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Sanremo non è più un’esclusiva Rai: “Gara pubblica a partire dal 2026”

Sanremo non è più un’esclusiva Rai: “Gara pubblica a partire dal 2026”

La decisione del Tar della Liguria dopo un ricorso della società musicale Just Entertainment: “No all’affidamento diretto”. Salva l’edizione di Conti. L’azienda di Stato: “Faremo ricorso”. Il Pd: l’ad Rossi venga in Vigilanza

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Un fulmine a ciel sereno, proprio nella fase di lancio della nuova edizione 2025. Il Tribunale amministrativo della Liguria dichiara illegittimo l’affidamento diretto alla Rai, da parte del Comune di Sanremo, dell’organizzazione del Festival della canzone italiana.

I giudici salvano la programmazione messa in piedi da Carlo Conti per febbraio, ma dal 2026 il Comune dovrà bandire una gara pubblica aperta a tutti gli operatori interessati. Tradotto: la Rai non avrà più alcuna esclusiva come accaduto dal 1955 a oggi.

Un colpo che rischia di essere durissimo per la tv di Stato che fa grandi ascolti, e grandi incassi pubblicitari, nella settimana del Festival. Non a caso la sentenza diventa subito occasione di scontro politico. La Rai ribadisce la «titolarità» del Festival, ma il Partito democratico chiede all’amministratore delegato Giampaolo Rossi, un fedelissimo della premier Giorgia Meloni, di riferire in commissione di Vigilanza.

La sentenza nasce dal ricorso del presidente dei discografici italiani Sergio Cerruti che con la sua società, l’etichetta JE, contesta la concessione dell’uso in esclusiva del marchio «Festival della canzone italiana» alla Rai. I giudici amministrativi hanno in parte accolto questa tesi, sostenendo che non vi sia un legame «indissolubile» tra il marchio e il format televisivo. E per sostenere questo argomento nella sentenza si elencano una serie di stravolgimenti nelle varie edizioni del concorso canoro più famoso d’Italia. «A esempio — si legge nel dispositivo — l’edizione del 2021 si è svolta senza la presenza del pubblico all’interno del teatro causa Covid. Nel 2004 si è registrata la non coincidenza del direttore artistico con il conduttore».

Ma c’è di più. I giudici contestano l’affidamento diretto anche sul fronte del mantenimento della qualità del prodotto: «L’eventuale indizione di una procedura di evidenza pubblica potrebbe consentire di elevare ulteriormente il livello tecnico qualitativo». Infine la sentenza del Tar smonta anche l’argomento del Festival «patrimonio culturale del Paese»: «Né il Festival né il marchio possono essere qualificati come beni culturali».

Con una nota i legali della tv di Stato annunciano ricorso al Consiglio di Stato e difendono la tesi del format «unico»: «I giudici amministrativi hanno confermato — si legge nella nota della tv di Stato — la titolarità in capo a Rai del format. Non c’è alcun rischio che la manifestazione canora possa essere organizzata da terzi». Ma a viale Mazzini la sentenza ha scatenato il panico e l’ad Rossi convocherà un vertice a breve per studiare le contromosse.

Il Pd invita l’ad a riferire subito in Parlamento: «È fondamentale che Rossi venga immediatamente a riferire per chiarire come intende garantire che il Festival rimanga un pilastro del servizio pubblico», dicono i dem in commissione di Vigilanza Rai. Cerruti, il firmatario del ricorso contro la Rai, tira in ballo l’attuale dirigenza: «Da luglio attendo di incontrare i vertici della tv di Stato — dice — per affrontare il tema del pagamento dei diritti all’industria che dal 2009 vanta un credito da oltre 50 milioni di euro. Davide ha battuto Golia e sono pronto a ricorrere anche alla commissione Europea».

Sul fronte maggioranza, Fratelli d’Italia assicura sostegno alla Rai: «Il connubio tra la tv di Stato e il Festival deve continuare», dice il senatore di FdI Gianni Berrino, componente della commissione Vigilanza Rai e a lungo vice sindaco di Sanremo.

Ma intanto le altre aziende televisive gongolano. Non a caso esulta il programma di punta di Mediaset, quella Striscia la notizia diretta da Antonio Ricci che spesso ha messo nel mirino il Festival organizzato dalla Rai: «Non si comprende per quale ragione — si legge in un comunicato del tg satirico — si debba continuare ad affidare il concorso canoro ancora alla Rai».

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