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Sì europeo ai missili contro la Russia. Gli italiani divisi e il Pd si spacca

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen

 

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A Strasburgo via libera alla risoluzione che prevede armi a lungo raggio. A favore Fratelli d’Italia e FI, no di Lega e 5 Stelle. I dem in ordine sparso
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Strasburgo — Aiutare l’Ucraina ancora di più. Dal punto di vista economico e anche militare. Abbracciando anche la “dottrina Biden”, ossia consentire a Kiev di utilizzare le armi europee in territorio russo. Il Parlamento europeo ieri mattina ha approvato una risoluzione per esortare i governi degli Stati membri a muoversi secondo queste direttrici. Una maggioranza piuttosto netta in cui, come spesso accade, spiccano le divisioni tra i partiti italiani e al loro interno. Un vero puzzle di posizioni, a volte pure contraddittorie, in cui maggioranza e opposizione si presentano spaccate. E il Pd fa in questo senso la parte del leone con una serie di distinguo tra i i suoi eurodeputati.

Il documento, che non è vincolante ma politicamente significativo soprattu…

Strasburgo — Aiutare l’Ucraina ancora di più. Dal punto di vista economico e anche militare. Abbracciando anche la “dottrina Biden”, ossia consentire a Kiev di utilizzare le armi europee in territorio russo. Il Parlamento europeo ieri mattina ha approvato una risoluzione per esortare i governi degli Stati membri a muoversi secondo queste direttrici. Una maggioranza piuttosto netta in cui, come spesso accade, spiccano le divisioni tra i partiti italiani e al loro interno. Un vero puzzle di posizioni, a volte pure contraddittorie, in cui maggioranza e opposizione si presentano spaccate. E il Pd fa in questo senso la parte del leone con una serie di distinguo tra i i suoi eurodeputati.

Il documento, che non è vincolante ma politicamente significativo soprattutto dopo l’incerto via libera alla “fiducia” per la nuova Commissione von der Leyen, è stato approvato giovedì con 390 voti favorevoli, 135 contrari e 52 astensioni. Il punto di partenza è la condanna del ricorso da parte di Mosca alle truppe nordcoreane e l’impiego dei nuovi missili balistici ipersonici che costituiscono un pericolo per il resto d’Europa. La risposta, dunque, per l’Eurocamera non può che essere il rafforzamento del sostegno militare all’Ucraina, anche attraverso la fornitura di aerei, missili a lungo raggio, compresi i missili Taurus, moderni sistemi di difesa aerea, fra cui i Patriot e i Samp/T, sistemi di difesa antiaerea portatile (Manpads), munizioni e programmi di formazione per le forze ucraine. Nello stesso tempo nella risoluzione si propone un aiuto a Kiev non inferiore allo 0,25 per cento del Pil di ciascun Paese. «Nessun negoziato sull’Ucraina — è il monito — può aver luogo senza l’Ucraina».

Su tutti questi punti, votati per parti separate, si è allora aperta una vera e propria sarabanda tra e dentro i gruppi italiani. Il caso è scoppiato sul punto 13 della risoluzione con otto votazioni che hanno dimostrato quanto il nostro Paese sia diviso sulla questione. E allora la maggioranza ha seguito tre linee diverse: la Lega di Salvini, da sempre attenta ai rapporti con il Cremlino, ha votato contro. Fratelli d’Italia, il partito della premier, si è astenuto. Forza Italia invece si è espressa a favore. Nel centrosinistra se sulla stessa parte l’M5S ha confermato il suo “no”, il Pd e l’Avs sono andati in ordine sparso.

Per i Dem ogni voto è stato un “patchwork”: sette deputati, tra cui Picierno e Bonaccini, votano a favore della fornitura di missili a lungo raggio, in dissenso con la posizione ufficiale della delegazione sostenuta da Zingaretti, che schiera sul no 12 deputati. Sulla difesa aerea, poi, tutto il gruppo è stato favorevole ad eccezione di Cecilia Strada e Marco Tarquinio che si sono astenuti. Sulla fornitura di Taurus, Patriot e Samp/T, invece l’unica a esprimersi a favore è stata Pina Picierno con il resto della delegazione contraria. E anche sulla condanna rispetto alla telefonata fatta a Putin nei giorni scorsi dal Cancelliere Olaf Scholz sono riusciti a diversi tutti. Sul voto finale che ha licenziato il documento si coglie di nuovo bene la frattura dentro i due poli. Perché hanno dato il loro appoggio Fratelli d’Italia e Forza Italia per il centrodestra, il Pd per il centrosinistra. Contrari la Lega da una parte e M5S con Avs dall’altra. Ma con una serie di dissidenti. I dem Tarquinio e Strada di nuovo astenuti insieme all’FdI Berlato e ai verdi Orlando e Scuderi.

Prima dello scrutinio il capo delegazione Pd, Nicola Zingaretti, consapevole della presenza di più orientamenti aveva spiegato che «il voto sarà in coerenza con la posizione già assunta nei mesi passati, contro l’utilizzo dei sistemi missilistici avanzati su territorio russo e ogni altro territorio». Mentre Pina Picierno, la più convinta sulla linea del sostegno a Kiev ha ribadito la necessità «oggi più che mai, di non permettere alla Russia di guadagnare tempo e spazio. La mozione approvata oggi è un segnale chiaro ed inequivocabile». Non c’è dubbio però che su questo terreno, sia la maggioranza sia il “campo largo” non riescono a trovare un’intesa. «Anche oggi — ha sottolineato il leader grillino Giuseppe Conte — solita ricetta: corsa alle armi mentre si taglia ai cittadini. In Europa ci siamo ritrovati sul tavolo una risoluzione per cui gli Stati europei — compresa l’Italia — si impegnano a mandare più armi, missili a lungo raggio a investire lo 0,25% del Pil (circa 5 miliardi per il nostro Paese) nel sostegno militare in questa guerra. Non solo. Viene anche censurato il Cancelliere tedesco Scholz per la telefonata a Putin. Siamo all’assurdo». E senza spiegare le astensioni del suo gruppo, Giorgia Meloni ha voluto ribadire: «Sostegno incondizionato all’Ucraina fin dal primo giorno dell’aggressione russa per porre fine al conflitto e offrire al popolo ucraino un futuro di pace».

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