ROMA — Stretto tra le pressioni di Washington e le richieste informali delle autorità iraniane, il governo cerca una scappatoia diplomatica per liberare Cecilia Sala entro un mese. Oggi l’avvocato messo a disposizione della giornalista dalla nostra ambasciata dovrebbe riuscire a ottenere un documento con i capi d’imputazione spiccati dalla repubblica islamica. Così si augurano fonti a conoscenza della questione. Sarebbe il primo, fondamentale snodo per definire la posizione della reporter del Foglio e di Chora Media, detenuta dal 19 dicembre, finora senza accuse circostanziate. Ieri l’ambasciatrice italiana in Iran, Paola Amadei, che tre giorni fa ha potuto far visita a Sala nel penitenziario di Evin, ha incontrato il viceministro degli Affari esteri dell’Iran. Faccia a faccia riservato. Un segnale che i canali restano aperti. L’incontro è definito da fonti italiane come «interlocutorio». Secondo le stesse fonti, nel corso del faccia a faccia l’esponente del governo di Teheran avrebbe…
ROMA — Stretto tra le pressioni di Washington e le richieste informali delle autorità iraniane, il governo cerca una scappatoia diplomatica per liberare Cecilia Sala entro un mese. Oggi l’avvocato messo a disposizione della giornalista dalla nostra ambasciata dovrebbe riuscire a ottenere un documento con i capi d’imputazione spiccati dalla repubblica islamica. Così si augurano fonti a conoscenza della questione. Sarebbe il primo, fondamentale snodo per definire la posizione della reporter del Foglio e di Chora Media, detenuta dal 19 dicembre, finora senza accuse circostanziate. Ieri l’ambasciatrice italiana in Iran, Paola Amadei, che tre giorni fa ha potuto far visita a Sala nel penitenziario di Evin, ha incontrato il viceministro degli Affari esteri dell’Iran. Faccia a faccia riservato. Un segnale che i canali restano aperti. L’incontro è definito da fonti italiane come «interlocutorio». Secondo le stesse fonti, nel corso del faccia a faccia l’esponente del governo di Teheran avrebbe affrontato anche la vicenda giudiziaria di Mohammad Abedini Najafabadi, il trentottenne svizzero-iraniano arrestato a Malpensa il 16 dicembre, su mandato degli Stati Uniti.
Due vicende tra cui «non c’è correlazione», insistono fonti governative da giorni. Ma questa ormai è una formula di rito, perché è chiaro a tutti gli attori interessati che i due casi s’intrecciano. E che dalla risoluzione dell’uno potrebbe dipendere l’esito dell’altro. Lo stesso dipartimento di Stato americano ha parlato dell’arresto di Sala come di una ritorsione per il fermo di Abedini. La premier Giorgia Meloni segue la vicenda dalla sua casa al Torrino. Antonio Tajani ieri ha telefonato di nuovo con i genitori di Sala. Anche il viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, ha avuto interlocuzioni con esponenti di Teheran. Ma sono attivi sin dal 19 dicembre – e nelle ultime ore quest’attività si è intensificata – pure i nostri servizi segreti, tramite l’Aise. Per conto di Meloni, segue il dossier il sottosegretario Alfredo Mantovano. Proprio perché la nostra intelligence sta giocando un ruolo cruciale in questa fase delicata, nelle ultime ore è stato informato il Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Passaggi di informazioni informali: non sono alle viste convocazioni del comitato. Né le opposizioni hanno intenzione di chiedere al ministro Tajani di riferire in Parlamento. Prevale un’esigenza: massima riservatezza.
Il governo batte tutte le piste. Anche quella di uno scambio triangolare, come già avvenuto in altri casi: la liberazione di prigionieri iraniani in altri Paesi, che potrebbero rientrare a Teheran solo dopo la liberazione della reporter romana. Il rebus resta complicato. Il ministero della Giustizia, su richiesta di Chigi, ha iniziato a esaminare il caso di Abedini. Approfondendo i termini dell’estradizione. E come questa possa essere eventualmente negata dal guardasigilli Carlo Nordio. Secondo alcune fonti, nell’incontro a Teheran con la nostra ambasciatrice, il viceministro agli Esteri iraniano, parlando dell’arrestato a Malpensa, avrebbe sostenuto che una sua scarcerazione potrebbe agevolare la risoluzione del caso Sala. Fonti governative però negano che la questione sia stata affrontata o posta in questi termini.
È possibile che Meloni e Tajani abbiano già attivato canali con Washington, per capire come sarebbe recepito un eventuale diniego all’estradizione. Sia da parte dell’amministrazione in carica, sia da quella che si insedierà il 20 gennaio. Meloni incontrerà Joe Biden nell’ultima trasferta del presidente Usa in Italia, programmata da tempo, dal 9 al 12 gennaio. Quanto a Donald Trump, nella cerchia della premier c’è chi non esclude che Meloni possa ricorrere anche stavolta all’amico Elon Musk, che con l’Iran ha relazioni commerciali e che a novembre ha incontrato riservatamente l’ambasciatore di Teheran alle Nazioni Unite.