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“Un monumento a Prodi per l’euro”. Enrico Letta difende il Professore attaccato da Meloni

Walter Veltroni, Enrico Letta e Romano Prodi (ansa)

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Il fondatore dell’Ulivo: “Ancora ricevo minacce anonime e accuse di aver rovinato l’Italia”
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Roma – Chi ha fondato la facoltà di scienze politiche a Bologna e un’università in Calabria, chi ha sciolto il Banco Ambrosiano di Sindona, abolito la leva obbligatoria, immaginato l’euro, la Margherita e poi l’Ulivo? Sono passati 25 anni da quando un’ischemia mandò in coma Nino Andreatta e ancora l’Italia misura l’eredità di questo professore cattolico prestato alla politica. I suoi amici e sodali di allora – un parterre con tre ex segretari del Pd e due ex primi ministri - si sono ritrovati per commemorarlo, grazie al nuovo numero della rivista che la “sua” associazione, l’Arel, gli ha interamente dedicato. Ma, inevitabilmente, mettendo insieme personaggi come Romano Prodi ed Enrico Letta, shakerati insieme a pochi giorni dall’attacco sferrato da Giorgia Meloni ad Atreju, il cocktail non poteva che essere esplosivo. E così, la premier sembra finire nel girone dei «cialtroni», categoria alla quale il compianto Andreatta inseriva «quelli che affrontano superficialmente un argomento co…

Roma – Chi ha fondato la facoltà di scienze politiche a Bologna e un’università in Calabria, chi ha sciolto il Banco Ambrosiano di Sindona, abolito la leva obbligatoria, immaginato l’euro, la Margherita e poi l’Ulivo? Sono passati 25 anni da quando un’ischemia mandò in coma Nino Andreatta e ancora l’Italia misura l’eredità di questo professore cattolico prestato alla politica. I suoi amici e sodali di allora – un parterre con tre ex segretari del Pd e due ex primi ministri - si sono ritrovati per commemorarlo, grazie al nuovo numero della rivista che la “sua” associazione, l’Arel, gli ha interamente dedicato. Ma, inevitabilmente, mettendo insieme personaggi come Romano Prodi ed Enrico Letta, shakerati insieme a pochi giorni dall’attacco sferrato da Giorgia Meloni ad Atreju, il cocktail non poteva che essere esplosivo. E così, la premier sembra finire nel girone dei «cialtroni», categoria alla quale il compianto Andreatta inseriva «quelli che affrontano superficialmente un argomento complesso». E cosa c’è di più complesso dell’adozione della moneta unica europea, che secondo Meloni è stata una delle grandi colpe dell’ex presidente della Commissione Ue? Da qui prende le mosse il ricordo di Romano Prodi, paradossalmente proprio dall’unico vero dissidio che ebbe con quello che chiamava con deferenza “professore”, essendo stato suo assistente all’università. «Una delle poche divergenze che avemmo fu quando accettai la presidenza della commissione europea – dice Prodi nella sala del refettorio di palazzo San Macuto - e non certo perché Andreatta non fosse europeista, anzi. Ma lui aveva una visione pessimistica del nostro Paese, delle sue fragilità, aveva paura che non tenesse». Insomma Andreatta temeva che l’arrivo dell’euro potesse avere un impatto troppo forte e preferiva che Prodi restasse a Roma a combattere (anche se il suo governo, quello che Walter Veltroni definisce «uno dei migliori della storia della Repubblica» era caduto da qualche mese). Si sa poi come finì la storia, l’euro arrivò e per il Paese è stata alla lunga una benedizione. Per questo, osserva Enrico Letta, «l’Italia dovrebbe fare un monumento a persone come Andreatta, Prodi e Ciampi, a coloro che ci hanno consentito di fare l’euro, una moneta che oggi è vista con favore dal 75 per cento dei cittadini europei».

Ma a destra c’è chi, come Meloni e non solo, critica il modo in cui la valuta europea venne adottata (fino a non molto tempo fa gli stessi chiedevano l’Italexit e il ritorno alla lira). Un clima pesante, che Prodi commenta così: «Mi arrivano ancora lettere anonime e ci sono persone che mi fermano per strada per dirmi che con l’euro ho rovinato l’Italia. Evidentemente è un problema di comprensione, perché chi invece ragiona e capisce la complessità delle cose sa bene che l’euro è la nostra àncora di salvezza». E torniamo quindi alla categoria dei “cialtroni” che non valutano la complessità e si fermano alla superficie. Il fondatore dell’Ulivo esprime tuttavia un rammarico, ovvero che «l’attuale divisione del Paese rende più difficile la comprensione di questi grandi momenti storici». E le parole di Meloni ad Atreju confermano quanto sia profonda questa divisione. Eppure la premier, con la sua retorica, sembra funzionare. «Quei toni aggressivi che usa – sospira Dario Franceschini – purtroppo funzionano, così come il fatto che riporti tutto a se stessa». Un problema che ancora il Pd non è riuscito a risolvere… ci vorrebbe forse un nuovo Andreatta.

Prodi, parlando in serata in tv nella trasmissione di Marco Damilano, fornisce la spiegazione sul perché di questa recente recrudescenza di attacchi della premier: «Ci ho pensato, probabilmente vede in me il simbolo di una coalizione che funzionava, che metteva insieme con un programma le diverse forze politiche. Lei ha di questo paura perché evidentemente questo costituisce un'alternativa, l'unica vera alternativa al governo». Poi la stoccata finale, ricordando il giorno di Atreju: «Veramente, stavo preparandomi la cena, avevo la tv in un'altra stanza, sento urlare il mio nome corro di là e vedo la Meloni che infuriava nei miei confronti. Chissà perché? Poi sono tornato in cucina a spegnere il gas perché non sapevo se bolliva più il minestrone o più la tv. Ero imbarazzato».

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