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Consulta, Lotito scatena la fronda contro l’uomo di Tajani ex commissario Figc

Claudio Lotito 

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Veto del patron della Lazio con Salvini. Stallo su Agnes presidente Rai
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Roma — Sembrava chiusa. Giorgia Meloni ed Elly Schlein si erano sentite, i rispettivi alleati avevano dato l’ok, l’intesa sui quattro giudici costituzionali pareva finalmente avviata verso un porto sicuro. Nessuno però, in particolare Antonio Tajani, aveva fatto i conti con il ciclone Lotito. Il patron della Lazio che, non appena ricevuto l’elenco dei candidati da votare la mattina successiva in Parlamento, si è scatenato. Rischiando, nella notte dei lunghi coltelli, di far naufragare — per la 14esima volta — il barchino per la Consulta.

Stava all’erta già da una decina di giorni il pirotecnico presidente biancoceleste e senatore forzista. Dacché gli era giunta all’orecchio la ferale notizia: dopo molto meditare (e litigare) FI era orientata a indicare il professor Gennaro Terracciano, avvocato e amico del capogruppo alla Camera Paolo Barelli. Ma le trattative erano ancora in corso, potevano sempre deragliare, per cui Lotito si era limitato a blande proteste. Alle quali, per prec…

Roma — Sembrava chiusa. Giorgia Meloni ed Elly Schlein si erano sentite, i rispettivi alleati avevano dato l’ok, l’intesa sui quattro giudici costituzionali pareva finalmente avviata verso un porto sicuro. Nessuno però, in particolare Antonio Tajani, aveva fatto i conti con il ciclone Lotito. Il patron della Lazio che, non appena ricevuto l’elenco dei candidati da votare la mattina successiva in Parlamento, si è scatenato. Rischiando, nella notte dei lunghi coltelli, di far naufragare — per la 14esima volta — il barchino per la Consulta.

Stava all’erta già da una decina di giorni il pirotecnico presidente biancoceleste e senatore forzista. Dacché gli era giunta all’orecchio la ferale notizia: dopo molto meditare (e litigare) FI era orientata a indicare il professor Gennaro Terracciano, avvocato e amico del capogruppo alla Camera Paolo Barelli. Ma le trattative erano ancora in corso, potevano sempre deragliare, per cui Lotito si era limitato a blande proteste. Alle quali, per precauzione, era riuscito ad associare diversi colleghi e pure la Lega, interessata per ragioni territoriali (ed elettorali) a convergere su un nome del Nord.

L’altro ieri, manca un’ora a mezzanotte quando ai parlamentari di maggioranza arriva l’alert via whatsapp: «Domani tutti presenti». È in quell’istante che il senatore romano realizza: la telenovela è finita, il designato sarà l’ex commissario ad acta della Figc, che aveva osato sfidarlo nel 2022 sulla riforma dello Statuto federale. Lotito non ci vede più. Si attacca al telefono e sbraita contro l’intero stato maggiore azzurro: «Quello non lo voto e non lo faccio nemmeno votare». Una minaccia da non sottovalutare: ha Salvini dalla sua. È apparso chiaro 24 ore prima, durante l’ultimo vertice con gli altri leader della coalizione, allorché il segretario lumbàrd — su input del viceministro Edoardo Rixi — ha estratto dal cilindro il genovese Roberto Cassinelli, ex deputato di Fi in ottimi rapporti con Toti. Panico. Tajani e Barelli provano a rabbonirlo, ma il presidente della Lazio è una furia. Non si può rischiare una nuova fumata nera. Per i forzisti sarebbe l’ennesima figuraccia. A poche ore dall’apertura delle urne, si decide lo switch: fuori Terracciano, dentro l’altro, per smacco sponsorizzato dai leghisti. Gioco, partita, incontro: Lotito ha vinto, i vertici azzurri sono sconfitti.

Un periodaccio per il ministro degli Esteri. Il quale non riesce neppure a far passare in Vigilanza la nomina di Simona Agnes alla presidenza della Rai. Sono mesi che il centrodestra diserta i lavori della bicamerale, in attesa che qualcuno fra le opposizioni ceda al pressing e “regali” i due voti necessari a raggiungere il quorum dei due terzi. Ieri l’ultimo tentativo: la voce, fatta circolare ad arte in Transatlantico, sui commissari della minoranza pronti a dimettersi in blocco. «Se lo fanno, noi ci accodiamo, la commissione viene azzerata e la presidente 5S Barbara Floridia decade», l’avvertimento a Giuseppe Conte. Subito però smascherato: «È un’ipotesi che non esiste», smentiscono Pd e 5s. Mentre Tajani si ferma a parlare fitto con il leader di Avs Nicola Fratoianni, anche lui “detentore” di due voti in Vigilanza. «Agnes è una figura di garanzia, se fossi di sinistra la voterei», l’invito del leader azzurro. Respinto, con perdite.

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