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Tajani incontra al Jolani a Damasco: “Allentare le sanzioni alla Siria”

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L’Italia punta a fare da ponte con l’Europa. Il ministro poi a Beirut dal presidente Aoun
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ROMA — Il ministro degli Esteri Antonio Tajani vola a Damasco per incontrare il capo di fatto della Siria, Ahmed al Sharaa (al Jolani), l’ex qaedista che guida il governo islamista ad interim di Hayat Tahrir al Sham (ancora sulla lista delle organizzazioni terroristiche internazionali), una missione che segue quella degli omologhi tedesco e francese della scorsa settimana, ma che avviene in un contesto diverso. L’Italia può contare su una ambasciata già funzionante, aperta poco prima della caduta di Assad e su una rete di contatti con le imprese locali che potrebbe essere attivata in tempi brevi in caso di rimozione delle sanzioni. Sul tema, la discussione è aperta in Europa. Al Jolani ha assicurato una Siria per tutti, ma resta un osservato speciale: dice le cose giuste, le farà?

Le prime mosse vengono giudicate incoraggianti a Bruxelles, come l’amnistia per i soldati dell’ex regime o gli incontri con gli esponenti delle comunità religiose e della società civile siriana, in vist…

ROMA — Il ministro degli Esteri Antonio Tajani vola a Damasco per incontrare il capo di fatto della Siria, Ahmed al Sharaa (al Jolani), l’ex qaedista che guida il governo islamista ad interim di Hayat Tahrir al Sham (ancora sulla lista delle organizzazioni terroristiche internazionali), una missione che segue quella degli omologhi tedesco e francese della scorsa settimana, ma che avviene in un contesto diverso. L’Italia può contare su una ambasciata già funzionante, aperta poco prima della caduta di Assad e su una rete di contatti con le imprese locali che potrebbe essere attivata in tempi brevi in caso di rimozione delle sanzioni. Sul tema, la discussione è aperta in Europa. Al Jolani ha assicurato una Siria per tutti, ma resta un osservato speciale: dice le cose giuste, le farà?

Le prime mosse vengono giudicate incoraggianti a Bruxelles, come l’amnistia per i soldati dell’ex regime o gli incontri con gli esponenti delle comunità religiose e della società civile siriana, in vista della conferenza che dovrà scrivere la nuova Costituzione. Ma ci sono stati anche episodi preoccupanti, come l’uccisione in piazza, ieri, dell’ex sindaco di Doummar, Mazen Kneneh, sostenitore di Assad, da parte di milizie armate, confermata dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.

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L’Italia procede con prudenza, consapevole delle molteplici emergenze che le autorità siriane devono affrontare: un Paese a pezzi, distrutto in gran parte, dove mancano acqua, elettricità, servizi di base. «È giunto il momento di cambiare, dobbiamo dare dei segnali e un messaggio di fiducia al popolo siriano e anche alla nuova amministrazione», ha spiegato Tajani.

Di qui la proposta di una moratoria sulle sanzioni, che vuol dire rimuoverle tutte o le più rilevanti per un periodo, 6 mesi o più, salvo la possibilità di reintrodurle se il governo tradisse le promesse fatte alla comunità internazionale. «Vogliamo rilanciare la cooperazione tra Italia e Siria e siamo pronti a farlo in settori cruciali come energia, agricoltura e salute. Porremo il problema delle sanzioni alla prossima riunione dei ministri degli Esteri Ue per vedere come cambiare una situazione legata al regime di Assad».

L’apertura di Tajani non è passata inosservata a Damasco, perché fino a poche settimane fa l’Italia era visto come «il paese europeo che aveva spinto di più per la normalizzazione con Assad negli ultimi due anni», dice l’analista esperto di Siria Aaron Y. Zelin. Dopo l’incontro con Jolani, Tajani è volato a Beirut per incontrare il nuovo presidente Jospeh Aoun, a cui il governo offre pieno sostegno: «L’Italia farà di tutto per sostenere la crescita del Libano. Siamo pronti a continuare la nostra missione bilaterale nella formazione dell’esercito libanese».

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