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Divisi alle elezioni, l’idea di Franceschini scuote il Pd. I 5S: sì al confronto

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Dopo l’intervista a Repubblica il Movimento apre. Anche Calenda d’accordo. Renzi all’ex ministro: “Volpone”. FI: noi nel centrodestra
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ROMA — Dal nuovo studio, ex officina all’Esquilino tra chiavi inglesi e la sua vecchia moto, Dario Franceschini con un’intervista a Repubblica scuote il suo mondo di centrosinistra tagliando a zero ogni ipotesi di campo largo e ampia coalizione prima delle elezioni politiche, ed eliminando decenni di impostazione ulivista e prodiana. Meglio andare «al voto ognuno per conto suo, valorizzando le proprie proposte e l’aspetto proporzionale della legge elettorale», dice l’ex segretario del Pd. Musica per le orecchie del M5S. Ma il dirigente dem si rivolge anche a Forza Italia: «Ha il biglietto della lotteria in tasca, ma non lo sa», con il proporzionale «sarebbe arbitra dei governi per i prossimi vent’anni».

Parole che dividono, sollevano dubbi, vengono vissute con stupore da tutti quei dem che, come la segretaria Elly Schlein, si professano testardamente unitari. «Volpone...», commenta il leader di Italia viva Matteo Renzi aggiungendo che Franceschini «dice una cosa oggettivante intellige…

ROMA — Dal nuovo studio, ex officina all’Esquilino tra chiavi inglesi e la sua vecchia moto, Dario Franceschini con un’intervista a Repubblica scuote il suo mondo di centrosinistra tagliando a zero ogni ipotesi di campo largo e ampia coalizione prima delle elezioni politiche, ed eliminando decenni di impostazione ulivista e prodiana. Meglio andare «al voto ognuno per conto suo, valorizzando le proprie proposte e l’aspetto proporzionale della legge elettorale», dice l’ex segretario del Pd. Musica per le orecchie del M5S. Ma il dirigente dem si rivolge anche a Forza Italia: «Ha il biglietto della lotteria in tasca, ma non lo sa», con il proporzionale «sarebbe arbitra dei governi per i prossimi vent’anni».

Parole che dividono, sollevano dubbi, vengono vissute con stupore da tutti quei dem che, come la segretaria Elly Schlein, si professano testardamente unitari. «Volpone...», commenta il leader di Italia viva Matteo Renzi aggiungendo che Franceschini «dice una cosa oggettivante intelligente: se Forza Italia accettasse di avere il sistema proporzionale, cioè cancellare quella parte della legge elettorale che prevede il premio alla coalizione, governerebbe per anni perché si entrerebbe in un sistema in cui si creerebbero le maggioranze in Parlamento». Proprio il partito dell’ex premier è quello su cui M5s ha posto un veto quando si è trattato di allearsi alle elezioni regionali. Ed è difficile che cambi idea in vista delle politiche. Tanto è vero che per i 5stelle, quanto detto dall’ex-ministro del governo Conte II è «senza dubbio una linea assolutamente compatibile anche con quanto emerso da Nova», dall’assemblea costituente che ha proposto di essere progressisti indipendenti. Sarebbe insomma una linea su cui ci si può confrontare e su cui si può lavorare.

Franceschini, dentro il Pd, raccoglie il plauso dei suoi, come la responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani che invita tutti a non «costruire alleanze a tavolino» perché solo costruendo intese sui temi si può «battere questa destra con una proposta alternativa. Che poi lo si faccia sul campo ognuno con la propria forza credo sia un’opzione da non sottovalutare». Anche Carlo Calenda di Azione condivide l’analisi sull’andare al voto separati e la considera «realistica», mentre Angelo Bonelli, deputato di Avs, la boccia: «Per marciare divisi serve un proporzionale puro. Possiamo anche proporlo, ma la destra di Meloni lo vuole? Non credo. Il rischio è che restiamo divisi anche dopo le elezioni».

Bocciatura condivisa pure dai parlamentari Pd di rito gentiloniano. «Marciare divisi non è mai stata una ricetta per battere la destra, che da 30 anni corre unita», taglia corto Lia Quartapelle. Critica anche Marianna Madia: «L’Ulivo prima e il Pd poi sono nati per combattere — unendo culture di ispirazione diversa — la crisi della democrazia, oggi amplificata dal trionfo di Trump, e modernizzare il Paese. Franceschini invece dice che bisogna tornare indietro. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Schlein».

E dal momento che l’ex segretario tira in ballo anche Forza Italia, pur precisando che non si tratta assolutamente di un appello, il portavoce nazionale Raffaele Nevi risponde a muso duro: «Il nostro biglietto della lotteria è una coalizione che, al contrario di altre, è omogenea e siamo a nostro agio senza difficoltà. Stiamo bene così». Almeno per ora. Nel frattempo il centrosinistra continua a interrogarsi.

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