atto».
Palazzo Chigi ufficialmente non si esprime. Fonti di governo spiegano però che si «approfondirà con la procedura del golden power, come previsto dalla normativa e come sempre accaduto in passato per casi simili, con un attento esame da parte degli uffici competenti». Le stesse fonti sostengono che la premier Giorgia Meloni sia in totale sintonia con Giorgetti, anche se da FdI un deputato di peso come Marco Osnato, presidente della commissione Finanze, ieri spiegava che «non sta alla politica dirigere le realtà private», prima di difendere Bankitalia dalle stoccate di Salvini. FI tace, per ora, sul golden power. Ma gli azzurri, gamba liberal della maggioranza, raccontano informalmente di essere contrari a un intervento del governo sul mercato. A Palazzo Chigi rischia di aprirsi un altro fronte.