Roma — Ma quanto rosica Bruno Vespa. L’uomo che da oltre mezzo secolo detta legge in Rai, prima come star del Tg1 e pure direttore, poi come conduttore di uno dei talk più longevi della storia, inscalfibile sotto ogni governo, è sempre stato convinto che lo ius primae noctis spettasse di diritto a lui, che è il principe degli anchor tv. Il gran ciambellano del potere. Quello da cui tutti fanno a gara per andare.
Perciò, quando Cecilia Sala gli preferisce Fabio Fazio — al quale domenica sera va a raccontare i terribili giorni trascorsi nel carcere di Evin, debutto catodico dopo il rientro in Italia — Vespa non ci vede più. Prima compulsa i dati di ascolto che hanno premiato il canale 9, quindi impugna il telefonino e sulla piattaforma di Elon Musk riversa tutto il suo veleno. Accusando la giornalista di un comportamento «semplicemente vergognoso»: non aver sentito «il dovere di ringraziare Giorgia Meloni».
Sentenza che però il popolo di X non sembra apprezzare. Non solo perché «l’…
Roma — Ma quanto rosica Bruno Vespa. L’uomo che da oltre mezzo secolo detta legge in Rai, prima come star del Tg1 e pure direttore, poi come conduttore di uno dei talk più longevi della storia, inscalfibile sotto ogni governo, è sempre stato convinto che lo ius primae noctis spettasse di diritto a lui, che è il principe degli anchor tv. Il gran ciambellano del potere. Quello da cui tutti fanno a gara per andare.
Perciò, quando Cecilia Sala gli preferisce Fabio Fazio — al quale domenica sera va a raccontare i terribili giorni trascorsi nel carcere di Evin, debutto catodico dopo il rientro in Italia — Vespa non ci vede più. Prima compulsa i dati di ascolto che hanno premiato il canale 9, quindi impugna il telefonino e sulla piattaforma di Elon Musk riversa tutto il suo veleno. Accusando la giornalista di un comportamento «semplicemente vergognoso»: non aver sentito «il dovere di ringraziare Giorgia Meloni».
Sentenza che però il popolo di X non sembra apprezzare. Non solo perché «l’aveva già ringraziata personalmente e su Ig. Anche meno lecchinaggio», replicano i follower, alcuni allibiti fino all’insulto. Ma perché a molti appare come una ripicca. Tanto da costringere il patron di Porta a Porta a tornare, un’ora più tardi, sul luogo del delitto. Per rivelare un retroscena che forse avrebbe aiutato a capire il senso del flash precedente: «Il giorno della liberazione — scrive Vespa — la madre e il compagno di Cecilia hanno impedito al padre, quel gentiluomo di Renato Sala che era già nel cortile di via Teulada, di commentare l’evento nei Cinque minuti con il ministro Tajani».
Parole che tuttavia finiscono per sortire l’effetto opposto, avvalorare la tesi della rappresaglia per la doppia onta subita: la disdetta del genitore al suo preserale, seguita dalla prima intervista rilasciata da Sala alla concorrenza. Subito notata dagli internauti, che ancora una volta lo impallinano. «Il giorno della liberazione direi che avevano altre priorità. Che non sono le sue di audience evidentemente», bacchetta Valentina Furlanetto, collega di Radio24: «Elegante davvero ‘sto tweet». E ancora: «Sono affari della famiglia, non è che bisogna commentare ogni cosa perché ti ha scansato preferendo Fazio eh», provoca MissNiky.
Un diluvio di critiche e sberleffi, che però non placa Vespa. Anzi. Invece di ritirarsi in buon ordine, a stretto giro insiste: «Grazie a Luciana Litizzetto per aver salvato l’onorabilità della trasmissione ringraziando Meloni, visto che Sala non l’aveva fatto». E pazienza se i suoi seguaci scalciano. «Sei lo zerbino della premier». «Tre tweet in mezz’ora, è un’ossessione». Quella di essere stato scavalcato: intollerabile per il ras dell’informazione tricolore. Al quale in serata arriva lo schiaffo più bruciante. Assestato dalla diretta interessata. Che non solo ricorda di aver «ringraziato Giorgia Meloni e il governo, a cuore aperto, pubblicamente e più volte» per la sua liberazione: «Sono state le mie prime parole». Ma poi si vendica pure: «Che brutto provare a sporcare ora lo storia di un successo delle istituzioni italiane». Un’accusa sferzante per il titolare della terza Camera formato tv.