“Diversi ma coesi”: la formula Meloni per nascondere le liti in maggioranza
Tommaso CiriacoROMA — Obiettivo numero uno: mostrarsi in pace. A dispetto di giorni aspri, che hanno mandato sotto il governo in commissione al Senato. E così, Antonio Tajani sorride a chi ritiene gli abbia mostrato ingratitudine, Giorgia Meloni esalta le differenze, Matteo Salvini si contiene. Il risultato? Comunque non esaltante.
Siamo all’ingresso dell’hotel Marriott. È il giorno di Noi moderati. Maurizio Lupi attende Tajani: «Siamo noi il ponte con il centro». Non era Forza Italia, onorevole? O voi siete più credibili per riuscirci? «In un certo senso lo siamo, nel senso che ci contaminiamo di più. Pensate a Carfagna, Gelmini e Versace: erano andate di là, sono tornate da noi. Puntiamo al 41% di astensionismo». Non cominciamo bene. Per fortuna l’azzurro non sente. Arriva indossando il dolcevita della domenica. «È già tanto — sorride amaro a Lupi — se oggi non litighiamo con nessuno…».
ROMA — Obiettivo numero uno: mostrarsi in pace. A dispetto di giorni aspri, che hanno mandato sotto il governo in commissione al Senato. E così, Antonio Tajani sorride a chi ritiene gli abbia mostrato ingratitudine, Giorgia Meloni esalta le differenze, Matteo Salvini si contiene. Il risultato? Comunque non esaltante.
Siamo all’ingresso dell’hotel Marriott. È il giorno di Noi moderati. Maurizio Lupi attende Tajani: «Siamo noi il ponte con il centro». Non era Forza Italia, onorevole? O voi siete più credibili per riuscirci? «In un certo senso lo siamo, nel senso che ci contaminiamo di più. Pensate a Carfagna, Gelmini e Versace: erano andate di là, sono tornate da noi. Puntiamo al 41% di astensionismo». Non cominciamo bene. Per fortuna l’azzurro non sente. Arriva indossando il dolcevita della domenica. «È già tanto — sorride amaro a Lupi — se oggi non litighiamo con nessuno…».
Fanno di tutto per evitarlo, dal palco. La prima a parlare è Giorgia Meloni, con un videomessaggio: «La nostra coalizione è composta da forze politiche diverse. Ognuna ha la sua identità e la sua storia, un valore aggiunto. Ci rende coesi la volontà di stare insieme e questo ci consente di fare sintesi». Come a dire: non pensate di smarcarvi, la paghereste. Parla Tajani. Ricorda alla premier di aver reso possibile l’ascesa di Fitto: «Il Ppe è stato lo scudo che ha permesso a Raffaele di diventare vicepresidente esecutivo della Commissione e all’Ue di avere in maggioranza parte dei Conservatori». Poi si rivolge anche a Lupi, sospettato di lavorare per Meloni a ridimensionare FI: «Se fosse vero quello che scrivono i giornali, non ci saremmo battuti per il vostro ingresso nel Ppe». Tajani manda anche altri messaggi rassicuranti per il dopo Fitto: «Mai preteso di avere poltrone». In ogni caso, aggiunge, «noi siamo leali: meglio leali che fedeli, e poi tradire».
Poi però interviene anche Salvini. Premette: «La stabilità non viene messa in discussione da un emendamento». Quello sul canone Rai bocciato da FI, intende. Poi però stuzzica Tajani, che aveva citato nell’album di famiglia anche don Luigi Sturzo, «mentre gli altri hanno Che Guevara e Carlo Marx». Al netto del parallelo storico — nessuno può chiedere al fiero antifascista Sturzo cosa pensi di chi governa con un partito con la fiamma nel simbolo — spicca la stoccata del leghista: «Sentivo citare don Luigi dall’amico Antonio — punge — Lui si definiva un federalista impenitente...». E dunque: autonomia spinta, nonostante FI. Tajani e Salvini si dividono anche sulla difesa europea. Come non bastasse, Lupi promette «correzioni» all’emendamento del Carroccio che punta ad allungare a due anni il tempo di residenza in Italia per il ricongiungimento ai lavoratori stranieri. «Così è disumano». «Disumano è chi illude i migranti», reagisce il sottosegretario leghista Nicola Molteni.
E insomma, pace fino a un certo punto. Ma Lupi insiste: «Uniti si vince». Dal palco parla anche Giovanni Toti, ex presidente ligure, dopo il patteggiamento, e cita Churchill. In sala c’è Totò Cuffaro. Un nuovo inizio anche per lui? «Non entro in Noi Moderati, io lavoro a ricostruire la diccì. Poi magari un giorno torneremo tutti assieme».