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L’Anm sceglie il nuovo presidente: ecco chi corre per il dopo Santalucia

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L’Associazione nazionale magistrati al voto dal 26 al 28 gennaio: urne aperte per rinnovare gli organi del “sindacato” dei giudici
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Una magistratura tornata nel mirino, al centro di scontri istituzionali e attacchi anche personali, come e più che nel ventennio berlusconiano. Una riforma, quella sulla separazione delle carriere, contestata persino dall’ala più conservatrice delle toghe, secondo cui ha un unico obiettivo: indebolire il controllo di legalità. E le correnti che, stavolta, si ritrovano compatte al punto da preparare i comitati unitari referendari contro la legge che avrà il suo primo via libera parlamentare entro la metà di gennaio. “Ma non facciamo che sia un referendum pro o contro questa maggioranza. Se si perdesse? Ci sarebbero conseguenze per il governo, ma non credo a questo esito, i magistrati sono al minimo storico di gradimento”, aveva detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, da Atreju. È in questo clima che, nell’ultima domenica di gennaio, si aprono le urne per rinnovare gli organi dell’Associazione nazionale magistrati, il “sindacato” che vede ancora insieme, almeno per questa torna…

Una magistratura tornata nel mirino, al centro di scontri istituzionali e attacchi anche personali, come e più che nel ventennio berlusconiano. Una riforma, quella sulla separazione delle carriere, contestata persino dall’ala più conservatrice delle toghe, secondo cui ha un unico obiettivo: indebolire il controllo di legalità. E le correnti che, stavolta, si ritrovano compatte al punto da preparare i comitati unitari referendari contro la legge che avrà il suo primo via libera parlamentare entro la metà di gennaio. “Ma non facciamo che sia un referendum pro o contro questa maggioranza. Se si perdesse? Ci sarebbero conseguenze per il governo, ma non credo a questo esito, i magistrati sono al minimo storico di gradimento”, aveva detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, da Atreju. È in questo clima che, nell’ultima domenica di gennaio, si aprono le urne per rinnovare gli organi dell’Associazione nazionale magistrati, il “sindacato” che vede ancora insieme, almeno per questa tornata, giudici e pubblici ministeri.

Anm, quando e come si vota

Sono state depositate le quattro liste maggiori. Si vota il 26, 27 e 28 gennaio per rinnovare gli organi dell’Associazione nazionale magistrati. Saranno le toghe più vicine alla maggioranza a prendersi la guida dell’Associazione nazionale magistrati? La partita sui grandi equilibri è infatti tra i gruppi maggiori: la destra di Mi (Magistratura indipendente), la sinistra che si è scissa tra la proposta dei progressisti di Area e gli ex compagni di Md (Magistratura democratica), e i centristi di Unicost (Unità per la Costituzione). Chiusa tra pochi giorni l’era di Giuseppe Santalucia, di Area, contrassegnata da un’opposizione ferma, ma ragionata mai aggressiva, alle politiche del governo, Mi dovrebbe avere facile gioco a superare le due proposte avversarie. Ago della bilancia Unicost, che porta a casa l’unanime apprezzamento per l’impegno e la linea di unità e fermezza con cui Alessandra Maddalena ha svolto il ruolo di vicepresidente, in Anm.

Manca la lista del gruppo indipendente dei Centouno. L’unico, tra l’altro, ad esprimersi a favore del sorteggio dei consiglieri al Csm. Mentre non c’è più quella di Autonomia & Indipendenza dei fuoriusciti Sebastiano Ardita e Piercamillo Davigo (“Tecnicamente l’ex pm di Mani Pulite è un pregiudicato”, è stata la scivolata del Guardasigilli, dalla manifestazione di Atreju, riferendosi alla condanna definitiva per Davigo, in relazione alla vicenda dei verbali segreti di Amara). Con il voto on line si rinnova il Cdc, il comitato direttivo centrale che eleggerà poi il nuovo presidente. Quattro anni fa, aveva vinto la proposta progressista (in forma allargata): quasi 1800 preferenze su 6100 votanti. Stavolta la sinistra è invece la compagine divisa ma più bersagliata da parte del governo. Nel mirino sono finiti tra gli altri esponenti di spicco di Md: la presidente Silvia Albano, (per la sua decisione sui migranti del caso Albania); Stefano Musolino, il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, con richiesta di censura per lui depositata al Csm (per aver espresso in pubblico opinioni critiche sul ddl sicurezza); Marco Gattuso, della sezione Immigrazione a Bologna (per aver rinviato ogni decisione sui migranti alla Corte europea).

Le liste e i volti

La lista più forte è quella di Mi, 35 candidati. Nel programma, al primo posto, c’è la difesa della magistratura “come insieme di giudici e pubblici ministeri” e quindi contro l’iniziativa di riforma del governo. Si tratta del primo gruppo dopo le elezioni del Csm: rafforzato dal fatto che sono appunto rientrati alla base quelli che avevano seguito, in A&I, Ardita e Davigo. Un nome che punta al vertice è quello di Antonio D’Amato, oggi procuratore di Messina, già al Csm, oltre che grande portatore di voti: però dovrà vedersela con la corsa di Giuseppe Tango, il volto giovane di Palermo; e con Cesare Parodi, procuratore aggiunto a Torino, e Walter Ignazzitto, suo omologo a Reggio Calabria.

Per Area, occorre consolidare l’immagine di un’Anm “forte, riconosciuta come punto di riferimento da tutti i magistrati e interlocutore serio ed attrezzato dall’opinione pubblica, requisito fondamentale per salvaguardare l’assetto costituzionale”. Così tornano in pista, tra gli altri, due uscenti, che sono stati al fianco di Santalucia: Rocco Maruotti, pm a Rieti, e Paola Cervo, giudice di sorveglianza a Napoli. Ma la strategia è puntare anche su candidati impegnati sui territori penetrati dalle mafie o provenienti dall’associazionismo locale: vedi la pm anticamorra Ida Teresi, o Antonio Diella del Tribunale di Foggia, Andrea Vacca dalla Procura di Cagliari o Domenico Pellegrini dal Tribunale di Genova.

Per Md , si candida un nome di peso: Marco Patarnello, oggi in Cassazione, il giudice attaccato dalla premier Meloni per frammenti di quella mail (estratta da una privata chat) in cui Patarnello chiamava a “porre assolutamente rimedio” all’offensiva portata avanti dal governo; e questo nonostante il giudice indicasse “come”, nella parte del messaggio oscurata: “Non dobbiamo fare opposizione politica, ma difendere il diritto dei cittadini a un giudice indipendente. Senza timidezze». Tra i candidati forti anche Stefano Celli, sostituto a Rimini e già nell’ultimo comitato dell’Anm; Emilio Sirianni, finito nel tritacarne per i dialoghi con l’allora sindaco Mimmo Lucano, oggi europarlamentare; e ancora Giuseppina Guglielmi , la giovanissima Marta Zavatta e gli indipendenti come Rachele Monfredi e Leonardo Lesti.

I centristi di Unicost, la corrente a suo tempo bruciata dalle passate scorie del caso Palamara, rinnovano la promessa di rigenerazione mettendo, accanto ai valori costituzionali, “il ripudio di ogni forma di convergenza e collateralismo con forze politiche e con apparati esterni alla magistratura”. Puntano sull’esperienza e sui volti di Marinella Graziano, giudice al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere o di Marcello De Chiara, giudice a Napoli, già in giunta locale. Dai distretti maggiori anche Dora Bonifacio, consigliere di Corte d’Appello a Catania, e Monica Mastrandrea, giudice a Torino. Tra i candidati anche Gaspare Sturzo (pronipote del fondatore del Partito popolare), oggi alla Procura generale presso la Corte di Cassazione, già gip a Roma in processi che hanno coinvolto la politica (l’imprenditore Romeo, Renzi padre, o Denis Verdini). La destra lo accusò persino di essersi vendicato perché era stata stoppata la sua candidatura a governatore in Sicilia. Era un decennio fa: vecchia Repubblica, analoghi metodi.

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