ROMA — Oggi il fantaSanremo non è solo un gioco sui possibili vincitori del Festival. La sentenza del Tar potrebbe cambiare le carte in tavola. Carlo Conti non ha neanche annunciato i titoli delle canzoni della prossima edizione del suo Festival (11-15 febbraio), che il Sanremo bis nel 2026 diventa incerto. Perché l’edizione 2025, già pronta e organizzata, resta nelle mani della Rai. Ma oggi sull’edizione 2026 nessuno metterebbe le mani sul fuoco. Certo, nulla impedirebbe a Viale Mazzini di organizzare la kermesse altrove, ma non sarebbe più il marchio sanremese a caratterizzare l’evento. E nulla vieta a Sky, a Mediaset e a Warner Bros Discovery di partecipare alla gara per aggiudicarsi un marchio che fa parte della storia del costume e ha fatto il giro del mondo, appetibile dal punto di vista degli introiti pubblicitari.
Il know how conta, la Rai è stata una garanzia. Ma visto come si sono mosse le altre emittenti dal punto di vista dell’offerta musicale — basti pensare a Sky che que…
ROMA — Oggi il fantaSanremo non è solo un gioco sui possibili vincitori del Festival. La sentenza del Tar potrebbe cambiare le carte in tavola. Carlo Conti non ha neanche annunciato i titoli delle canzoni della prossima edizione del suo Festival (11-15 febbraio), che il Sanremo bis nel 2026 diventa incerto. Perché l’edizione 2025, già pronta e organizzata, resta nelle mani della Rai. Ma oggi sull’edizione 2026 nessuno metterebbe le mani sul fuoco. Certo, nulla impedirebbe a Viale Mazzini di organizzare la kermesse altrove, ma non sarebbe più il marchio sanremese a caratterizzare l’evento. E nulla vieta a Sky, a Mediaset e a Warner Bros Discovery di partecipare alla gara per aggiudicarsi un marchio che fa parte della storia del costume e ha fatto il giro del mondo, appetibile dal punto di vista degli introiti pubblicitari.
Il know how conta, la Rai è stata una garanzia. Ma visto come si sono mosse le altre emittenti dal punto di vista dell’offerta musicale — basti pensare a Sky che quest’anno ha portato X Factor fuori dagli studi televisivi e fa disputare la finale in piazza a Napoli — un Festival che sfugge dall’ala del servizio pubblico, diventa un’ipotesi concreta.
A giocarsi la partita, in questo panorama televisivo con gli ascolti parcellizzati, in prima fila potrebbero essere due contendenti: Mediaset e Warner bros Discovery. Perché se parte l’asta, vince chi è pronto a giocarsi la partita anche dal punto di vista economico. Gli investimenti non sono un dettaglio, vince chi offre di più. Canale 5 negli ultimi tempi ha puntato molto sugli eventi musicali (dai concerti del Volo agli speciali con Laura Pausini e Vasco Rossi). E chissà, se per spingere ancora di più sul progetto del Nove come canale generalista, Warner sarebbe pronta a tentare l’impresa. Fantatelevisione, suggestioni: ma fa sorridere l’idea che il Festival potrebbe tornare nelle mani di Amadeus, conduttore dell’ultima seguitissima edizione, o di Fabio Fazio.
L’amministratore delegato di Mediaset Pier Silvio Berlusconi ha in casa la persona che, grazie all’esperienza di Amici, non avrebbe difficoltà a organizzare con la sua squadra una grande edizione della gara. Maria De Filippi (sul palco del Teatro Ariston nel 2009 e in coppia con Carlo Conti nel 2017), ha rivoluzionato la musica italiana, conquistato i giovani, lanciando con il suo talent la gran parte degli artisti che oggi riempiono i teatri e gli stadi. E che vanno al Festival di Sanremo. Poi, se non avesse voglia di presentarlo, in casa c’è solo l’imbarazzo della scelta. A cominciare da Gerry Scotti, volto storico e pop di Canale 5, che si è diviso tra quiz, varietà, show dei record ma non ha mai condotto il Festival. Già lo scorso anno, il sito Dagospia aveva rilanciato le indiscrezioni sull’interessamento di Berlusconi a Sanremo, massimo evento nazionalpopolare. Criticato regolarmente, ancora prima che vada in onda, Sanremo riesce a rinascere dalle sue ceneri e da qualche anno, grazie al cast degli artisti (mini rivoluzione partita con Conti, proseguita con Baglioni e Amadeus) il pubblico giovane è tornato a seguirlo. A Viale Mazzini dormivano sonni tranquilli, ora si studia la possibilità di presentare ricorso al Consiglio di Stato. Non basta dire che «la Rai ha il format del Festival», perché ogni conduttore-direttore artistico lo cambia.