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Dalla Camera via libera all’invio di armi all’Ucraina, opposizioni divise

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Dopo l’ok del Senato il decreto per gli aiuti militari a Kiev è legge. Pd a favore, M5S e Avs contrari
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Dopo il sì del Senato arriva anche l’ok della Camera. Con la sinistra che però continua a dividersi. La Camera ha approvato in via definitiva il decreto legge Ucraina, che autorizza la proroga al 31 dicembre 2025 dell'invio di armi, mezzi ed equipaggiamenti a Kiev. Il provvedimento, già approvato dal Senato, è passato con 192 voti a favore e 41 contrari. Le opposizioni si sono di nuovo divise con Pd, Iv e Azione che hanno votato a favore, M5s e Avs contro. Era successo già al Senato nei giorni scorsi con 123 voti favorevoli, mentre quelli contrari erano stati 25 e un senatore astenuto. Le opposizioni si erano divise visto che i senatori M5s e Avs hanno votato contro, a differenza degli altri colleghi di minoranza. Spaccatura sul Dl e anche sugli emendamenti. Gli esponenti Pd hanno votato con la maggioranza sugli emendamenti 1.2, 1.4, 1.5, 1.7, che chiedevano al governo di "rendere preventive comunicazioni alle Camere, che si esprimono mediante la votazione di uno specifico atto di ind…

Dopo il sì del Senato arriva anche l’ok della Camera. Con la sinistra che però continua a dividersi. La Camera ha approvato in via definitiva il decreto legge Ucraina, che autorizza la proroga al 31 dicembre 2025 dell'invio di armi, mezzi ed equipaggiamenti a Kiev. Il provvedimento, già approvato dal Senato, è passato con 192 voti a favore e 41 contrari. Le opposizioni si sono di nuovo divise con Pd, Iv e Azione che hanno votato a favore, M5s e Avs contro. Era successo già al Senato nei giorni scorsi con 123 voti favorevoli, mentre quelli contrari erano stati 25 e un senatore astenuto. Le opposizioni si erano divise visto che i senatori M5s e Avs hanno votato contro, a differenza degli altri colleghi di minoranza. Spaccatura sul Dl e anche sugli emendamenti. Gli esponenti Pd hanno votato con la maggioranza sugli emendamenti 1.2, 1.4, 1.5, 1.7, che chiedevano al governo di "rendere preventive comunicazioni alle Camere, che si esprimono mediante la votazione di uno specifico atto di indirizzo di ciascuna cessione", e si sono invece astenuti sugli emendamenti 1.3 e 1.8, che invece chiedeva che "l'elenco dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti sia consultabile presso la sede del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica dai componenti delle commissioni parlamentari competenti per materia che ne facciano richiesta". Non solo. Il Pd si è astenuto anche sull'odg presentato dal M5s che impegnava il governo "a relazionare alle Camere i dettagli in merito alle spese sostenute per le cessioni di forniture militari".

"Il fatto che, sulla guerra in Ucraina, il Pd si ostini a mantenere una linea fuori dal tempo e dalla realtà, è sintomatico della distanza tra la teoria e la pratica. Se si vuole essere realmente progressisti, dalla parte del popolo e non delle lobbies delle armi, se si vuole costruire un'alternativa a una destra completamente schiacciata sugli interessi di Washington, noi pensiamo che la strada non sia quella di continuare a inviare armi", attacca Riccardo Ricciardi, neo capogruppo alla Camera dei pentastellati.

L'autorizzazione all’invio delle armi è concessa "nei termini e con le modalità" stabilite nella normativa. L'articolo 2-bis del decreto legge n. 14 del 2022 ha autorizzato, previo atto di indirizzo delle Camere, la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle autorità governative ucraine, in deroga alla legge 185 del 1990, legge che individua in via generale alcune fattispecie di divieto ad esportare ed importare i materiali di armamento ed i requisiti indispensabili per poter operare nel settore e fissa dettagliatamente le modalità e le varie fasi dei procedimenti autorizzativi, nonché le misure sanzionatorie in caso di violazione delle norme. L'elenco dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari oggetto della cessione, nonché le modalità di realizzazione della stessa (anche ai fini dello scarico contabile), sono definiti con uno o più decreti del ministro della Difesa, adottati di concerto con i ministri degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'Economia e delle finanze.

Il voto in Senato ha innescato una serie di reazioni politiche. "Noi di Iv, per la decima volta, votiamo a favore degli aiuti all'Ucraina, senza alcun tentennamento. Ma il governo deve uscire dalle ambiguità rispetto a Trump e all'Europa" ha detto Davide Faraone, capogruppo di Italia viva alla Camera. "Noi della Lega, da sempre, guardiamo al Presidente Trump. Siamo certi che, senza abbandonare il popolo ucraino, lavorerà incessantemente per la pace” la risposta indiretta del vicepresidente della commissione Affari Esteri, il deputato della Lega Paolo Formentini. "Noi non vogliamo certo negare agli ucraini il diritto di difendersi: noi vogliamo che vengano messi subito, prima che sia troppo tardi, nella condizione di non doversi più difendere, fermando le armi, fermando la guerra. Lo scorso anno, quando eravamo qui a discutere sull'altro decreto Ucraina, vi avevamo detto che non siamo noi gli ipocriti ma chi, come voi, solidarizza a parole con gli ucraini ma, inviando ad oltranza armi, li condanna di fatto ad altri mesi di massacri" la dichiarazione del deputato Marco Pellegrini, capogruppo M5S in Commissione Difesa.

"In Parlamento approviamo il Decreto Legge 200/2024 che proroga fino al 31 dicembre 2025 l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari a favore delle autorità governative ucraine. Tale decisione rappresenta un ulteriore passo nella ferma volontà dell'Italia di sostenere l'Ucraina nella sua legittima difesa contro l'aggressione russa, in linea con i principi del diritto internazionale" la linea di Roberto Bagnasco, capogruppo di Forza Italia in commissione Difesa. "Votare no non vuol dire essere per la pace vuol dire essere per i dittatori. Noi oggi faremo l'unica cosa che possiamo fare, ovvero sostenere l'Ucraina nel suo diritto a difendersi, perché se l'Ucraina resiste, resiste la nostra sicurezza e la nostra libertà" ha detto la deputata Federica Onori in dichiarazione di voto per Azione nell'Aula della Camera sul dl Ucraina. "Restiamo basiti, ancora una volta, di fronte al voltafaccia dei 5 Stelle che, dopo aver approvato all'unanimità durante il governo Draghi il decreto per l'invio delle armi a Kiev, ora votano contro la proroga allo stesso decreto” ha attaccato Mauro Malaguti di Fdi, componente della Commissione Difesa. "Abbiamo assistito ad una lotta eroica del popolo ucraino, una resistenza come atto di difesa della libertà e della dignità umana. Come cittadini europei è nostro dovere aiutare l'Ucraina non solo a parole ma con azioni concrete che ne garantiscano la sicurezza e la nostra stessa stabilità. La risposta unitaria dell'Europa dimostra come è possibile agire in modo coordinato. Dobbiamo assicurare che l'Ucraina non sia solo un Paese che si difende ma che possa svilupparsi all'interno della Ue. Non possiamo fare dell'Europa un vassallo delle dinamiche geopolitiche globali" è intervenuto il deputato del Pd Nicola Carè.

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