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Schlein, tra gli operai di Marghera, sorpresa da Franceschini. Bonaccini: “Divisi si perde”

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Il cambio di schema spiazza i dem. La leader non commenta. Il presidente del partito: “Prima deve cambiare la legge elettorale”. La rabbia degli ulivisti
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ROMA — Contrordine compagni. Il cambio radicale dello schema di gioco prefigurato da Dario Franceschini spiazza il Nazareno e lo lascia letteralmente senza parole. Intanto perché Elly Schlein nulla sapeva dell’intervista a Repubblica con cui il suo più grande sponsor ha proposto di modificare la linea del partito sulle alleanze, dopo cinque anni spesi a inseguire il campo largo, formula da lei tradotta in quel «noi siamo testardamente unitari» ripetuto sino allo sfinimento. E poi perché l’ex ministro alla Cultura sembra vagheggiare scenari tutt’altro che graditi: la creazione di un soggetto centrista, che potrebbe far perdere pezzi al Pd, e persino il dialogo con Forza Italia. Una proposta che fa ribollire l’intera comunità democratica. A iniziare dal suo presidente, Stefano Bonaccini: «Abbiam già visto due anni e mezzo fa cosa succede quando la destra corre unita e il centrosinistra va ognun per sé e nessuno per gli altri».

ROMA — Contrordine compagni. Il cambio radicale dello schema di gioco prefigurato da Dario Franceschini spiazza il Nazareno e lo lascia letteralmente senza parole. Intanto perché Elly Schlein nulla sapeva dell’intervista a Repubblica con cui il suo più grande sponsor ha proposto di modificare la linea del partito sulle alleanze, dopo cinque anni spesi a inseguire il campo largo, formula da lei tradotta in quel «noi siamo testardamente unitari» ripetuto sino allo sfinimento. E poi perché l’ex ministro alla Cultura sembra vagheggiare scenari tutt’altro che graditi: la creazione di un soggetto centrista, che potrebbe far perdere pezzi al Pd, e persino il dialogo con Forza Italia. Una proposta che fa ribollire l’intera comunità democratica. A iniziare dal suo presidente, Stefano Bonaccini: «Abbiam già visto due anni e mezzo fa cosa succede quando la destra corre unita e il centrosinistra va ognun per sé e nessuno per gli altri».

È il silenzio di Schlein a raccontare il clima tra i dem: immortalata sui social ai cancelli del petrolchimico di Marghera, insieme ai lavoratori che rischiano il posto, la leader attacca il governo che «ha abbandonato la chimica». Come dire: «Mentre voi parlate in politichese, io mi occupo dei problemi del Paese». È il suo entourage a incaricarsi di far capire l’aria che tira. Ai parlamentari viene ordinato di astenersi dai commenti. «Ogni contributo è utile al dibattito», dicono. Stop. A microfoni spenti, la musica cambia. «La proposta di Dario è irrealistica e provocatoria», va giù duro un alto dirigente vicino alla segretaria. «Sono d’accordo con lui quando dice che l’Ulivo non può tornare: il M5S è diverso da noi, non c’è una cultura politica unificante. Dopodiché non si può fare la desistenza nell’uninominale senza un minimo di accordo. L’unica prospettiva è siglare un patto su alcuni punti di programma, come Elly va ripetendo da mesi».

Una bocciatura condivisa anche dall’ala riformista. «Se non cambia legge elettorale, andando divisi si perde. Come dimostrano sia le amministrative di giugno, sia le ultime regionali, quando c’è un’alleanza larga attorno a un programma condiviso vinciamo», spiega Bonaccini. Che con Franceschini concorda su un punto: «Non serve un programma di 300 pagine. Ma pochi punti condivisi che restituiscano un’idea di Paese». Infine: «Servono liste forti con candidati credibili, legati al territorio. Per questo credo si debba lavorare per ripristinare le preferenze». Sulla stessa lunghezza d’onda, la prodiana Sandra Zampa: «Togliere agli elettori il diritto di sapere al momento del voto da chi saranno governati e con quale programma è un tragico errore. La destra si presenterà agli elettori come una coalizione, saliranno insieme sui palchi. Noi cosa gli raccontiamo? Votate chi volete che poi, dopo le elezioni, vi diciamo cosa abbiamo intenzione di fare?».

Eppure dentro il Pd, c’è anche chi plaude all’inversione di rotta franceschiniana. «Da tre anni parliamo di campo largo, provando ogni volta a ripartire, ma solo il Pd ci crede e ci ha lavorato con grande generosità», spiega Dario Nardella. «La realtà oggettiva è che la coalizione purtroppo non ha ancora preso forma. Franceschini indica un percorso diverso per uscire dal pantano del dibattito politicista del campo largo, e che ha come obiettivo la vittoria di un centrosinistra guidato dal Pd. Più che chiudere senza nemmeno riflettere perché non apriamo un confronto?», invita l’ex sindaco di Firenze. Con buona pace del morettiano: «No, il dibattito no».

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