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L’Iran svela le accuse a Cecilia Sala: “Ha violato le leggi islamiche”

Nella foto, Cecilia Sala.

 

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Teheran formalizza l’arresto con un comunicato del ministero della cultura: ora la giornalista potrà nominare un legale. Ieri ha ricevuto un pacco dalla famiglia con vestiti e una mascherina per dormire nella cella illuminata tutto il giorno
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Cecilia Sala avrà questa sera, nel carcere di Evin, a Teheran, una mascherina da mettere sugli occhi. Così da spegnere la luce che il regime iraniano tiene sempre accesa nella sua cella, come in quelle delle altre detenute per ragioni politiche. «Tortura bianca», la chiamano. Nella prigione in cui è costretta Sala ci sarà anche un panettone, del cioccolato, pacchi di sigarette. E la speranza che l’Italia «faccia in fretta» a tirarla fuori da quell’inferno, come lei stesso ha chiesto nella telefonata ai suoi genitori. La giornalista italiana, in carcere dal 19 dicembre, ha finalmente ricevuto infatti ieri il pacco che l’ambasciatrice italiana, Paola Amadei le aveva portato venerdì 27.

Sono serviti più di tre giorni per una semplice consegna. Un secondo pacco, con altri vestiti e prodotti personali, potrebbe però arrivarle oggi. Così per lo meno hanno promesso le autorità iraniane che ieri hanno formalizzato le accuse nei confronti della reporter. O meglio: hanno fatto finta di f…

Cecilia Sala avrà questa sera, nel carcere di Evin, a Teheran, una mascherina da mettere sugli occhi. Così da spegnere la luce che il regime iraniano tiene sempre accesa nella sua cella, come in quelle delle altre detenute per ragioni politiche. «Tortura bianca», la chiamano. Nella prigione in cui è costretta Sala ci sarà anche un panettone, del cioccolato, pacchi di sigarette. E la speranza che l’Italia «faccia in fretta» a tirarla fuori da quell’inferno, come lei stesso ha chiesto nella telefonata ai suoi genitori. La giornalista italiana, in carcere dal 19 dicembre, ha finalmente ricevuto infatti ieri il pacco che l’ambasciatrice italiana, Paola Amadei le aveva portato venerdì 27.

Sono serviti più di tre giorni per una semplice consegna. Un secondo pacco, con altri vestiti e prodotti personali, potrebbe però arrivarle oggi. Così per lo meno hanno promesso le autorità iraniane che ieri hanno formalizzato le accuse nei confronti della reporter. O meglio: hanno fatto finta di farlo. «Sala ha violato la legge della Repubblica islamica», è scritto in un comunicato diffuso dal ministero della Cultura, in cui si conferma l’arresto, si dà solo conto dell’apertura di un’inchiesta e si dice che «l’ambasciata italiana è stata informata del fermo» e si assicura come sia «stato garantito l’accesso consolare e il contatto telefonico con la famiglia» della detenuta.

Una mossa che viene letta dai negoziatori italiani in due maniere: la conferma che l’Iran non ha alcun elemento per accusare Sala, visto che la giornalista nulla di illegale ha fatto a Teheran, se non il suo lavoro. Ma anche l’intenzione di dare un segnale di collaborazione all’Italia. Con la formalizzazione dell’accusa, infatti, Sala potrà scegliere un legale (ieri l’ambasciata ha indicato alla famiglia una rosa di nomi) e avviare un percorso che le consenta di uscire al più presto dal carcere di Evin.

Certo, un’accusa così generica, di fatto inconsistente, permette al governo di Teheran anche di cambiare le carte in tavola in ogni momento e conferma quello che è stato, nemmeno troppo implicitamente, detto dall’Iran nei negoziati in questi giorni: Sala è una pedina di scambio per ottenere la liberazione di Mohammad Abedini Najafabadi, l’iraniano bloccato il 16 dicembre scorso su ordine della giustizia americana all’aeroporto di Malpensa.

«Se così non fosse — dice il portavoce di Amnesty international, Riccardo Noury — dalla postura di chi ha intervistato, alle regole sul velo, avrebbero detto subito quali sono i reati di cui è accusata».

Nel frattempo l’Italia sta lavorando sotto traccia per accelerare tempi che però si teme non saranno brevissimi. Il governo cerca una strada per liberarla. Mentre i tecnici della Farnesina hanno come obiettivo a breve termine un miglioramento delle condizioni della detenzione. È previsto, probabilmente già nelle prossime ore, un nuovo incontro di Sala con l’ambasciatrice. Si spera anche in una nuova telefonata a casa e soprattutto che le venga consentito un filo diretto con l’ambasciata per ottenere vestiti puliti e prodotti per l’igiene personale.

Intanto continua la mobilitazione in tutta Italia per la liberazione della giornalista di Chora media e del Foglio con l’hashtag #freeCecilia. Su molti palchi dei concertoni di Capodanno in giro per la penisola, stasera, verranno mandati messaggi di solidarietà a Sala e appelli per la sua liberazione. Appena sarà possibile, saprà di tutto questo affetto», ha detto nei giorni scorsi il suo compagno, il giornalista Daniele Raineri. Per quanto è grande, servirà del tempo per raccontarglielo.

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