Una seduta fiume e lo scambio di pubbliche accuse tra due schieramenti che più trasversali non si può. “Qui vince ancora la fabbrica di nomine, un nominificio malato”. “E voi state consegnando il Csm al sorteggio e alla separazione delle carriere”.
Un plenum spaccato esattamente a metà, 16 voti a 14. Altro che l’unanimità invocata dal presidente Sergio Mattarella, che siede al vertice del Consiglio superiore della magistratura. Dopo cinque mesi di ritardo e tre rinvii, sale la tensione e cade ogni aplomb al Csm, dove viene approvato quasi in notturna, martedì scorso, il cosiddetto Testo unico sulla dirigenza.
Si tratta della direttiva da cui dipenderà, almeno per i prossimi lustri la scelta dei vertici degli uffici giudiziari italiani, incarichi direttivi e semidirettivi, così come richiesto dalla riforma Cartabia. Quindi, fuori tempo massimo e con l’inserimento tardivo di un emendamento che crea non pochi imbarazzi (a favore di 73 sostituti procuratori generali, “penalizzati” dalle n…
Una seduta fiume e lo scambio di pubbliche accuse tra due schieramenti che più trasversali non si può. “Qui vince ancora la fabbrica di nomine, un nominificio malato”. “E voi state consegnando il Csm al sorteggio e alla separazione delle carriere”.
Un plenum spaccato esattamente a metà, 16 voti a 14. Altro che l’unanimità invocata dal presidente Sergio Mattarella, che siede al vertice del Consiglio superiore della magistratura. Dopo cinque mesi di ritardo e tre rinvii, sale la tensione e cade ogni aplomb al Csm, dove viene approvato quasi in notturna, martedì scorso, il cosiddetto Testo unico sulla dirigenza.
Si tratta della direttiva da cui dipenderà, almeno per i prossimi lustri la scelta dei vertici degli uffici giudiziari italiani, incarichi direttivi e semidirettivi, così come richiesto dalla riforma Cartabia. Quindi, fuori tempo massimo e con l’inserimento tardivo di un emendamento che crea non pochi imbarazzi (a favore di 73 sostituti procuratori generali, “penalizzati” dalle nuove regole), passa la proposta “A”, che valorizza la specializzazione del magistrato ma riserva maggiore discrezionalità al Consiglio, contro il sistema di punteggi (e le mani più legate al Csm) che caratterizzava l’opzione “B”. La notizia diventa però un’altra: vince il patto tra giudici di destra e progressisti, i 6 togati di Area votano con i 7 di Magistratura indipendente, oltre che con il laico Ernesto Carbone e i membri di diritto, la presidente di Cassazione, Cassano, e il pg Salvato. Si astiene il vicepresidente Fabio Pinelli, che aveva già espresso rilievi sulla “lesione di autorevolezza”, per le divisioni, i battibecchi e la pagina appena scritta dai consiglieri. Intanto, da mesi, si aspetta di assegnare circa 150 nuovi posti. E si muovono già candidati e strategie per le elezioni dell’Associazione nazionale magistrati: le urne sono ormai dietro l’angolo, a gennaio.
A Palazzo Bachelet quindi si salda un inciucio tra toghe per sancire la vittoria delle correnti? Andrea Mirenda punta il dito in plenum contro Area e Mi: “Voi siete gli stake holder del nominificio malato. Così porterete a casa il potere di condizionare la vita e la carriera di qualunque magistrato”. Carbone, laico di Iv, replica: “Siete voi invece che, con l’idea di un Csm ridotto a calcolatore dei punteggi , destinerete il Consiglio ai disegni della destra: fare di questo organo di autogoverno un mero Ufficio del personale”. Lo pensa anche il giudice Tullio Morello, di Area, che dice al fronte opposto: “Ci si meraviglia della convergenza tra noi e Mi? Ma io mi chiedo davvero come faccia Magistratura democratica a stare insieme ai laici di orientamento di destra in questa visione, non litigavano continuamente su tutto?”. Ma da quello stesso fronte, Roberto Fontana controreplica: “Temo proprio che torneranno degenerazioni e le polemiche. Lo sforzo fatto, invece, con i punteggi e con la nostra proposta “B”, era una risposta alta all’idea che qualcuno coltiva di scegliere il nuovo Csm con il sorteggio”. Genantonio Chiarelli di Area allora taglia corto: “Aveva ragione chi parlava qui di campagna elettorale: vedo che ormai si sente odore di comizio e si è alla ricerca del consenso spicciolo”.
Sul versante degli sconfitti resta infatti uno schieramento non meno inedito, parola d’ordine “basta degenerazioni correntizie” che vede i togati moderati di Unicost, la collega Miele di Magistratura democratica e anche gli altri due indipendenti di sinistra (come Mirenda e Fontana) saldamente in blocco con tutti i laici in quota destra di governo. Questi ultimi sono gli stessi che, solo due settimane fa, erano saliti sulle barricate, in plenum, contro la pratica a sostegno del giudice di Md, Marco Gattuso, per le sue decisioni in materia di trattenimento di migranti.
Sullo sfondo, fanno capolino gli interessi delle rispettive campagne elettorali già in atto per il rinnovo del sindacato delle toghe. Dal 26 gennaio, infatti, si vota per il rinnovo dell’Associazione nazionale magistrati. E saranno proprio le componenti di Mi e Area a giocarsi la partita.