La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri della Giustizia Carlo Nordio e degli Interni Matteo Piantedosi sono indagati per favoreggiamento e peculato per il rimpatrio del comandante libico Almasri.
È stata la premier a darne notizia con un video sui propri canali social. Meloni punta il dito contro il titolare dell’indagine, il procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi, “lo stesso del fallimentare processo a Matteo Salvini per sequestro di persona”. L’indagine, secondo Meloni, sarebbe nata “al seguito di una denuncia che è stata presentata dall'avvocato Luigi Li Gotti, ex politico di sinistra molto vicino a Romano Prodi conosciuto per avere difeso pentiti del calibro di Buscetta, Brusca e altri mafiosi".
Le opposizioni chiedono che la presidente del Consiglio riferisca in Parlamento.
Magi: “Inaccettabile cancellazione informativa Nordio-Piantedosi”
La decisione di annullare l’informativa dei ministri Nordio e Piantedosi innesca una polemica nella polemica. “Inaccettabile nei confronti del Parlamento”, commenta il segretario di +Europa Riccardo Magi: “L’ennesimo calcio che il governo Meloni dà alla democrazia parlamentare. Il presidente Fontana protesti formalmente, visto che quello della Procura di Roma altro non è che un atto dovuto a seguito di una denuncia”.
Bonelli: “Meloni non ricattabile? Dai libici sì”
“La premier Giorgia Meloni la smetta di fare la vittima, invocando ancora una volta nemici immaginari utili solo ad alimentare la propaganda: il governo ha violato la legge. E a lei che dice di non essere ricattabile, rispondo che è ricattabile dai libici!”, dice il leader dei Verdi Angelo Bonelli.
Barbara Berlusconi: “Come mio padre nel '94”
Barbara Berlusconi, figlia di Silvio, ha commentato ai microfoni del Tg1 l’indagine sulla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per il caso Almasri: “Non può sfuggire la coincidenza dell'avviso di garanzia alla premier mentre si discute la separazione delle carriere. Il pensiero va all'avviso di garanzia che ricevette mio padre alla vigilia del G7 di Napoli. Non so se si tratti di giustizia a orologeria ma il pensiero va lì".
Anm: “Nessun avviso garanzia, la politica ha frainteso”
L’Associazione nazionale magistrati interviene con una nota sul caso Almasri: "Si segnala, al fine di fare chiarezza, il totale fraintendimento da parte di numerosi esponenti politici dell'attività svolta dalla procura di Roma, la quale non ha emesso, come è stato detto da più parti impropriamente, un avviso di garanzia nei confronti della presidente Meloni e dei ministri Nordio e Piantedosi ma una comunicazione di iscrizione che è in sé un atto dovuto perché previsto dall'art. 6 comma 1 della legge costituzionale n. 1/89”.
Il sindacato delle toghe spiega che “la disposizione impone al procuratore della Repubblica, ricevuta la denuncia nei confronti di un ministro, ed omessa ogni indagine, di trasmettere, entro il termine di quindici giorni, gli atti al Tribunale dei ministri, dandone immediata comunicazione ai soggetti interessati affinché questi possano presentare memorie al collegio o chiedere di essere ascoltati”. In conclusione, conclude l’Anm, “si tratta di un atto dovuto".
Salta l’informativa Nordio e Piantedosi
Non si svolgerà domani la prevista informativa dei ministri Nordio e Piantedosi in Parlamento sul caso Almasri, in quanto i due esponenti dell'esecutivo risultano indagati proprio sulla vicenda. Lo riferiscono fonti di governo. I presidenti di Camera e Senato sarebbero già stati informati.
Calenda: “Avviso di garanzia surreale”
"Su Almasri il Governo italiano ha combinato un disastro, raccontando un mare di balle agli italiani”, commenta il leader di Azione Carlo Calenda. “Dopodiché che un presidente del Consiglio venga indagato per un atto che risponde evidentemente a una 'ragione di Stato' (mai ammessa) è surreale e non accadrebbe in nessun altro paese occidentale. Si saldano così due errori e si riacutizza lo scontro tra poteri dello Stato. Non un bello spettacolo”.
Li Gotti: “Ho denunciato la scarcerazione di un boia, iscrizione atto dovuto”
“Io ho fatto una denuncia ipotizzando dei reati e ora come atto dovuto, non è certo un fatto anomalo, la Procura di Roma ha iscritto nel registro la premier e i ministri. Ora la Procura dovrà fare le sue valutazioni e decidere come proseguire, se individuare altre fattispecie o inviare tutto al tribunale dei Ministri. Io mi sono limitato a presentare una denuncia". Così Luigi Li Gotti, citato dalla presidente del Consiglio nel video in cui dà notizia dell’avviso di garanzia che l’ha raggiunta. L’avvocato ha inviato una denuncia alla Procura di Roma sul caso della liberazione del generale libico Almasri il 23 gennaio scorso.
“Non mi andava di essere preso in giro, ritenevo un fatto gravissimo che venisse scarcerato uno che secondo l'accusa è un boia", ha detto il legale ai microfoni del Tg1.
Sisto: “Su Almasri aspettiamo subito richiesta archiviazione”
Rispetto all'avviso di garanzia per la premier Meloni, il sottosegretario Mantovano e i ministri Nordio e Piantedosi, “ci aspettiamo un gesto conseguente di immediata richiesta di archiviazione” per dire che “non c'è una magistratura che va oltre l'adempimento dei suoi doveri". Così il vice ministro della Giustizia Paolo Sisto ai microfoni di Rainews24.
Per Sisto la vicenda del cittadino libico Almasri "è molto chiara" ed è un fatto "lontano anni luce dall'essere ritenuto addirittura assimilabile a un peculato e a un favoreggiamento".
Magi: “Meloni e i ministri hanno mentito agli italiani”
“Non ci pronunciamo sulle contestazioni della procura di Roma nell'avviso di Garanzia inviato alla premier Meloni – commenta il segretario di +Europa Riccardo Magi – ma una cosa è certa: Meloni, Nordio, Mantovano e Piantedosi hanno mentito agli italiani dicendo che il libico Almasri, definito da loro stessi un soggetto pericoloso, è stato rilasciato per responsabilità della magistratura”.
Schlein: “Meloni venga in Aula, non si nasconda”
Anche la segretaria del Pd Elly Schlein chiede che la presidente del Consiglio fornisca chiarimenti in Parlamento con i ministri Nordio e Piantedosi, attesi domani pomeriggio alla Camera per un’informativa urgente sul caso Almasri.
"Le questioni giudiziarie non attengono al nostro lavoro – precisa la leader dem – ma è sul piano politico che insistiamo dall'inizio chiedendo a Giorgia Meloni di non nascondersi dietro ai suoi ministri e venire lei domani in aula per chiarire al Paese per quale motivo il governo ha scelto di riaccompagnare a casa un torturatore libico per il quale la Corte penale internazionale aveva spiccato un mandato di arresto".
Caos in aula. M5s-Avs: “Venga a riferire anche Meloni”
Agitazione nell’aula della Camera dopo la notizia dell'avviso di garanzia alla premier Meloni, al sottosegretario Mantovano e ai ministri Nordio e Piantedosi.
Il tema è stato introdotto da Nicola Fratoianni (Avs) mentre nell’emiciclo si discutevano cinque mozioni sul Medio Oriente. Immediate le proteste della maggioranza e la replica del segretario di Sinistra italiana: "Consiglierei un po' di relax ai colleghi della destra”, ha risposto al mormorio della maggioranza. “Io parlo di quel che voglio".
Subito dopo è intervenuto il nuovo capogruppo del Movimento 5 stelle Riccardo Ricciardi: “Domani abbiamo un'informativa dei ministri Nordio e Piantedosi sulla vicenda del rimpatrio del criminale libico con una aereo di Stato. Abbiamo due indagati ma ce ne manca un terzo, ci manca che venga in aula a riferire anche la premier Meloni. Abbiamo già chiesto la scorsa settimana che fosse la premier a intervenire".
Alla richiesta si è associato anche il deputato di Avs Marco Grimaldi: "Domani c'è un'informativa urgente in cui la presidente Meloni sarà assente, ma il Parlamento è l'unico luogo in cui dovrebbe rispondere".
Conte: “Meloni ha solo una ricetta: complottismo e vittimismo”
Per il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, "la ricetta di Meloni e soci è sempre la stessa: complottismo e vittimismo, dai treni ai migranti”.
"Quanto al caso del criminale libico, una cosa è già certa – continua l’ex premier – il governo ha combinato un grave disastro politico, mettendo in fila menzogne e versioni diverse, senza spiegarci davvero perché hanno imbarcato a nostre spese e con tutti gli onori su un volo di Stato un criminale libico anziché consegnarlo alla Corte penale internazionale".
“Non lasciatevi distrarre”, aggiunge Conte: “Lo fanno per non parlare dei loro errori e dei problemi reali dei cittadini, dei tagli sulle buste paga, delle zero-soluzioni su carovita e crisi industriale".
Serracchiani (Pd): “Responsabilità politiche evidenti”
“Non spetta a noi – dice Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd – valutare se ci sono ipotesi di reato ma le responsabilità politiche del governo e della presidente del Consiglio Meloni sono evidenti. Per questo ci aspettiamo che domani in aula chiariscano ogni aspetto di questa vicenda".
Gli atti dell’inchiesta al Tribunale dei ministri
Gli atti relativi all’iscrizione nel registro degli indagati della premier Giorgia Meloni, dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano "sono stati inoltrati al Collegio per i reati ministeriali del Tribunale dei Ministri".
Renzi: “Meloni ha sbagliato politicamente, ma ora cavalcherà l’avviso di garanzia”
Tra i leader di opposizione, il primo a commentare è il segretario di Italia viva Matteo Renzi: “La scelta di rimpatriare il criminale libico è una scelta politicamente sbagliata, compiuta da Giorgia Meloni e da questo governo. Sono stato tra i primi a definirla, in aula, una follia. Penso che sia un errore clamoroso e marchiano sotto il profilo politico. Sul punto di vista giudiziario, invece, non mi esprimo". L’ex premier si dice “sinceramente garantista” e rivendica: “Non faremo a Giorgia Meloni quello che lei ha fatto a noi e alle nostre famiglie. Per noi la presidente del Consiglio è innocente come chiunque è innocente fino a sentenza passata in giudicato”. Secondo Renzi, “l'impressione è che Giorgia Meloni voglia cavalcare questo avviso di garanzia, che è un atto dovuto, per alimentare il suo naturale vittimismo”.
Salvini: “Vergogna”. Tajani: “Ripicca per la riforma della giustizia”
Immediata la solidarietà degli alleati: “Vergogna, vergogna, vergogna”, commenta il vicepremier Matteo Salvini. “Lo stesso procuratore che mi accusò a Palermo ora ci riprova a Roma con il governo di centrodestra”, dice il titolare dei Trasporti, invocando la riforma della giustizia “subito!”.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani si dichiara subito “dalla parte di Giorgia Meloni, Matteo Piantedosi, di Nordio e di Mantovano” e si spinge a condannare “scelte che suonano come una ripicca per la riforma della giustizia”.