Dopo l’intervista a Giuseppe Sala che ha infiammato il dibattito attorno alla creazione di un polo di Centro, (che secondo il sindaco di Milano servirebbe “come il pane per vincere”), il direttore dell'Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini lascia il suo incarico. Il suo nome da settimane circola come possibile federatore di quest’area e il manager pubblico annuncia le sue dimissioni in un’intervista al Corriere della Sera e, anche se smentisce un suo coinvolgimento in politica, è inevitabile che in tanti ipotizzino che, da questa mossa, si arriverà a una sua discesa in campo.
“Rivendico il diritto di parlare – dice per adesso - ho letto che parlare di bene comune sarebbe una scelta di campo. E che dunque dovrei tacere oppure lasciare l'incarico”. Richiesta arrivata dal capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri fino al leader di Italia viva Matteo Renzi: “Non puoi essere un manager del governo Meloni e contemporaneamente essere un leader politico dell'alternativa al …
Dopo l’intervista a Giuseppe Sala che ha infiammato il dibattito attorno alla creazione di un polo di Centro, (che secondo il sindaco di Milano servirebbe “come il pane per vincere”), il direttore dell'Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini lascia il suo incarico. Il suo nome da settimane circola come possibile federatore di quest’area e il manager pubblico annuncia le sue dimissioni in un’intervista al Corriere della Sera e, anche se smentisce un suo coinvolgimento in politica, è inevitabile che in tanti ipotizzino che, da questa mossa, si arriverà a una sua discesa in campo.
“Rivendico il diritto di parlare – dice per adesso - ho letto che parlare di bene comune sarebbe una scelta di campo. E che dunque dovrei tacere oppure lasciare l'incarico”. Richiesta arrivata dal capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri fino al leader di Italia viva Matteo Renzi: “Non puoi essere un manager del governo Meloni e contemporaneamente essere un leader politico dell'alternativa al governo Meloni”.
Ed ecco che Ruffini, cattolico progressista, avvocato tributarista e figlio dell’ex ministro Dc Attilio Ruffini, si è tirato fuori da questa ambiguità attribuendo la sua scelta a un clima cambiato, “la lotta all’evasione sembra una colpa”. Sta di fatto che il suo calendario di appuntamenti è già piuttosto fitto. Giorni fa ha partecipato a un convegno con padre Francesco Occhetta e Beppe Fioroni, storico dirigente della Margherita che dopo il congresso che ha eletto Elly Schlein ha lasciato il Pd perché l'esperienza popolare e cattolica democratica – a suo giudizio – era finita ai margini. Sabato sarà presente a un simposio dal titolo “Una carità sociale e politica” al quale parteciperà anche l’ex leader dell’Ulivo Romano Prodi in città del Vaticano. E per il 18 gennaio ha già ricevuto un invito da Graziano Delrio, riferimento dei cattolici all’interno del Pd, per parlare della “questione cattolica” durante un’iniziativa alla quale parteciperanno esponenti cattolici come Silvia Costa e Pierluigi Castagnetti, oltre che reti e associazioni.
La corsa al centro ormai è aperta ed è piuttosto affollata. Ruffini ha ricevuto l’endorsement del leader del Centro Democratico Bruno Tabacci, per il quale “è una novità solida”, mentre Romano Prodi ospite di Piazza Pulita ha parlato del direttore dell’agenzia delle entrate come di “una persona capace che conosce il paese, ma bisogna vedere se infiamma la gente. Questo è il problema”. Sala ne ha preso le distanze con parole che risuonano come una bocciatura: “È bravissimo, ma lo conoscono in pochissimi”. Nella girandola dei nomi, a Sala e a Ruffini, il leader di Italia viva contrappone quello di Franco Gabrielli, l’ex capo della polizia adesso delegato proprio dal sindaco Sala alla sicurezza di Milano.
Ecco che al centro c’è già l’ingorgo. Centro che, per il campo progressista, resta un’incognita: sia nelle modalità di realizzazione (deve essere un centro indipendente o un centro che guarda a sinistra?, è domanda che rimbalza negli ambienti politici) sia negli attori che devono essere coinvolti. Per questo, soprattutto il Pd, guarda con particolare attenzione ai prossimi sviluppi. L’idea di Ruffini federatore piace in particolar modo a quel mondo cattolico da tempo alla ricerca di una casa e che oggi nel Pd si sente sottorappresentato ed è apprezzata anche da AreaDem che fa capo a Dario Franceschini. Tanti parlamentari democratici d’altronde hanno preso atto che M5S è entrato in crisi, come hanno dimostrato le ultime elezioni regionali. Non è un caso se in via di Campo Marzio i 5Stelle vivono quasi con timore la nascita di questo centro, proprio adesso che sono alla ricerca di loro identità.
Di certo il calo dei consensi pentastellati può condizionare il risultato dell’intero campo largo, pertanto serve recuperare al centro i voti che Conte non porta più. Non solo. «Dare una collocazione più precisa al mondo cattolico, che oggi il Pd difficilmente riesce a intercettare, significa potersi spingere più a sinistra», riflettono in Transatlantico alcuni senatori dem, che su Ruffini si chiedono: “Il suo potrebbe essere un pezzetto del centro, in rappresentanza del mondo cattolico, o l’ormai ex direttore dell’agenzia delle entrate è davvero in grado di fare il federatore”. Con la ricerca di queste risposte si è entrati nel vivo della creazione di un centro che possa essere attrattivo.
Le reazioni
Sulle dimissioni di Ruffini arrivano i commenti dal mondo politico. "Il senso delle istituzioni è come il coraggio. Uno ce l'ha, mica può darselo – scrive il dem Enzo Amendola su X -. Lo dimostrano gli anni al servizio dello Stato e la lotta all'evasione nel segno dell'equità, e se ce ne fosse ancora bisogno, l'intervista di oggi al Corriere. Buon vento Ernesto Maria Ruffini". Antonio Misiani, sempre del Pd, scrive: "'Non mi era mai capitato di vedere pubblici funzionari essere additati come estorsori di un pizzo di Statò. Le parole di un servitore dello Stato di grande levatura come Ernesto Maria Ruffini, direttore dimissionario dell'Agenzia delle Entrate, dovrebbero fare riflettere tutti. A partire dagli sciagurati politicanti che usano la propaganda rozza e incompetente per lisciare il pelo agli evasori e raccattare qualche voto in più".
Nel campo del centrosinistra interviene anche Marco Grimaldi di Avs: "Ha ragione Ernesto Ruffini, la lotta all'evasione sembra ormai una colpa – afferma -. Tra condoni, sanatorie, pace fiscale e ravvedimenti la destra di governo è dietro ad una follia evasiva con l'obiettivo di promuovere l'infedeltà fiscale per ottenere fedeltà elettorale. Grazie a Ruffini per il suo impegno, il comunicato della Lega che lo saluta é una indecenza totale".
Tra le file della maggioranza, sottolinearne il valore come uomo e come funzionario di Stato, è il presidente di Noi moderati, Maurizio Lupi: "Sono sinceramente dispiaciuto per le dimissioni di Ernesto Maria Ruffini da direttore dell'Agenzia delle entrate. L'amministrazione pubblica perde, non solo un funzionario capace ed efficiente, ma perde un uomo di valore, un servitore dello Stato che ha dimostrato di avere dei valori, in nome dei quali, com'è suo insindacabile diritto, partecipa alla vita pubblica dando il suo contributo di idee, riflessioni, giudizi”.
A proposito delle critiche dell’ormai ex direttore dell'Agenzia delle entrate sui politici che considerano le tasse una sorta di “pizzo di Stato” arriva anche il commento del presidente del Senato, Ignazio La Russa: "Le parole di Ruffini? Ha fatto bene a dire quello che pensa. Io non so se abbia detto bene, ma se pensa quello perché non dirlo".
Molto duro il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri: "In una intervista inutilmente lunga e chiaramente politica il direttore dell'Agenzia delle entrate Ruffini ci annuncia le sue dimissioni – spiega -. Le avevo auspicate visto il suo ruolo politico che mal si conciliava con una funzione così delicata. Nessuno lo critica per la lotta all'evasione, che semmai è merito del governo di centrodestra che ha impartito le direttive giuste e attuato le politiche opportune. A differenza di altri governi. La sua agenzia ha usato linguaggi impropri nei confronti dei contribuenti. Bene ha fatto a sgombrare il campo perché le sue iniziative politiche erano palesi ed erano difficilmente conciliabili con il ruolo che svolgeva”.
Altrettanto dure le parole della Lega, espresse in una nota: "La lotta all'evasione fiscale è giusta e non a caso negli ultimi anni sono state recuperate cifre record (nel 2023, 24,7 miliardi: 4,5 miliardi in più rispetto al 2022), ma un conto è contrastare chi non vuole pagare le tasse e un altro è vessare, intimidire e minacciare i contribuenti che hanno rispettato le regole con le oltre 3 milioni di lettere inviate sotto Natale. A Ruffini auguriamo le migliori fortune, ma ben lontano dai portafogli degli italiani".
Per Fratelli d’Italia interviene Marco Osnato: "Sicuramente, gli auguriamo buona fortuna per le sue evoluzioni future, dall'intervista che abbiamo letto stamattina riteniamo ci sia un pò di contraddizione. In quanto lui prima evidenzia un certo malcelato disagio rispetto al fatto che doveva lavorare con un governo e una maggioranza che parlava di 'pizzo di Stato' e non era magari così attenta al tema dell'equità fiscale, e poi invece dice che in questi anni ha avuto il massimo del risultati dalla lotta l'evasione, dal rientro dell'evasione precedente. Quindi evidentemente, forse, nei fatti questo governo era molto più affine a questo pensiero di quanto lui credesse".