✕

Sistema elettorale, con la legge di Meloni vince sempre la destra

Ascolta l'audio

Abbiamo chiesto agli esperti di Youtrend di provare a simulare quale sarebbe il risultato delle elezioni applicando il “Porcellinum” (copyright Ainis)
3 minuti di lettura

La maggioranza, su indicazione della premier Giorgia Meloni, ha iniziato a discutere della nuova legge elettorale. Un’esigenza formalmente legata alla riforma del premierato, ma che nasconde la tentazione di arrivare comunque a un’investitura diretta del capo del governo anche senza una modifica della Costituzione. In Parlamento non si parla d’altro, anche perché il sospetto è che la leader di Fratelli d’Italia stia considerando un finale anticipato di legislatura per trovare l’opposizione ancora impreparata e divisa.

L’idea sul tavolo sarebbe quella di adottare una versione del sistema elettorale in vigore per le Regioni, il cosiddetto Tatarellum, il cui punto fondamentale è il premio di maggioranza per la coalizione vincente su un impianto proporzionale. La questione è dunque l’ampiezza di questo “aiuto” a chi arriva primo, che la Consulta pretende che non dia luogo a una “sovra-rappresentazione” della lista di maggioranza relativa. La fascistissima legge Acerbo prevedeva un premio …

La maggioranza, su indicazione della premier Giorgia Meloni, ha iniziato a discutere della nuova legge elettorale. Un’esigenza formalmente legata alla riforma del premierato, ma che nasconde la tentazione di arrivare comunque a un’investitura diretta del capo del governo anche senza una modifica della Costituzione. In Parlamento non si parla d’altro, anche perché il sospetto è che la leader di Fratelli d’Italia stia considerando un finale anticipato di legislatura per trovare l’opposizione ancora impreparata e divisa.

L’idea sul tavolo sarebbe quella di adottare una versione del sistema elettorale in vigore per le Regioni, il cosiddetto Tatarellum, il cui punto fondamentale è il premio di maggioranza per la coalizione vincente su un impianto proporzionale. La questione è dunque l’ampiezza di questo “aiuto” a chi arriva primo, che la Consulta pretende che non dia luogo a una “sovra-rappresentazione” della lista di maggioranza relativa. La fascistissima legge Acerbo prevedeva un premio monstre: l’assegnazione automatica dei 2/3 dei seggi alla lista che avesse superato il 25% dei voti. Si sa come andò a finire nel 1924. Stavolta l’idea sarebbe quella di un premio per regalare il 55% dei seggi alla coalizione che dovesse superare il 40%. Un premio del 15% comunque molto importante e distorsivo. La riesumazione - ha scritto su Repubblica Michele Ainis - del Porcellum di Calderoli sotto mentite spoglie. Quel Porcellum che la Consulta mandò al macello nel 2014.

In attesa che dalle segrete stanze del centrodestra esca fuori qualcosa di scritto, dobbiamo affidarci alle prime voci e ai retroscena, come quello pubblicato da Tommaso Ciriaco, sui lavori in corso. Su queste basi abbiamo chiesto agli esperti di Youtrend di provare a simulare quale sarebbe il risultato applicando il “Porcellinum” (copyright Ainis) e ne è venuto fuori, in maniera forse non sorprendente, che a vincere sarebbe sempre la destra. Sia con l’ipotesi di un centrosinistra diviso, sia con quella di un accordo larghissimo come quello auspicato da Dario Franceschini. Solo in questo ultimo caso, a palazzo Madama, la destra avrebbe un risultato appeso a un filo.

(Ringraziamo Lorenzo Pregliasco, Giovanni Forti e Alessio Vernetti di Youtrend)

SIMULAZIONE YOUTREND - PROPOSTA CENTRODESTRA (“TATARELLUM”)

Centrodestra favorito in tutti gli scenari e a quota 215 seggi alla Camera, ma resta il nodo Senato: senza premio nazionale la maggioranza a Palazzo Madama è a rischio.

Il premio di maggioranza a livello regionale favorirebbe il centrodestra in caso di centrosinistra diviso (114 seggi), ma contro il campo largo rischio ingovernabilità (100-102 seggi).

Il 63% dei parlamentari FDI, il 44% di quelli PD e il 26% dei M5S verrebbe eletto con le preferenze, mentre nelle liste più piccole passerebbero quasi solo i capilista bloccati.

Una proposta di cui si discute nel centrodestra per cambiare la legge elettorale mira a eliminare la quota dei collegi uninominali in favore di un sistema proporzionale basato su collegi plurinominali, con premio di maggioranza al 51% o al 55%, capolista bloccato e preferenze per i candidati che seguono nella lista.

Youtrend ha simulato questo scenario ed emerge che, assumendo per ipotesi che siano vietate le pluricandidature e utilizzando i collegi plurinominali del Rosatellum, per ogni partito la quota di eletti con le preferenze aumenta all’aumentare del risultato elettorale del partito, a scapito della quota di eletti come capolista.

Nello specifico, alla Camera gli eletti come capolista sarebbero il 37% dei deputati di FdI (63% con preferenze), il 91% dei deputati di una lista Forza Italia-Noi Moderati (9% con preferenze) e il 95% dei deputati della Lega (5% con preferenze). Nell’opposizione, sarebbero eletti come capolista il 56% dei deputati del PD (44% con preferenze), il 74% dei deputati del Movimento 5 Stelle (26% con preferenze) e tutti i deputati di AVS e dei partiti centristi (Azione, Italia Viva, +Europa).

NB SUL PREMIO DI MAGGIORANZA AL SENATO: Va rilevato che non è al momento chiaro come la proposta intenda affrontare il nodo del premio di maggioranza al Senato, dal momento che l'articolo 57 della Costituzione prevede che il Senato sia eletto su base regionale. La Corte costituzionale, nella sentenza che smantellò il Porcellum (1/2014), demolì i premi di maggioranza attribuiti a livello regionale in quanto privi di una soglia minima e dunque soggetti a un'eccessiva distorsione. È dunque in linea teorica possibile ipotizzare premi di maggioranza su base regionale (riconcepiti alla luce dei rilievi della Corte), anche se la stessa Consulta fece al tempo notare la scarsa razionalità dei premi regionali rispetto all'obiettivo della governabilità, dal momento che la somma di premi assegnati regionalmente poteva comportare un paradossale rischio di ingovernabilità.

Che la questione del premio di maggioranza al Senato sia delicata è dimostrato anche dal fatto che, nel progetto di riforma del premierato, la maggioranza prevede di rivedere l'articolo 57 con questa formula: «Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e salvo il premio su base nazionale previsto dall’articolo 92».

Per Palazzo Madama abbiamo quindi simulato tre diverse leggi elettorali: un proporzionale puro senza premio di maggioranza, un premio di maggioranza su base regionale al 55% su base regionale, un premio di maggioranza nazionale al 55%. Il primo scenario di alleanze ipotizzato è lo stesso della Camera (Scenario A): il centrodestra vedrebbe come avversari un centrosinistra “ristretto”, composto da PD e AVS; il Movimento 5 Stelle da solo; e una lista unica centrista composta da Azione, Italia Viva e +Europa.

Si nota che, in caso di divisioni fra i suoi avversari, il centrodestra otterrebbe una maggioranza abbastanza comoda a Palazzo Madama con il premio di maggioranza regionale, imponendosi come prima coalizione in tutte le regioni italiane.

In caso invece di coalizione di centrosinistra più ampia (Scenario B), ad esempio con il Movimento 5 Stelle alleato di PD e AVS, il margine del centrodestra si ridurrebbe, a causa della vittoria della coalizione di centrosinistra nelle regioni “rosse” e in diverse regioni del sud. Ovviamente la situazione con il premio di maggioranza nazionale e con il proporzionale puro rimarrebbe sostanzialmente invariata.

Infine, in caso di “Campo Larghissimo”, come ipotizzato da Franceschini, la situazione sarebbe estremamente incerta, con il centrodestra che in caso di premio regionale rischierebbe di non arrivare alla soglia della maggioranza al Senato per un voto. In caso di premio nazionale, invece, i risultati rimarrebbero analoghi visto che il centrodestra sarebbe comunque la prima coalizione.

Leggi i commenti