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Csm contro Nordio, le toghe chiedono di essere tutelate: “Leso il prestigio”

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio

 

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Dal Consiglio superiore la reazione dopo gli attacchi del ministro: avanzata la richiesta di una pratica a protezione dell’ordine giudiziario
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Roma — Come versare benzina sull’inaugurazione di un Anno giudiziario che già prometteva scintille. Così, il j’accuse pronunciato mercoledì in Senato dal Guardasigilli Nordio contro i pubblici ministeri — «superpoliziotti senza controllo», «clonazioni di fascicoli», «indagini occulte ed eterne», «disastri finanziari» — produce un primo clamoroso effetto. Il Consiglio superiore della magistratura reagisce contro il “suo” ministro: e tutti i membri togati, insieme con un componente laico, il professor Roberto Romboli (area dem) depositano una «richiesta di una pratica a tutela dell’ordine giudiziario». Motivo: Nordio ha leso «prestigio e credibilità» dell’istituzione. A firmare, le toghe di destra, sinistra centro (Mi, Area, Md, Unicost, Indipendenti), in tutto ventuno. E ancora una volta: compatti contro il governo. Non è un caso che, da Palazzo Chigi, avrebbero fatto notare a Nordio il serio errore commesso.

Roma — Come versare benzina sull’inaugurazione di un Anno giudiziario che già prometteva scintille. Così, il j’accuse pronunciato mercoledì in Senato dal Guardasigilli Nordio contro i pubblici ministeri — «superpoliziotti senza controllo», «clonazioni di fascicoli», «indagini occulte ed eterne», «disastri finanziari» — produce un primo clamoroso effetto. Il Consiglio superiore della magistratura reagisce contro il “suo” ministro: e tutti i membri togati, insieme con un componente laico, il professor Roberto Romboli (area dem) depositano una «richiesta di una pratica a tutela dell’ordine giudiziario». Motivo: Nordio ha leso «prestigio e credibilità» dell’istituzione. A firmare, le toghe di destra, sinistra centro (Mi, Area, Md, Unicost, Indipendenti), in tutto ventuno. E ancora una volta: compatti contro il governo. Non è un caso che, da Palazzo Chigi, avrebbero fatto notare a Nordio il serio errore commesso.

Uno strappo senza precedenti, considerato che l’azione dei togati incrocia il conflitto seguito al primo storico sì della Camera sulla separazione delle carriere. Le tensioni infiammano domani le cerimonie nelle varie Corti d’Appello, dove già sono previste plateali abbandoni dell’aula quando apre bocca il Guardasigilli o un suo rappresentante. Ma incidono, già oggi, in Cassazione, sulla cerimonia solenne alla presenza dello stesso Nordio, e naturalmente con il capo dello Stato Mattarella, che del Csm è il presidente. E del quale non è difficile, in queste ore, indovinare la speciale attenzione con cui segue l’evolversi di un conflitto che, in più occasioni, con i suoi moniti, ha chiesto di spegnere.

Scrivono i 21 firmatari della richiesta: «Intervenendo in Parlamento, il ministro Nordio, nel descrivere l’attività del pubblico ministero, ha riferito di “clonazioni” di fascicoli, di indagini “occulte ed eterne” e di “disastri finanziari” descrivendo tali condotte come prassi diffuse e condivise dalle procure della Repubblica». Parole inaccettabili, per loro.

Nordio — si legge ancora — ha poi spiegato come i pm «siano già “superpoliziotti” che godono, però, delle garanzie dei giudici proponendo così un’erronea ricostruzione dell’attività del pm e del suo ruolo nell’attuale assetto. Tali esternazioni appaiono — continuano i consiglieri — ancora più gravi perché provenienti da uno dei titolari dell’azione disciplinare che ha l’obbligo di segnalare e perseguire le condotte che egli, con impropria e gratuita generalizzazione, pretende di attribuire» a tutti i pm». Ecco perché quelle parole integrano «un comportamento del Guardasigilli lesivo del prestigio e dell’indipendente esercizio della giurisdizione», «determinano un turbamento alla credibilità della funzione». Ecco perché si chiede «l’apertura di una pratica a tutela dell’ordine giudiziario, articolo 36 del regolamento».

Prova a controbattere il laico di area FI, Enrico Aimi: «Ricordo ai colleghi che il Csm non è la Terza camera». Poi il senatore Gasparri come di rito: «Dai consiglieri del Csm iniziative eversive. La riforma spazzerà via il cancro delle correnti». Non è un caso che restino soli.

Palazzo Chigi non ha gradito per nulla l’effetto domino di Nordio: forzare la pressione, usare toni sprezzanti crea incidenti a Meloni, non piace allo stesso sottosegretario Mantovano. Imbarazzo a Palazzo Bachelet. E domani, nelle varie Corti, sarà il giorno delle toghe.

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