Napoli — Una giornata che fotografa il Paese e la giustizia feriti. Spaccati in due. Un grido d’allarme difficile da dimenticare, anche se la parola d’ordine a destra resta (più o meno): avanti tutta. Ignorarli.
I magistrati battono un colpo più forte del previsto, e la riforma sulla separazione delle carriere sarà accelerata. Per le opposizioni, la mobilitazione ha rotto gli argini. La prova che il «regolamento di conti» messo in piedi con i magistrati ha raggiunto tanti, anche cittadini. «Non ci meraviglia affatto la protesta plateale ma composta dei magistrati che denunciano un attacco alla loro indipendenza e autonomia. Il governo è tutto proteso, Nordio in testa, a realizzare il disegno di Licio Gelli e Berlusconi», scrive sui social Giuseppe Conte, leader M5s. Per la destra, solo molto rumore per nulla. Il sabato delle proteste che svuotano e infiammano le Corti d’Appello è solo «un’anomalia», per Fratelli d’Italia.
Forza Italia suona la carica. «Avviso ai magistrati - scri…
Napoli — Una giornata che fotografa il Paese e la giustizia feriti. Spaccati in due. Un grido d’allarme difficile da dimenticare, anche se la parola d’ordine a destra resta (più o meno): avanti tutta. Ignorarli.
I magistrati battono un colpo più forte del previsto, e la riforma sulla separazione delle carriere sarà accelerata. Per le opposizioni, la mobilitazione ha rotto gli argini. La prova che il «regolamento di conti» messo in piedi con i magistrati ha raggiunto tanti, anche cittadini. «Non ci meraviglia affatto la protesta plateale ma composta dei magistrati che denunciano un attacco alla loro indipendenza e autonomia. Il governo è tutto proteso, Nordio in testa, a realizzare il disegno di Licio Gelli e Berlusconi», scrive sui social Giuseppe Conte, leader M5s. Per la destra, solo molto rumore per nulla. Il sabato delle proteste che svuotano e infiammano le Corti d’Appello è solo «un’anomalia», per Fratelli d’Italia.
Forza Italia suona la carica. «Avviso ai magistrati - scrive la senatrice Licia Ronzulli - che hanno deciso di lasciare l’aula mentre prendeva la parola il rappresentante del governo: l’Aventino non ha mai portato bene», e quella di ieri non solo «è una ribellione di un potere dello Stato contro un altro Stato», ma una «messa in scena con cui la magistratura ha toccato il punto più basso».
Galeazzo Bignami, capogruppo FdI alla Camera, guarda già oltre: «Andremo avanti con la riforma della giustizia e la separazione delle carriere tra giudici e pubblica accusa. Non sarà certo la grande anomalia di una protesta di alcuni magistrati politicizzati a fermare una riforma voluta dagli italiani». E Salvini, dalla Lega: «Siamo in democrazia, ognuno fa quel che vuole, ma è una una mancanza di rispetto non riconoscere quello che il popolo, tramite i suoi eletti, porta avanti come riforma. Uno la può contestare, però i magistrati sono pagati per applicare le leggi».
Ma dove sono, oltre gli attacchi alle toghe, le risposte di giustizia, quelle che incidono sulla vita dei cittadini - si chiedono le opposizioni.
Debora Serracchiani, responsabile Giustizia Pd: «C’è un sistema giustizia che chiede di assicurare la ragionevole durata dei processi, di coprire organici vacanti, di far funzionare il processo penale telematico, di intervenire sul sovraffollamento delle carceri e di non tagliare altre risorse. Serviva altro, non la separazione delle carriere. Indispensabili e urgenti interventi, sedi, magistrati, cancellieri, giudici di pace».
Per Angelo Bonelli, Avs: «Il silenzio delle toghe non può essere ignorato. La riforma della giustizia portata avanti da questa destra non ha come obiettivo migliorare il funzionamento della giustizia. Non c’è volontà di potenziare gli organici, di rendere le strutture più efficienti o di rafforzare gli strumenti d’indagine. L’unico scopo: punire le toghe».
E dal M5s, il senatore Marco Croatti: «Gli interessi dei cittadini e la necessità di avere processi civili e penali più veloci non sembrano una priorità per Meloni e compagnia». Quelle sedie vuote dei magistrati insomma «raccontano questa pessima politica di destra che divide, esacerba i toni, crea conflittualità e accentua i nodi», dice da Bologna. Un altro dei distretti da cui riecheggia l’invito: resistere resistere resistere.