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Almasri, Italia denunciata all’Aia. Tajani: “La Corte va indagata”

(afp)

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L’esposto di un rifugiato sudanese porta la Cpi ad avviare un approfondimento sull’esecutivo. Sarcasmo dal guardasigilli Schlein contro la premier: “Si è nascosta”. Conte: “Governo vergognoso”. La opposizioni sollevano il caso a Strasburgo
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La Corte penale internazionale ha acceso un faro sul governo italiano. Una mail, inviata da un rifugiato sudanese che già nel 2019 aveva raccontato agli investigatori le torture che lui e la moglie avevano subito in Libia dal generale Almasri, è adesso al vaglio dei giudici dell’Aia. Quanto basta per alzare notevolmente la tensione tra l’Italia e il tribunale per crimini internazionali su cui adesso l’esecutivo vuole indagare.

In questa denuncia, di cui dà notizia l’Avvenire, viene messo in evidenza che, non consegnando il torturatore libico alla Cpi, ma scarcerandolo dopo quarantotto ore, la premier Giorgia Meloni e i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi «hanno abusato dei loro poteri esecutivi per disobbedire ai loro obblighi internazionali e nazionali». Inizialmente il quotidiano fa riferimento all’apertura di un fascicolo. Qualche ora più tardi si chiarirà che la denuncia è in una fase ancora di studio. Ma intanto il governo va all’attacco dell’Aia.

Primo fra tutti il …

La Corte penale internazionale ha acceso un faro sul governo italiano. Una mail, inviata da un rifugiato sudanese che già nel 2019 aveva raccontato agli investigatori le torture che lui e la moglie avevano subito in Libia dal generale Almasri, è adesso al vaglio dei giudici dell’Aia. Quanto basta per alzare notevolmente la tensione tra l’Italia e il tribunale per crimini internazionali su cui adesso l’esecutivo vuole indagare.

In questa denuncia, di cui dà notizia l’Avvenire, viene messo in evidenza che, non consegnando il torturatore libico alla Cpi, ma scarcerandolo dopo quarantotto ore, la premier Giorgia Meloni e i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi «hanno abusato dei loro poteri esecutivi per disobbedire ai loro obblighi internazionali e nazionali». Inizialmente il quotidiano fa riferimento all’apertura di un fascicolo. Qualche ora più tardi si chiarirà che la denuncia è in una fase ancora di studio. Ma intanto il governo va all’attacco dell’Aia.

Primo fra tutti il guardasigilli che con tono ironico, ospite di un Giorno da Pecora, in occasione del suo 78esimo compleanno, dice: «Credo che a questo mondo tutti indaghino un po’ su tutto. Noi abbiamo fiducia nella giustizia umana. Postulo la giustizia divina proprio perché la giustizia umana spesso è fallibile, ma accontentiamoci di quella che abbiamo e vediamo come va». Duro invece il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani che paventa l’apertura di «un’inchiesta sulla Corte penale, bisogna avere chiarimenti su come si è comportata». E infatti il ministero della Giustizia ha già allo studio un documento con cui potrebbe a breve formalizzare ai giudici dell’Aja una richiesta di spiegazioni sulle incongruenze, evidenziate mercoledì durante l’informativa alle Camere, nelle procedure attivate per il mandato di arresto del generale libico.

Il dibattito è andato fuori i canoni istituzionali. La segretaria del Pd Elly Schlein sottolinea che «le parole pronunciate da Nordio hanno aperto uno scontro senza precedenti con la Cpi, frutto delle contraddizioni del governo e della scelta che Meloni non ha avuto il coraggio di spiegare». Dunque chiede alla premier di «rispondere politicamente della vicenda, davanti al Parlamento e al Paese». E ancora: «La smetta di nascondersi, non parla ormai da giorni». Dello stesso avviso il capogruppo al Senato di Avs, Peppe De Cristofaro, per il quale la presidente del Consiglio «deve dire se l’Italia sia sotto ricatto».

Il leader M5s Giuseppe Conte definisce il governo «vergognoso» e dice di non essere rimasto «sorpreso» dall’apertura dell’indagine da parte dell’Aia. Ma ecco che il governo italiano fa trapelare che «non esiste ad oggi nessun procedimento aperto contro l’Italia dalla Corte penale internazionale. Il procuratore - spiegano fonti di Palazzo Chigi - non ha ufficialmente inviato la denuncia del cittadino sudanese né al cancelliere né ai giudici. Le comunicazioni sono moltissime, ognuna viene vagliata e solo se ritenuta fondata può originare un procedimento, che richiede mesi». In effetti anche la stessa Corte penale internazionale, attraverso un suo portavoce, chiarisce che «secondo il trattato istitutivo del tribunale internazionale, qualsiasi individuo o gruppo di qualsiasi parte del mondo può inviare informazioni al procuratore della Corte». Dunque, almeno per il momento, non vi è «nessun caso contro i funzionari italiani».

Ma al di là dell’apertura o meno del procedimento, resta l’intenzione del governo di perseguire i giudici dell’Aia. Dunque l’opposizione è pronta a scendere nuovamente in campo, stavolta all’Europarlamento, che per martedì prossimo a Strasburgo ha calendarizzato un dibattito sulla «protezione del sistema di giustizia internazionale e le sue istituzioni, in particolare la Corte penale internazionale e la Corte internazionale di giustizia». Così da mettere un argine alle accuse che arrivano dall’Italia.

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