Dopo aver sbrogliato la matassa Consulta, con l’elezione dei quattro giudici mancanti in fondo a settimane di durissimo scontro politico, ne resta un’altra non meno intricata da sciogliere: la ratifica in Vigilanza del presidente Rai che, alla stessa stregua dello scrutinio sulla Corte, ha bisogno di un quorum qualificato, possibile da raggiungere solo con il contributo delle opposizioni. È la ragione per la quale, da mesi, la bicamerale di controllo sulla tv di Stato è bloccata: non riesce cioè a riunirsi per la diserzione della maggioranza che, anziché cercare un’intesa su un nome di garanzia, ha deciso di non partecipare ai lavori finché non verrà accettata la proposta di insediare al vertice del cda Simona Agnes, la consigliera di rito forzista cara a Gianni Letta. Un’imposizione che ha subito innescato un muro contro muro tale da provocare, fra l’altro, la paralisi di Viale Mazzini. Ora però che la partita costituzionale è stata chiusa, tirare ancora per le lunghe la contesa Rai …
Dopo aver sbrogliato la matassa Consulta, con l’elezione dei quattro giudici mancanti in fondo a settimane di durissimo scontro politico, ne resta un’altra non meno intricata da sciogliere: la ratifica in Vigilanza del presidente Rai che, alla stessa stregua dello scrutinio sulla Corte, ha bisogno di un quorum qualificato, possibile da raggiungere solo con il contributo delle opposizioni. È la ragione per la quale, da mesi, la bicamerale di controllo sulla tv di Stato è bloccata: non riesce cioè a riunirsi per la diserzione della maggioranza che, anziché cercare un’intesa su un nome di garanzia, ha deciso di non partecipare ai lavori finché non verrà accettata la proposta di insediare al vertice del cda Simona Agnes, la consigliera di rito forzista cara a Gianni Letta. Un’imposizione che ha subito innescato un muro contro muro tale da provocare, fra l’altro, la paralisi di Viale Mazzini. Ora però che la partita costituzionale è stata chiusa, tirare ancora per le lunghe la contesa Rai diventa più complicato. Lo ha ben capito il centrodestra, pronto a ricorrere a ogni sorta di pressing e di stratagemma per portare a casa il risultato. E così, mentre alla Camera è in corso lo spoglio sui quattro giudici, ecco affiorare una voce tra i vari capannelli in Transatlantico: i commissari della minoranza stanno meditando di dimettersi in blocco per protestare contro lo stallo. Con tanto di risposta incorporata da parte degli avversari: “Se lo fanno, noi ci accodiamo, così si azzera la commissione e la presidente M5S Barbara Floridia perde la poltrona a cui tiene tanto”. Un chiaro tentativo di pressione nei confronti del partito di Conte, titolare di quella postazione, per convincerlo a offrire i due voti necessari a superare la soglia dei due terzi prevista dalla legge. Talmente ben congegnato da spingere Antonio Tajani – sponsor numero uno dell’operazione – a sbilanciarsi sin dal mattino, prima di rifugiarsi in un angolino di Montecitorio a parlare fitto fitto con il leader di Avs Nicola Fratoianni (anche lui “detentore” di due voti in Vigilanza): "Agnes è una persona di garanzia, la figlia di Biagio, l’inventore del Tg3, non è una pericolosa reazionaria”, la riflessione del segretario azzurro. “Se fossi uno di sinistra la voterei". Ma siccome non lo è, si incarica il Pd a smascherare la manovra: “Non c'è nessuna ipotesi di dimissioni di massa del centrosinistra. C'è, invece, un grave ostruzionismo da parte del centrodestra sull'elezione dei vertici di Viale Mazzini, bloccata a causa loro”, taglia corto Stefano Graziano capogruppo dem in commissione. Confermano dal M5S: “Siamo compatti, nessuno di noi pensa al passo indietro. Stanno facendo di tutto per evitare la seduta straordinaria che potrebbe essere convocata a breve per ascoltare Giampaolo Rossi". Sarebbe infatti questa la causa dell’irritazione della maggioranza: non appena Floridia ha manifestato la volontà di avvalersi di una norma del regolamento che le consente di bypassare l’ufficio di presidenza e la coalizione di governo per far ripartire i lavori con l’audizione dell’ad Rai, dall’altra parte si sono fatti saltare la mosca al naso. Ed è ripartito il valzer di minacce e ritorsioni. “Se vanno avanti risponderemo”, sibilano i forzisti. E mentre la presidente della Vigilanza auspica “un confronto fra i leader per trovare una soluzione, come è accaduto sulla Consulta”, il centrosinistra unito replica a brutto muso: "In passato lo strumento della convocazione straordinaria è stato utilizzato anche su richiesta del centrodestra quando era all'opposizione e nessuno ha avuto nulla da ridire". Ultimo capitolo di una saga ancora lontana dal lieto fine.