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L’Italia ferma l’asilo dei siriani. Salvini: bloccare Schengen

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e la premier Giorgia Meloni

 
Meloni sente alcuni leader internazionali e convoca i servizi e i ministri a palazzo Chigi. A Damasco resta aperta l’ambasciata Sicurezza rafforzata
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ROMA — Anche l’Italia blocca le richieste d’asilo dei siriani. Il Viminale congelerà tutti i procedimenti pendenti, sin qui accolti quasi in automatico, trattandosi di cittadini provenienti da un paese attraversato da anni da una sanguinosa guerra civile. La decisione è maturata ieri sera, dopo un vertice a palazzo Chigi convocato dalla premier Giorgia Meloni, col ministro degli Esteri, Antonio Tajani, i responsabili di Difesa e Interni, Guido Crosetto e Matteo Piantedosi, il sottosegretario delegato alla sicurezza, Alfredo Mantovano, e i vertici dei servizi segreti. Non c’era, perché non ha deleghe in materia, l’altro vicepremier, Matteo Salvini, che però a sera ha detto la sua in tv, al Tg2. E con una presa di posizione forte: il capo della Lega si è augurato in Italia una «sospensione di Schengen», lo spazio della libera circolazione in Europa, addirittura «a Ventimiglia e al Brennero», pur di controllare chi si muove «da una zona ad alta densità terroristica».

Dichiarazioni non co…

ROMA — Anche l’Italia blocca le richieste d’asilo dei siriani. Il Viminale congelerà tutti i procedimenti pendenti, sin qui accolti quasi in automatico, trattandosi di cittadini provenienti da un paese attraversato da anni da una sanguinosa guerra civile. La decisione è maturata ieri sera, dopo un vertice a palazzo Chigi convocato dalla premier Giorgia Meloni, col ministro degli Esteri, Antonio Tajani, i responsabili di Difesa e Interni, Guido Crosetto e Matteo Piantedosi, il sottosegretario delegato alla sicurezza, Alfredo Mantovano, e i vertici dei servizi segreti. Non c’era, perché non ha deleghe in materia, l’altro vicepremier, Matteo Salvini, che però a sera ha detto la sua in tv, al Tg2. E con una presa di posizione forte: il capo della Lega si è augurato in Italia una «sospensione di Schengen», lo spazio della libera circolazione in Europa, addirittura «a Ventimiglia e al Brennero», pur di controllare chi si muove «da una zona ad alta densità terroristica».

Dichiarazioni non concordate con la Farnesina, né col governo. Che per ora non commenta l’uscita del leghista. Palazzo Chigi si limita a mettersi sulla scia di un blocco nutrito di paesi occidentali che hanno sospeso le domande d’asilo: Germania, Austria, Grecia, Danimarca, Norvegia e Svezia. Anche la Francia sta valutando la mossa, mentre il Regno Unito l’ha formalizzata poco prima di Roma. Il punto è che fare con i siriani già presenti sul territorio nazionale e con chi arriverà. Soprattutto le minoranze etniche, come i curdi, e quelle religiose, come gli alawiti protetti dal regime deposto. Tema affrontato nel vertice di ieri a Chigi, in un quadro di estrema incertezza. Perché va capito se reggerà la leadership di Jolani in mezzo a una lotta tra fazioni, che tipo di stato nascerà, soprattutto quali saranno le mosse del presidente turco Erdogan, abituato a trattare con l’Ue per fermare (o meno) i migranti.

La Commissione europea già mette in guardia gli stati membri: «Non ci sono le condizioni per i rimpatri». Posizione condivisa dall’Unhcr. In questa fase Bruxelles non ha nemmeno attivato i canali diplomatici con la nuova guida siriana, il gruppo Hts (mentre l’Italia si muove con l’intelligence). E la Commissione non si sbilancia su un possibile mutamento delle relazioni: «Li giudicheremo sulla base delle azioni».

Meloni, che ieri ha sentito al telefono alcuni partner internazionali, ne discuterà faccia a faccia coi colleghi dell’Ue nel consiglio europeo del 19 dicembre. E in una videocall del G7 entro fine anno. A Bruxelles probabilmente la premier tornerà a chiedere un’accelerazione sulla revisione dei criteri per designare i paesi sicuri, per provare a sbloccare entro il 2025 i costosissimi centri in Albania, altrimenti vuoti. E comunque impraticabili per la Siria, che Paese sicuro non è. Anche se la speranza del governo è che la nuova guida possa pacificare la zona (speranza tutta da verificare). Tajani, su Rai1, ieri si è detto «più ottimista, ma prudente». Dalla nuova leadership di Damasco, sostiene il ministro, per ora arrivano «messaggi positivi».

A differenza di altri paesi Ue, l’ambasciata italiana in Siria resterà aperta. Nonostante l’irruzione subita l’altro ieri. Sarà rafforzata la sicurezza, mentre la Farnesina continuerà a monitorare i connazionali rimasti in loco. Secondo Tajani, «non c’è alcun problema, sono seguiti uno per uno».

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