✕

Il governo Meloni sfida le toghe. Riparte l’operazione Albania: “Abbiamo ragione noi”

Il centro di Shengjin in Albania

 

Ascolta l'audio

Oggi vertice a Palazzo Chigi: da gennaio la nave Libra operativa, pronti a nuovi trasferimenti: “La Cassazione ci aiuta”. Il rischio danno erariale
2 minuti di lettura

Roma — Non è finita. Anzi. L’operazione Albania è appena cominciata. Giorgia Meloni lancia la sua campagna di inverno sul tema migranti e lo fa ripartendo dal progetto alla realizzazione del quale è pronta a «passare ogni notte da qui alla fine del governo italiano», come ha spiegato nei giorni scorsi: i centri albanesi per i richiedenti asilo, sui quali sono stati impegnati 670 milioni in cinque anni e che, di fatto, non hanno mai funzionato. Oggi Meloni ha convocato a palazzo Chigi il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani (in collegamento dal Kosovo), il sottosegretario Alfredo Mantovano, i ministri di Interno, Difesa ed Affari europei, Matteo Piantedosi, Guido Crosetto e Tommaso Foti. All’ordine del giorno come ripartire, già da gennaio, con la messa in funzione dei centri albanesi. La Libra, che dovrà fisicamente trasportare i migranti intercettati nel Mediterraneo, è già allertata. Così come alle forze di polizia in servizio a Shengjin e a Gjader, le città che ospita…

Roma — Non è finita. Anzi. L’operazione Albania è appena cominciata. Giorgia Meloni lancia la sua campagna di inverno sul tema migranti e lo fa ripartendo dal progetto alla realizzazione del quale è pronta a «passare ogni notte da qui alla fine del governo italiano», come ha spiegato nei giorni scorsi: i centri albanesi per i richiedenti asilo, sui quali sono stati impegnati 670 milioni in cinque anni e che, di fatto, non hanno mai funzionato. Oggi Meloni ha convocato a palazzo Chigi il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani (in collegamento dal Kosovo), il sottosegretario Alfredo Mantovano, i ministri di Interno, Difesa ed Affari europei, Matteo Piantedosi, Guido Crosetto e Tommaso Foti. All’ordine del giorno come ripartire, già da gennaio, con la messa in funzione dei centri albanesi. La Libra, che dovrà fisicamente trasportare i migranti intercettati nel Mediterraneo, è già allertata. Così come alle forze di polizia in servizio a Shengjin e a Gjader, le città che ospitano i centri, è stato detto che non ci sarà alcuna smobilitazione: nonostante le saune e le gite turistiche svelate da una tv albanese.

In un primo momento il governo italiano aveva pensato di rilanciare l’operazione insieme con la commissione europea. Ursula von der Leyen aveva promesso a Meloni una nuova formulazione della definizione di paesi sicuri, l’avvio di hub simili a quelli pensati dall’Italia in Albania e una nuova direttiva rimpatri. Bruxelles ha confermato la volontà ma, per ragioni politiche, non si potrà partire prima della primavera. Troppo tardi per Meloni che sui centri dall’altra parte del Mediterraneo si gioca la credibilità politica. E non solo: la Corte dei conti, a cui sono arrivati già diversi esposti, potrebbe intervenire se i centri restassero chiusi ancora a lungo.

Da qui la decisione di ripartire a stretto giro. Sulla base di un argomento tecnico che la premier è convinta essere solido. Meloni — dopo aver ascoltato i suoi consiglieri giuridici e, soprattutto il fidatissimo Mantovano — ritiene infatti che il progetto Albania, e dunque la posizione del Governo, siano usciti fortemente rinsaldati dall’ultima sentenza della Corte di cassazione: i giudici hanno riconosciuto il diritto della politica di stabilire quali sono i paesi sicuri e quali no. Hanno ribadito che il giudice «non può sostituirsi» al ministro degli Esteri. Ma hanno anche riconosciuto il diritto delle toghe a disapplicare «in via incidentale» il decreto. Se un magistrato ritiene cioè che, per esempio l’Egitto, inserito nella lista dei paesi sicuri in realtà non lo sia, è legittimato a non riconoscere il fermo.

Il governo ritiene, però, che le cose non stiano così. «La sentenza ha sostanzialmente dato ragione al governo italiano: i giudici possono entrare nel singolo caso ma non disapplicare in toto» ha detto Meloni. Che è convinta che ad aiutare la sua linea ci sia anche la nuova norma, l’“emendamento Musk”, che è stato approvato nonostante il parere tecnico contrario del Consiglio superiore della magistratura. La competenza delle decisioni sui migranti è stata ora trasferita dalle sezioni speciali, che avevano bocciato i trattenimenti in Albania, alle Corti d’appello: saranno ora i giudici di secondo grado a dover decidere. Come ha segnalato anche il Csm, non esiste una ragione tecnica dietro questa scelta. Ma solo politica. Evidentemente il governo spera che, soffocati dai procedimenti (il Consiglio ha denunciato anche che si rischia in questo modo di allungare i tempi del processo, facendo fallire gli obiettivi del Pnrr), i giudici non si prendano responsabilità e soprattutto il tempo necessario per motivare caso per caso, «in via incidentale», per citare la Cassazione, ogni singolo respingimento. Approvando così i trattenimenti. Non a caso il governo ha già in mente una data per riprendere i viaggi della nave Libra in Albania: l’11 gennaio, data in cui diventerà operativa la nuova norma. I dettagli operativi verranno, in ogni caso, discussi oggi nella riunione a Chigi dove Piantedosi — dettaglio utile a rendere ancora più salda la sua poltrona, allontanando l’offensiva di Matteo Salvini — avrà modo di presentare i dati sugli arrivi via mare di questo 2024: 65mila contro i 153mila del 2023.

Leggi i commenti