Rai, Graziano (Pd): “La direttiva su Report è liberticida. Il governo ha paura delle proprie ombre”
di Matteo PucciarelliStefano Graziano, capogruppo del Pd in commissione Vigilanza Rai, partiamo dalla nuova direttiva interna che contempla un controllore su ogni trasmissione: nuovi bavagli in corso? O semplice iniziativa da leggere in burocratese?
“Partiamo da un presupposto: mentre l'Europa ha realizzato il Freedom Act che dà più spazi di libertà al servizio pubblico, qui la tv di Stato appare la gazzetta ufficiale del governo, è un atteggiamento da democratura più che democrazia. E questo nuovo provvedimento è di natura liberticida. Solo che ora, dopo il fallimento in termini di ascolti e reputazione di tele-Meloni, se entro agosto non applicheremo il Freedom Act arriverà l'infrazione e il conto lo pagheranno gli italiani”.
Si può quantificare questa multa?
“Lo farà l'Europa, noi adesso anche a livello europeo cercheremo di monitorare cosa accade e come accade”.
Report è nel mirino della destra, dichiaratamente, da anni.
“Se il governo si preoccupa così tanto di Report e non riesce a tollerare la…
Stefano Graziano, capogruppo del Pd in commissione Vigilanza Rai, partiamo dalla nuova direttiva interna che contempla un controllore su ogni trasmissione: nuovi bavagli in corso? O semplice iniziativa da leggere in burocratese?
“Partiamo da un presupposto: mentre l'Europa ha realizzato il Freedom Act che dà più spazi di libertà al servizio pubblico, qui la tv di Stato appare la gazzetta ufficiale del governo, è un atteggiamento da democratura più che democrazia. E questo nuovo provvedimento è di natura liberticida. Solo che ora, dopo il fallimento in termini di ascolti e reputazione di tele-Meloni, se entro agosto non applicheremo il Freedom Act arriverà l'infrazione e il conto lo pagheranno gli italiani”.
Si può quantificare questa multa?
“Lo farà l'Europa, noi adesso anche a livello europeo cercheremo di monitorare cosa accade e come accade”.
Report è nel mirino della destra, dichiaratamente, da anni.
“Se il governo si preoccupa così tanto di Report e non riesce a tollerare la critica e il giornalismo di inchiesta sembra più che altro un esecutivo che ha paura delle proprie ombre. Il punto di fondo è che per introdurre una nuova figura di intermediazione tra direttore e vicedirettore ci vorrebbe lo spirito santo, perché non ha alcun senso in una qualsiasi formula organizzativa. Il rischio è che si metta in discussione il ruolo stesso di informazione pubblica, che esiste se ha un elevato grado di libertà e di pluralismo. Il servizio pubblico è tale perché non c'è un padrone, un privato che orienta. E infatti siamo di nuovo finiti sui giornali internazionali con questa storia”.
Ma ora, a proposito di riforma, come si sblocca la situazione in Rai?
“Intanto è inaccettabile che la maggioranza si sia ritirata a Colle Oppio e non venga in Vigilanza bloccando la Commissione deputata al controllo del servizio pubblico, questo perché non ha i numeri e vuole imporre a tutti i costi un nome. Il tema è di metodo e non personale ovviamente e anche qui si vede la loro idea di reprimere pluralismo e spazi di libertà. Comunque ribadiamo con chiarezza e fermezza che se ci avessero ascoltato, a quest'ora la riforma l'avremmo fatta. Invece si sono persi quattro mesi. Dicemmo subito: prima la riforma, poi la governance. Ma il punto è che a destra non si ha nessuna voglia di dare più informazione e pluralismo. FdI persegue l'occupazione, la Lega vorrebbe la privatizzazione, FI è interessata a tutelare la quota di mercato pubblicitario di Mediaset. Quindi eccoci bloccati. Siamo stati facili profeti nel prevedere quest'esito”.
L'Aventino del Pd, a distanza di mesi, si è rivelato una buona scelta?
“Non siamo nel cda, ma non siamo sull'Aventino, la nostra è una difesa del servizio pubblico e stiamo facendo una battaglia contro una gestione padronale della Rai. Essere o non essere nel Consiglio non è il tema ma una scelta per testimoniare la questione di principio”.
I risultati con le scelte diretta emanazione della destra, share alla mano, sono pessimi. Una Rai debole, tutto sommato, fa comodo alla destra?
“Guardiamo ai fatti. Noi abbiamo fatto uno studio preciso per dimostrare come Mediaset sorpassi Rai tutto l'anno nel '24, e per la prima volta dopo oltre 35 anni non è solo un duopolio ma un quadripolio, con La7 e Discovery. Immagini un po’ che oggi anche uno dei più grandi eventi sportivi, gli Australian Open di Sinner, l’abbiamo dovuta vedere su 9 e la Rai forse manco si è posto il tema. Si è polverizzato il palinsesto; la questione del sostegno economico ha un approccio sbagliato, diviso com'è tra fiscalità generale e canone, tema che priva una strategia complessiva, non a caso non c'è un disegno di vera trasformazione della Rai; l'indebitamento è di 600 milioni. In sostanza non c'è una visione della Rai del futuro e per questo siamo anche preoccupati per la sorte dei 12 mila dipendenti del servizio pubblico e degli italiani che pagano il canone”.