A guardare in faccia Matteo Salvini, nell’attimo in cui era in piedi nell’aula del Tribunale di Palermo e aveva già appreso di essere stato assolto dall’accusa di sequestro dei migranti, ci sarebbe da giurare che ogni cellula del suo volto fosse pervasa da un senso di vuoto e di delusione.
Possibile fosse questo lo spirito del Salvini assolto? Così pareva, anche se non avremo mai la controprova. Magari sarà Salvini stesso, tra qualche anno, quando la questione non avrà più rilevanza per nessuno, a confessare il suo autentico stato d’animo al momento della assoluzione. Quante volte si sarà chiesto in questi mesi come sarebbe andata a finire? L’avvocata Bongiorno l’aveva rassicurato? E quanto? Perché Salvini, nonostante la vittoria, non sembrava sereno. Francesca Verdini sì: era emozionata, felice, commossa. Lui no.
Come se una parte di sé sentisse la mancata condanna come un capolinea, la sensazione che da quel momento in poi non ci fosse più nulla in grado di spingerlo di nuovo in alt…
A guardare in faccia Matteo Salvini, nell’attimo in cui era in piedi nell’aula del Tribunale di Palermo e aveva già appreso di essere stato assolto dall’accusa di sequestro dei migranti, ci sarebbe da giurare che ogni cellula del suo volto fosse pervasa da un senso di vuoto e di delusione.
Possibile fosse questo lo spirito del Salvini assolto? Così pareva, anche se non avremo mai la controprova. Magari sarà Salvini stesso, tra qualche anno, quando la questione non avrà più rilevanza per nessuno, a confessare il suo autentico stato d’animo al momento della assoluzione. Quante volte si sarà chiesto in questi mesi come sarebbe andata a finire? L’avvocata Bongiorno l’aveva rassicurato? E quanto? Perché Salvini, nonostante la vittoria, non sembrava sereno. Francesca Verdini sì: era emozionata, felice, commossa. Lui no.
Come se una parte di sé sentisse la mancata condanna come un capolinea, la sensazione che da quel momento in poi non ci fosse più nulla in grado di spingerlo di nuovo in alto, la consapevolezza che, peggio di un politico in declino, c’è solo un politico in declino che non può più contare sul martirio giudiziario per rilanciarsi.
Salvini potrebbe essersi trovato improvvisamente davanti alla materializzazione di un pensiero che poteva già ronzargli in testa, ma che l’altra sera si è come solidificato presentandosi in tutta la sua durezza: il meglio è alle spalle.
Per questo è suonato beffardo il commento di Meloni alla sentenza, quel “grande soddisfazione”, e c’è da crederle sulla parola. Un Salvini condannato, martire della chiusura dei confini, avrebbe creato tanti grattacapi alla presidente del Consiglio, oltre a diventare un precedente – un ministro che resta al suo posto nonostante una condanna – di cui si sarebbero avvalsi tutti gli esponenti di governo nei guai con la giustizia, a cominciare dall’indifendibile Daniela Santanchè.
A Meloni, alla fine, va bene così. A Salvini proprio no. Che cosa può inventarsi ora? Le stimmate del perseguitato dalle toghe rosse si sono rimarginate. Alle Europee si è salvato grazie a Vannacci, un doping elettorale. Forza Italia, un partito che avrebbe dovuto scomparire dopo la morte del suo fondatore, gli è davanti nelle urne. Quello strabiliante 34 per cento alle Europee del 2019 è irripetibile. Come Renzi, e anche più rapidamente di Renzi, Salvini ha dilapidato il suo consenso personale.
Si era preso un partito, la Lega; si era preso il centrodestra; si era preso il governo; si era quasi preso il Paese. Non gli è rimasto quasi più niente. Il meglio è alle spalle. Magari non l’ha pensato davvero, l’altra sera, ed è solo una suggestione. Ma allora perché ce l’aveva scritto in faccia?