Alle 8 di stamattina, alla stazione centrale di Milano, Daniela Santanché monta su un treno per Roma. Nella Capitale l’attende un partito che da giorni è un viluppo di veleni, rancori stratificati negli anni e partite personali di chi sogna un posto di governo o sottogoverno. In tanti chiedono la testa della “Pitonessa”, a cinque giorni dal rinvio a giudizio per false comunicazioni sociali decretato dal gup di Milano. Più fonti di via della Scrofa sostengono che anche la premier, Giorgia Meloni, si sia convinta che un passo indietro della ministra del Turismo sia ormai necessario. Che tenerla ancora in sella ammacchi l’immagine del governo. E che sì, un processo non è certo una condanna, ma insomma è meglio finirla qui. Altre fonti raccontano che Meloni sia pure furente per essersi sentita tirata in ballo da Santanchè, che all’indomani della decisione dei giudici aveva confidato: «Sarà Meloni a decidere per me». La premier non vuole passare da giustizialista, intestandosi la richiesta…
Alle 8 di stamattina, alla stazione centrale di Milano, Daniela Santanché monta su un treno per Roma. Nella Capitale l’attende un partito che da giorni è un viluppo di veleni, rancori stratificati negli anni e partite personali di chi sogna un posto di governo o sottogoverno. In tanti chiedono la testa della “Pitonessa”, a cinque giorni dal rinvio a giudizio per false comunicazioni sociali decretato dal gup di Milano. Più fonti di via della Scrofa sostengono che anche la premier, Giorgia Meloni, si sia convinta che un passo indietro della ministra del Turismo sia ormai necessario. Che tenerla ancora in sella ammacchi l’immagine del governo. E che sì, un processo non è certo una condanna, ma insomma è meglio finirla qui. Altre fonti raccontano che Meloni sia pure furente per essersi sentita tirata in ballo da Santanchè, che all’indomani della decisione dei giudici aveva confidato: «Sarà Meloni a decidere per me». La premier non vuole passare da giustizialista, intestandosi la richiesta di un passo indietro. Che però si aspetterebbe.
Anche di questo, del caso Santanchè, secondo fonti governative e di FdI, la premier ha discusso ieri col presidente del Senato, Ignazio La Russa, amico e grande sponsor della ministra, ricevuto a Palazzo Chigi in tarda mattinata. Pranzo «programmato da settimane», ha fatto sapere lo staff della leader dei Fratelli. Ma nessuno, nemmeno a Chigi, esclude che si sia toccato il tema. Dentro FdI, c’è chi ipotizza che Meloni abbia chiesto alla seconda carica dello Stato di far leva sull’amicizia con Santanchè, per convincerla a lasciare. Tanto che lo stesso La Russa avrebbe dovuto sentire la ministra nella notte, per riferirle del faccia a faccia con la presidente del consiglio. In vista di un possibile incontro tra le due — che non si parlano da giorni — tra oggi e domani.
L’interessata continua a reagire a modo suo alla cappa di pressioni e silenzi molto poco solidali che l’avvolge da quasi una settimana: «Dimettermi? Macché, è surreale», insiste Santanchè. «Serenissima», come al solito. Mentre si rincorrevano ieri sera le voci che la volevano verso Palazzo Chigi pronta ad auto-silurarsi, lei al telefono rispondeva così: «Ma io sono a Milano, per importanti incontri programmati dal ministero. Un passo indietro? Se vedessi Meloni e me lo chiedesse, lo farei un minuto dopo». Ma — è il sotto testo — nessuno me l’ha chiesto.
Diversi segnali fanno pensare però che la premier non abbia più intenzione di difendere la sua ministra. Meloni ieri ha cambiato l’agenda: ha anticipato la sua trasferta a Gedda in Arabia Saudita, prevista lunedì 27, in contemporanea con quella della titolare del Turismo, per anticiparla a sabato 25. Santanchè ieri sera ha diffuso una nota per dire che il suo viaggio è comunque confermato, in solitaria: dal 27 al 30. Cioè il giorno dopo l’udienza del 29 in Cassazione, quando i togati dovranno decidere se spostare l’altra inchiesta che la coinvolge, più grave, sulla presunta truffa all’Inps, da Milano a Roma. Altro segnale: da FdI quasi nessuno appoggia la ministra pubblicamente. Da giorni. Anche se ieri, a domanda fuori dal Senato, si è pronunciato il titolare della Difesa, Guido Crosetto: «Sono il più garantista del Parlamento, anche Daniela Santanchè è innocente fino al terzo grado di giudizio». Lo stesso ha ripetuto Matteo Salvini, scacciando l’ipotesi dimissioni. E pure questo stupisce: che la Lega dica quanto FdI, al suo massimo livello, non riesce proprio a dire.
Nelle chiacchiere tra i Fratelli, a microfoni spenti, già si parla dei possibili successori. Come Gianluca Caramanna, deputato e oggi consigliere della ministra, che (altra spia) domani sarà alla Fitur di Madrid per conto del dicastero. Girano pure i nomi di Manlio Messina, vice-capogruppo a Montecitorio, e di Marina Chiarelli, assessora in Piemonte. A tarda sera, tra i big di via della Scrofa ci si interroga su quale sarà il destino della “Pitonessa”. Ai più appare segnato. Parlano di dimissioni, decisamente più spintanee che spontanee, entro venerdì, prima che la premier s’imbarchi per l’Arabia. Ma c’è anche chi sorride sornione: «La “Santa” ha sette vite, se la caverà pure stavolta».