Tajani: “La Ue e gli Usa con Kiev, ma missione di peacekeeping solo dopo il cessate il fuoco”
dal nostro inviato Tommaso CiriacoLa premier Giorgia Meloni e il primo ministro olandese Dick Schoof
Bruxelles — Resiste all’influenza per metà giornata, poi Giorgia Meloni deve salutare il Consiglio europeo e chiudersi nella stanza dell’hotel Amigo. Dopo pranzo, la febbre segna 38.8. È comparsa anche la tosse. La voce è trasformata, stenta anche a parlare di fronte ai colleghi, che la invitano a riposare. La presidente del Consiglio lascia la delega per l’Italia al premier greco Kyriakos M?tsotak?s e va a curarsi in albergo. Tachipirina e un po’ di sonno. Oggi ad ora di pranzo, se le condizioni lo permetteranno, volerà in Lapponia per un vertice convocato dal governo finlandese sopra il circolo polare artico. Non vorrebbe saltare l’appuntamento - «domani devo stare in piedi», dice ai suoi collaboratori - ma tutto dipenderà dal decorso del malanno.
Attorno al summit continentale, intanto, molto si muove. Al centro c’è soprattutto il dossier ucraino. Se n’è discusso soprattutto durante il vertice di mercoledì sera, convocato dal segretario generale della Nato Mark Rutte con i big Ue. …
Bruxelles — Resiste all’influenza per metà giornata, poi Giorgia Meloni deve salutare il Consiglio europeo e chiudersi nella stanza dell’hotel Amigo. Dopo pranzo, la febbre segna 38.8. È comparsa anche la tosse. La voce è trasformata, stenta anche a parlare di fronte ai colleghi, che la invitano a riposare. La presidente del Consiglio lascia la delega per l’Italia al premier greco Kyriakos M?tsotak?s e va a curarsi in albergo. Tachipirina e un po’ di sonno. Oggi ad ora di pranzo, se le condizioni lo permetteranno, volerà in Lapponia per un vertice convocato dal governo finlandese sopra il circolo polare artico. Non vorrebbe saltare l’appuntamento - «domani devo stare in piedi», dice ai suoi collaboratori - ma tutto dipenderà dal decorso del malanno.
Attorno al summit continentale, intanto, molto si muove. Al centro c’è soprattutto il dossier ucraino. Se n’è discusso soprattutto durante il vertice di mercoledì sera, convocato dal segretario generale della Nato Mark Rutte con i big Ue. In quella sede Meloni, facendo appello a quello che definisce «pragmatismo necessario», chiarisce la linea italiana: non possiamo divaricare le posizioni di Stati Uniti ed Europa.
È il dilemma dell’Unione, in questa fase. Lo spiega con chiarezza Antonio Tajani, in una stanza del Sofitel Hotel di Bruxelles. La premessa è sempre la stessa: «Noi stiamo e staremo con l’Ucraina. Nessuno la abbandonerà». Poi il ministro degli Esteri aggiunge: «Stati Uniti e Europa non possono che stare assieme. Non possiamo dividere l’Occidente, l’Occidente non può procedere diviso. Lo devono capire gli americani e lo dobbiamo capire noi. E la storia ci insegna che senza gli Usa non si sarebbe ad esempio vinta la seconda guerra mondiale. L’unità è la nostra forza».
Il ministro indica appunto il nodo strategico di questo Consiglio, che sarà quello dei prossimi mesi: quanto l’accelerazione di Trump sarà subita dagli europei, quanto l’alleanza reggerà alla linea di Washington? A Bruxelles Meloni tocca con mano distanze tra i partner continentali, frutto di storia, indole, appartenenza politica. Sono le stesse che indica Tajani: «I baltici e i polacchi sono ovviamente i più duri», il loro timore è che la Russia «non si fermi» nella politica di aggressione. Ma l’Italia, tra gli altri, spiega che non si può prescindere dagli Usa per aiutare Kiev: «Noi - ricorda - cerchiamo di far capire a tutti gli europei che senza americani non possiamo gestire la sfida». Senza un cessate il fuoco, aggiunge, è comunque «prematuro» discutere di una missione di peace-keeping, che in ogni caso andrebbe affidata «all’Onu». Nel frattempo, Roma mostra l’ambizione di avvicinare le due sponde dell’Atlantico: «Meloni ha un buon rapporto con Trump e può fare da pontiere».
Sono ragionamenti che entrano nel vertice di mercoledì notte. Zelensky si rivolge ai partner e li prega di fornire il massimo degli armamenti possibili prima dell’avvento di Trump. Vorrebbe i Patriot dagli americani, ma forse Biden non farà in tempo a darglieli. Rutte spiega che tra qualche giorno sarà da Trump per portare le idee degli europei.
Meloni sa bene che sarà però soprattutto la futura amministrazione a decretare la linea. Sarà illustrata a Palazzo Chigi dall’inviato speciale per l’Ucraina indicato da Trump, Keith Kellogg, durante un viaggio nelle principali capitali europee che si terrà prima dell’insediamento del nuovo Presidente, il 20 gennaio.
L’influenza complica anche un altro impegno di Meloni: quello sul dossier immigrazione. Al mattino la premier, assieme a Ursula von der Leyen, convoca Danimarca, Paesi Bassi, Cipro, Grecia, Malta, Repubblica Ceca, Polonia, Svezia e Ungheria. Discutono del modello Albania, che non decolla. La presidente della Commissione Ue, auspica Roma, proverà ad anticipare l’entrata in vigore del patto migrazione e asilo, con la speranza di accelerare una soluzione sugli hub oltreconfine.