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Armi a Kiev, Crosetto: “Spero per l’ultima volta”. Ok alla risoluzione di maggioranza

Il ministro della Difesa Guido Crosetto
Il ministro della Difesa Guido Crosetto 

Il ministro della Difesa prima del voto sul dl Ucraina: “Non emerge una soluzione semplice e immediata. Se avessimo fermato gli aiuti? Ci sarebbe la pace dei cimiteri”

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Nell'aula del Senato, per il terzo gennaio consecutivo, il ministro della Difesa Guido Crosetto anticipa con le proprie comunicazioni il voto sul decreto Ucraina che confermerà la scelta italiana di inviare le armi a Kiev. Dopo quasi trentasei mesi di guerra, sa che il tema chiude in sé anche una partita tutta interna: "Non possiamo consentire che la nostra opinione pubblica si abitui a un conflitto essendone distaccata, dimenticandone la gravità".

Per questo, nel suo discorso a Palazzo Madama, il ministro insiste su un concetto accennato nelle ultime settimane e ora diventato centrale nella comunicazione della maggioranza sull’Ucraina: "Per l'ultima volta".

"Oggi sono qua - dice Crosetto - a chiedere al Parlamento, spero per l'ultima volta, di continuare a fare quello che abbiamo fatto negli ultimi due anni e mezzo: aiutare un popolo che, come il nostro, ha il diritto di difendere la propria libertà e la propria vita". Lo ribadisce poi in altre parole: "Spero che questo sia l'ultimo pacchetto d'aiuti".

Dopo le comunicazioni del ministro, la risoluzione della maggioranza per prorogare il sostegno militare passa con 97 favorevoli, 26 contrari e 40 astenuti.

Il messaggio sul limite di tempo è rivolto tanto all'opinione pubblica quanto agli alleati leghisti. Il Carroccio, a dicembre, quando il cdm ha approvato il provvedimento ora alla conversione delle Camere, aveva ragionato sulla possibilità di accompagnare il via libera con una mozione che contenesse un'indicazione perentoria: confermare sì il sostegno militare a Volodomyr Zelensky, ma per l'ultimo anno. L'ipotesi, alla fine, sarebbe caduta su pressione di Fratelli d'Italia: troppo impegnativo mettere il limite temporale nero su bianco.

Nell’intervento del titolare della Difesa a Palazzo Madama, la situazione in Ucraina non viene affatto edulcorata: "Non emerge una soluzione semplice o immediata. C'è stato un incremento notevole degli attacchi russi, colpendo indiscriminatamente obiettivi militari e civili in Ucraina".

Per il ministro meloniano, tuttavia, un barlume di speranza starebbe nel nuovo mandato di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti: "Sono tra quelli che si augurano che qualunque cambiamento accada nel mondo, ultimo il nuovo presidente americano, sia un momento che possa innescare un percorso diverso, possa cambiare il corso degli eventi di una guerra drammatica che nessuno di noi vuole".

"Finora la posizione dell’Italia è sempre stata chiara - ha detto Crosetto - e riteniamo di continuare a dare sostegno all'Ucraina al fine di creare finalmente le condizioni per un cessate il fuoco e aprire un confronto diplomatico necessario per raggiungere una pace duratura" perché "a nessuno di noi piace la guerra".

Mentre il ministro della Difesa parla, il Movimento 5 stelle e Alleanza verdi e sinistra hanno già depositato, com'è accaduto l'anno scorso, una mozione per chiedere lo stop all'invio di armi.

Crosetto lo sa e risponde preventivamente a chi sostiene la tesi del disimpegno militare.

“Se tutti smettessimo di aiutare l'Ucraina cosa succederebbe?”, chiede il ministro retoricamente. “Che i quattromila colpi di artiglieria che cadono ogni giorno sarebbero caduti sui loro bersagli. Sì, forse avremmo raggiunto la pace perché non ci sarebbe più l'Ucraina, senza più alcuna persona viva. Avremmo raggiunto la pace che si trova anche nei cimiteri".

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