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Legge elettorale, la destra apre il cantiere per la riforma proporzionale

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FdI, FI e Lega danno vita a un board per le modifiche: addio ai collegi uninominali premio con due soglie
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Roma — Un board politico che si occupi della legge elettorale. Nascerà nelle prossime settimane e sarà composto dai numeri due delle forze di maggioranza, o comunque da figure di massima fiducia di Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi. Con un compito: scrivere a nome del centrodestra una modifica condivisa del sistema del voto. Per tenersi pronti, anche in caso di elezioni anticipate, a presentarsi agli elettori con una nuova legge. Quella attualmente in vigore andrà comunque modificata.

È un dettaglio poco noto, ma conosciuto ai vertici delle segreterie dei partiti. Il Rosatellum con cui si è votato nel 2022 necessita di almeno due correzioni, dovute a un “malfunzionamento”: di certo, va ritoccato il meccanismo di elezione per gli italiani all’estero. Sono revisioni di poco conto, ma rappresentano un’opportunità per chi vuole cambiare: la legge va cambiata prima del ritorno alle urne. È insomma una finestra che il centrodestra al governo valuta di sfrut…

Roma — Un board politico che si occupi della legge elettorale. Nascerà nelle prossime settimane e sarà composto dai numeri due delle forze di maggioranza, o comunque da figure di massima fiducia di Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi. Con un compito: scrivere a nome del centrodestra una modifica condivisa del sistema del voto. Per tenersi pronti, anche in caso di elezioni anticipate, a presentarsi agli elettori con una nuova legge. Quella attualmente in vigore andrà comunque modificata.

È un dettaglio poco noto, ma conosciuto ai vertici delle segreterie dei partiti. Il Rosatellum con cui si è votato nel 2022 necessita di almeno due correzioni, dovute a un “malfunzionamento”: di certo, va ritoccato il meccanismo di elezione per gli italiani all’estero. Sono revisioni di poco conto, ma rappresentano un’opportunità per chi vuole cambiare: la legge va cambiata prima del ritorno alle urne. È insomma una finestra che il centrodestra al governo valuta di sfruttare a proprio vantaggio.

Di un nuovo sistema discutono riservatamente gli sherpa della destra, in questi giorni. Di certo, esiste una ragione politica a dettare questa svolta: il premierato arranca e rischia di restare impantanato senza vedere mai la luce. Dalla maggioranza negano questa lettura, ma è solo difesa d’ufficio dopo le centrate ricostruzioni degli ultimi giorni. Da dove si parte, dunque? Dall’idea di cancellare i collegi uninominali (con cui si determina oggi il 37% degli eletti). E di affidare la scelta dei parlamentari a liste proporzionali plurinominali. Le alleanze resterebbero comunque decisive per garantire stabilità. L’idea di cui si ragiona nel centrodestra è di fissare due soglie per altrettanti possibili premi di maggioranza. Il primo sarà assicurato alla coalizione di liste collegate che raggiunge quota 35% dei voti: per loro, il 51% dei seggi. Se dovessero invece toccare soglia 40%, potranno contare sul 55% degli scranni.

Il punto più delicato resta quello del meccanismo con cui determinare gli eletti nelle liste proporzionali. Sembra esserci consenso attorno all’ipotesi di prevedere un capolista bloccato. L’opzione allo studio è di accompagnare questa previsione con il ritorno delle preferenze, che Antonio Tajani sostiene e i meloniani ufficialmente non bocciano. In realtà, esistono almeno tre scogli a complicare questa strada. Il primo: i parlamentari attualmente in carica difficilmente accetteranno una riforma che rende molto meno solida la possibilità di essere rieletti, favorendo invece i ras delle preferenze. Il secondo: a meno di disegnare enormi collegi elettorali, i partiti medio piccoli quasi certamente non otterranno un secondo eletto. E dunque, i candidati che detengono pacchetti rilevanti di voti sarebbero incentivati a correre soltanto nelle liste delle forze politiche maggiori (attualmente, FdI e Pd). Infine, verrebbe ridimensionato il potere delle segreterie. Su questo punto, il percorso sembra già in salita.

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