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Lodo Franceschini, Nardella: “Importanti le parole di Conte, uniti nella diversità”

Dario Nardella

 

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Intervista all’eurodeputato del Pd: “Dario propone una mediazione seria”
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«La riflessione di Franceschini è un esercizio di sano realismo: non ascoltarla sarebbe un errore, anche perché siamo in un momento di incontestabile difficoltà nella costruzione della coalizione, che rischia solo di fare un grande regalo alla destra». Dario Nardella, eurodeputato del Pd ed ex sindaco di Firenze invita a non archiviare la proposta dell’amico Dario: «Per me il suo “marciare divisi per colpire uniti” significa “stare uniti nella diversità”: questa può diventare la cifra del nuovo centrosinistra».

Vi rifugiate nel tatticismo per nascondere il vostro disaccordo?

«In realtà il messaggio è chiaro: i partiti che si riconoscono nel campo progressista non possono rimanere vittime delle loro differenze. Occorre trovare un minimo comun denominatore: programma in pochi punti e candidature congiunte nell’uninominale».

«La riflessione di Franceschini è un esercizio di sano realismo: non ascoltarla sarebbe un errore, anche perché siamo in un momento di incontestabile difficoltà nella costruzione della coalizione, che rischia solo di fare un grande regalo alla destra». Dario Nardella, eurodeputato del Pd ed ex sindaco di Firenze invita a non archiviare la proposta dell’amico Dario: «Per me il suo “marciare divisi per colpire uniti” significa “stare uniti nella diversità”: questa può diventare la cifra del nuovo centrosinistra».

Vi rifugiate nel tatticismo per nascondere il vostro disaccordo?

«In realtà il messaggio è chiaro: i partiti che si riconoscono nel campo progressista non possono rimanere vittime delle loro differenze. Occorre trovare un minimo comun denominatore: programma in pochi punti e candidature congiunte nell’uninominale».

Così sembra che a voi interessi solo vincere: ma senza un patto di coalizione, come farete poi a governare?

«Tutti i leader del centrosinistra, si legga Conte su Repubblica, hanno messo in luce le tante battaglie che abbiamo portato avanti insieme, dal salario minimo alla lotta contro l’autonomia differenziata: segno di una sensibilità condivisa su molti temi. Dopodiché persistono visioni diverse in altri ambiti — che però, attenzione, sono persino maggiori nel centrodestra — a iniziare dalla politica estera. Perciò, se non vogliamo restare bloccati in un estenuante dibattito interno, dobbiamo sperimentare una strada alternativa: un’intesa seria nei 221 collegi uninominali e mani libere nel proporzionale, che ci permettano di parlare ciascuno al proprio elettorato e magari strappare qualche voto all’astensione. Il capo 5S ha aperto, dialoghiamo su ciò che ci unisce».

Prodi però obietta: serve un programma comune.

«Ha ragione, ma una base di programma già ce l’abbiamo: attuare davvero la nostra Costituzione, che questa destra vuole stravolgere con un disegno sovversivo. Ricordo inoltre che nel 1996 pure l’Ulivo fece la desistenza con Rifondazione. Non è uno scandalo individuare una formula che ci consenta di uscire dal pantano di veti e controveti. L’unica è trovare una soluzione pragmatica».

E come si fa con la segretaria pd che si dice testardamente unitaria?

«Condivido Elly che così fa crescere il Pd nei consensi. È evidente che il mondo ideale sarebbe quello della coalizione unica, ma visto che non riusciamo a farla, anziché rimanere fermi e regalare alla destra spazio e visibilità, oltre che una vittoria a tavolino alle Politiche, io dico: muoviamoci in un’altra maniera. È una mediazione: iniziamo a riconoscerci come forze alleate, ma valorizzando le nostre identità e differenze, che non vanno considerate come solchi incolmabili, bensì un’opportunità per battere gli avversari».

La destra tuttavia vuol cambiare la legge elettorale sul modello delle regioni che premia le coalizioni: così il suo ragionamento cadrebbe.

«Non so quanto Forza Italia e Lega possano accettare un modello che li obbliga a rimanere comprimari a lungo. In ogni caso noi non possiamo aspettare una futura, ipotetica legge elettorale — di cui non conosciamo i dettagli, né sappiamo se e quando arriverà — perché rischiamo di perdere tempo. Noi agli elettori offriremmo una proposta chiara: al proporzionale potranno votare i partiti che più corrispondono alle loro idee, nei collegi uninominali il frutto di un compromesso alto per mandare a casa il peggiore governo della storia repubblicana».

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