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Furfaro: “Uniamo gli alleati sui temi. Non apriremo mai a Forza Italia”

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L’esponente dem: “Giusto essere creativi senza ricorrere a modelli del passato. Il Paese prima di tutto”
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ROMA — Marco Furfaro, l’ex segretario dem Dario Franceschini sostiene che le opposizioni debbano andare al voto separate. Così verrebbe meno la linea «testardamente unitaria» di Elly Schlein. Lei, da componente della segreteria Pd, da che parte sta?

«Noi non intendiamo rinunciare a unire i potenziali alleati sui temi, sulla vita concreta delle persone. Sarà questo ad aiutarci ad avvicinare le posizioni oggi più distanti. Penso però che Franceschini ponga un tema reale, perché noi dobbiamo fare i conti con alleati che scontano dei problemi e dobbiamo essere creativi, non ricorrendo ai modelli del passato».

Si riferisce all’Ulivo che anche Franceschini ha detto che non tornerà?

«Ogni stagione ha il suo tempo e i suoi protagonisti. Noi adesso siamo all’epoca di Trump e di multinazionali che posseggono i dati di milioni di persone: è in discussione il concetto di democrazia. La Casa bianca ha esibito foto di migranti in catene, il fratello di Musk è entrato da cow boy a palazzo Chigi come…

ROMA — Marco Furfaro, l’ex segretario dem Dario Franceschini sostiene che le opposizioni debbano andare al voto separate. Così verrebbe meno la linea «testardamente unitaria» di Elly Schlein. Lei, da componente della segreteria Pd, da che parte sta?

«Noi non intendiamo rinunciare a unire i potenziali alleati sui temi, sulla vita concreta delle persone. Sarà questo ad aiutarci ad avvicinare le posizioni oggi più distanti. Penso però che Franceschini ponga un tema reale, perché noi dobbiamo fare i conti con alleati che scontano dei problemi e dobbiamo essere creativi, non ricorrendo ai modelli del passato».

Si riferisce all’Ulivo che anche Franceschini ha detto che non tornerà?

«Ogni stagione ha il suo tempo e i suoi protagonisti. Noi adesso siamo all’epoca di Trump e di multinazionali che posseggono i dati di milioni di persone: è in discussione il concetto di democrazia. La Casa bianca ha esibito foto di migranti in catene, il fratello di Musk è entrato da cow boy a palazzo Chigi come fossimo una colonia. La nostra segretaria era ai cancelli del Petrolchimico di Marghera a sostenere i lavoratori dello stabilimento».

Di che cosa c’è bisogno?

«Abbiamo bisogno di unità ma anche di costruire una proposta politica all’altezza di sfide epocali. Del resto noi le coalizioni le stiamo già costruendo sui territori e dove amministriamo insieme. Siamo in un paese dove le persone non riescono più a curarsi, le bollette sono altissime e i redditi più bassi avranno 1200 euro netti in meno. Monterà una protesta così forte che sarà chiesta unità a tutte le forze del centrosinistra».

L’M5S è sulla linea Franceschini: alleanze dopo il voto sulla base di un programma. Non trova che sia incompatibile con quanto lei ha sostenuto finora?

«Il tema non è l’elettorato del Pd, di M5s o di Iv. Le fasce più deboli sono vittime di un paradosso. Sono umiliate dal governo ma si sono allontanate sempre di più dalla partecipazione politica. Hanno perso la speranza che la politica sia cambiamento. Il Paese deve venir prima di ogni singola forza politica».

Per Franceschini se Berlusconi fosse vivo FI non sarebbe stata a lungo in un governo guidato da FdI e con una legge proporzionale sarebbe l’arbitro dei governi. Lei vede un possibile avvicinamento al partito di Antonio Tajani?

«Siamo in campi avversi, non apriremo mai a Forza Italia. La destra tradisce tutti i giorni le promesse fatte agli italiani. Noi invece l’unica promessa che ci siamo fatti è proprio quella di non tradirli. Siamo il centrosinistra, la società ci chiede unità e alternativa, non tattica politica con chi oggi regge il governo della destra peggiore».

Qualcosa si muove al centro, serve un nuovo partito?

«Noi guardiamo tutto ciò che si muove in politica e vuol portare un contributo. Non entro nel merito di ciò che succederà, so però che nel Paese c’è una cultura cattolico-sociale molto profonda, quella cultura per noi è un pezzo delle fondamenta del Partito democratico e ci appartiene già. Questo vale molto di più dei discorsi sul terzo mandato o sulle liste elettorali».

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