Roma — L’attacco più feroce è rivolto al pubblico ministero che «esercita un potere immenso senza alcuna responsabilità». A sferrarlo, nell’Aula del Senato, è il ministro Carlo Nordio in un momento cruciale quale è la relazione annuale sullo stato della giustizia in Italia. Il magistrato requirente viene paragonato a un «superpoliziotto» che però gode delle stesse garanzie dei giudici. «Oggi – sostiene il titolare di via Arenula - il pm non solo dirige le indagini, ma addirittura le crea, svincolate da ogni controllo». Da qui la necessità di approvare la riforma che prevede la separazione delle carriere «entro l’estate». «È una minaccia?», chiede a muso duro la senatrice del Pd Anna Rossomando: «Non ci fate toccare palla? Ne vogliamo discutere, e con grande razionalità». E anche il leader di Italia viva Matteo Renzi accende il dibattito: «Non c’è un assoggettamento del pm all’esecutivo, perché il governo non controlla gli atti giudiziari. Ma se non permette al Parlamento di discutere …
Roma — L’attacco più feroce è rivolto al pubblico ministero che «esercita un potere immenso senza alcuna responsabilità». A sferrarlo, nell’Aula del Senato, è il ministro Carlo Nordio in un momento cruciale quale è la relazione annuale sullo stato della giustizia in Italia. Il magistrato requirente viene paragonato a un «superpoliziotto» che però gode delle stesse garanzie dei giudici. «Oggi – sostiene il titolare di via Arenula - il pm non solo dirige le indagini, ma addirittura le crea, svincolate da ogni controllo». Da qui la necessità di approvare la riforma che prevede la separazione delle carriere «entro l’estate». «È una minaccia?», chiede a muso duro la senatrice del Pd Anna Rossomando: «Non ci fate toccare palla? Ne vogliamo discutere, e con grande razionalità». E anche il leader di Italia viva Matteo Renzi accende il dibattito: «Non c’è un assoggettamento del pm all’esecutivo, perché il governo non controlla gli atti giudiziari. Ma se non permette al Parlamento di discutere si finisce che l’esecutivo inciderà sulla libertà del legislativo».
Una relazione, quella di Nordio, che non fa che esacerbare un clima già molto teso, tra politica e magistratura, alla vigilia delle cerimonie di domani e di sabato di inaugurazione del nuovo anno giudiziario. E anche il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri non fa che alimentare lo scontro elencando nomi di magistrati «nemici» del governo: Silvia Albano, Stefano Musolino, Eugenio Albamonte, Luca Tescaroli. Come è noto l’Associazione nazionale magistrati metterà in atto diverse forme di protesta, tra cui l’abbandono delle Corti d’appello quando parlerà il ministro o un suo rappresentante. Così il Guardasigilli approfitta della relazione davanti alle Camere per controbattere ad alcune critiche sostenendo che malgrado «il programma sia stato discusso in tutte le occasioni abbiamo ricevuto solo dei ‘niet’. I contributi, che avrebbero dovuto essere costruttivi, si sono limitati a dichiarazioni di ostilità». Inoltre il sorteggio per scegliere i componenti del Csm «non è lesa maestà», sostiene Nordio, che rispondendo all’opposizione aggiunge: «Viene usata l’espressione ‘aggressione alla magistratura’ perché abbiamo abrogato l’abuso d’atti d’ufficio, cambiato la prescrizione e stiamo cambiando le intercettazioni. Ma è una scelta politica che risponde a esigenze esternate dagli stessi magistrati».
Altro tema caldo è il sovraffollamento carcerario, contro il quale Nordio esclude provvedimenti di amnistia, che «manifesterebbero una debolezza da parte dello Stato e un incentivo alla recidiva». Ma la deputata M5S Valentina D’Orso ribatte ricordando i numeri drammatici dello scorso anno: 89 suicidi di detenuti e 7 suicidi tra gli agenti di Polizia Penitenziaria. «Le condizioni di vita negli istituti penitenziari anche minorili - dice - sono indegne». E anche per Avs, Nordio «ha parlato di una realtà che non c’è». Restano per il ministero gli obiettivi, legati al Pnrr, di riduzione dell’arretrato civile pendente al 2019. A fronte di un target atteso del -95% da raggiungere entro dicembre 2024, al 31 ottobre 2024 presso le Corti d’appello è stata registrata una riduzione del -99,1%, mentre nei tribunali ordinari del -91,7%. Riguardo la app per il processo penale, attraversata da numerosi malfunzionamenti, l’obiettivo è di superare le criticità «entro fine anno». E infatti proprio ieri il Csm ha evidenziato che in 87 tribunali ci sono stati problemi. Quindi palazzo Bachelet considera «necessario» che si torni all’obbligatorietà del deposito esclusivamente telematico solo per il decreto penale di condanna ed eventualmente per le sentenze dibattimentali. Fino a quando non sarà posto rimedio a quello che le opposizioni considerano un altro fallimento del governo.