ROMA — Carlo Greppi, 42 anni, storico, in uscita con Figlia mia (Laterza), a destra dicono che quello di Bannon non era un saluto nazista.
«Rido».
Perché?
«Perché sono patetici. Avessero almeno la decenza di una coerenza, anche perché il posizionamento di Bannon è noto».
A lei sembra un gesto inequivocabile?
«Ma certo. E penso che neghino per farci uscire di matto, godono del fatto che poi i giornali intervistino quelli che si indignano».
Dovremmo ignorarli?
«No, al contrario, dobbiamo fischiare i falli».
Il saluto romano di Steve Bannon alla convention della destra statunitense Cpac
Il lepenista Bardella non andrà più alla convention dei conservatori.
«Convention di “conservatori” che tollerano saluti nazisti».
Persino per Bardella è troppo?
«Forse perché in Francia c’è ancora un minimo di tenuta di facciata sull’antifascismo: a differenza di Paesi come l’Italia o l’Ung…
ROMA — Carlo Greppi, 42 anni, storico, in uscita con Figlia mia (Laterza), a destra dicono che quello di Bannon non era un saluto nazista.
«Rido».
Perché?
«Perché sono patetici. Avessero almeno la decenza di una coerenza, anche perché il posizionamento di Bannon è noto».
A lei sembra un gesto inequivocabile?
«Ma certo. E penso che neghino per farci uscire di matto, godono del fatto che poi i giornali intervistino quelli che si indignano».
Dovremmo ignorarli?
«No, al contrario, dobbiamo fischiare i falli».
Il saluto romano di Steve Bannon alla convention della destra statunitense Cpac
Il lepenista Bardella non andrà più alla convention dei conservatori.
«Convention di “conservatori” che tollerano saluti nazisti».
Persino per Bardella è troppo?
«Forse perché in Francia c’è ancora un minimo di tenuta di facciata sull’antifascismo: a differenza di Paesi come l’Italia o l’Ungheria dove sono al potere partiti che hanno sdoganato il fascismo storico».
In Europa ci scandalizziamo ancora?
«Perché le tragedie degli anni Trenta e Quaranta l’Europa se le è viste scatenare sul proprio suolo: questo ha creato una memoria, degli anticorpi».
Meloni revocherà la sua partecipazione alla convention?
«Non lo so. So quello che dovremmo fare noi: smettere di chiedere di prendere le distanze da un’ideologia da cui non riescono a distanziarsi. Questa è la loro storia».
Il trumpismo però da noi non c’è.
«Non ancora. Ma i pericoli a cui andiamo incontro non sono molto diversi da chi si ritrova, Trump, Musk o Milei. L’aria di famiglia si sente anche qui».
Meloni negli ultimi mesi sembrava aprirsi all’Europa.
«Perché ha cercato di parlare ai moderati, tanti dei quali l’hanno votata, però la sua base storica, che non vuole scontentare, è nera come la pece, come dimostrano ad esempio le inchieste di Fanpage».
Prodi sostiene che tra l’Europa e Trump, la premier sceglierà quest’ultimo.
«È un falso dilemma, forse, perché dobbiamo capire quel che succederà in Europa. La politica dell’estrema destra è imprevedibile perché non è coerente. Il fascismo delle origini si alleava con gli industriali e si dichiarava popolare».
Da storico come valuta quanto sta avvenendo?
«Non è una novità di questi mesi. C’è un revival di estrema destra terrificante e sento delle rime assordanti con gli anni Trenta. E in più sono tornate guerre tradizionali: questo ha aumentato lo spaesamento nelle nostre società».
Dobbiamo avere paura?
«La tenuta psicologica dell’umanità è messa a dura prova. Ed è tutto davanti ai nostri occhi, minuto per minuto».
A cosa dobbiamo aggrapparci?
«Al fatto che questa paura generi nuovi anticorpi, che ancora non conosciamo».