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Meloni ai conservatori: “Senza Europa e Usa non c’è Occidente”

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La presidente del Consiglio si collega con la convention del Cpac a Washington dopo le polemiche. Elogia Trump, invoca la pace per l’Ucraina non citando Zelensky
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ROMA — L’Ucraina è quasi un inciso, nel video-discorso americano di Giorgia Meloni. In quel rapido passaggio, davanti alla platea della Cpac che in chiusura le tributa una standing ovation, la premier riesce a infilare un paio di concetti non proprio in linea col trumpismo. Ma senza smarcarsi fino in fondo. Rende onore al «coraggio» degli ucraini, ma non menziona Zelensky; accenna alla «brutale aggressione» che hanno subito, senza nominare Putin o la Russia; chiede alla fine una «pace giusta», senza insistere più sull’integrità territoriale di Kiev. Dopo 24 ore di tentennamenti per il braccio teso di Steve Bannon che ha indignato persino i lepenisti (episodio che Meloni si guarda bene dal rivangare, nonostante alcuni forzisti come Giorgio Mulè le chiedessero di prendere le distanze), la premier quando appare in video-collegamento esordisce così: «Non potevo mancare».

Dolcevita rosso “Gop”, Meloni viene presentata come «a real hero», un vero eroe. Lei ringrazia e spende il gross…

ROMA — L’Ucraina è quasi un inciso, nel video-discorso americano di Giorgia Meloni. In quel rapido passaggio, davanti alla platea della Cpac che in chiusura le tributa una standing ovation, la premier riesce a infilare un paio di concetti non proprio in linea col trumpismo. Ma senza smarcarsi fino in fondo. Rende onore al «coraggio» degli ucraini, ma non menziona Zelensky; accenna alla «brutale aggressione» che hanno subito, senza nominare Putin o la Russia; chiede alla fine una «pace giusta», senza insistere più sull’integrità territoriale di Kiev. Dopo 24 ore di tentennamenti per il braccio teso di Steve Bannon che ha indignato persino i lepenisti (episodio che Meloni si guarda bene dal rivangare, nonostante alcuni forzisti come Giorgio Mulè le chiedessero di prendere le distanze), la premier quando appare in video-collegamento esordisce così: «Non potevo mancare».

Dolcevita rosso “Gop”, Meloni viene presentata come «a real hero», un vero eroe. Lei ringrazia e spende il grosso dei suoi 15 minuti a solleticare le corde care all’«incredibile» pubblico “Maga”: attacca la cultura «woke», il «gender», la «cancel culture», la stampa «mainstream», la sinistra radicale che dopo le presidenziali sarebbe «isterica». Difende ancora, come aveva fatto al summit di Parigi, il discorso del vicepresidente JD Vance, che ha inquietato le cancellerie di mezza Ue. Non menziona l’amico Elon Musk, ma due volte ripete questo concetto: «Non sono sola». Difende a spada tratta Trump: «I nostri avversari sperano che si allontani dagli europei, ma io lo conosco, scommetto che dimostreremo che si sbagliano». Nell’elogiare il presidente Usa, «forte ed efficace», la premier si dice certa che in Ucraina non si ripeterà «il disastro dell’Afghanistan» con Joe Biden, che fino alle elezioni americane lodava. L’Italia, insiste la premier, continuerà ad avere «un legame indistruttibile con gli Usa». Quanto all’Ue, «non è persa se i conservatori combattono» e «l’Occidente non può esistere senza l’America e nemmeno senza l’Europa».

Mentre la leader Pd Elly Schlein definisce «vergognosa» la partecipazione di Meloni alla Cpac macchiata dal braccio teso di Bannon, Tommaso Foti, il ministro degli Affari europei, spende parole più nette sulla posizione che cercherà di tenere l’Italia su Kiev: sia l’Ue che l’Ucraina «non possono essere escluse» da un tavolo di pace che non può essere «di resa». Per Roma, vanno garantiti almeno tre principi: «lasciare agli ucraini la scelta del proprio governo»; «evitare che diventi un protettorato» russo. E difendere la sua integrità territoriale, «per quanto possibile». Postilla significativa.

È con questa posizione che domani Meloni alla fine parteciperà alla call del G7 per i tre anni di guerra a Kiev. Un cambio di linea, perché la premier aveva pensato di sfilarsi, formalmente per ragioni di agenda: in quelle ore avrebbe dovuto incontrare l’emiratino bin Zayed. Incontro anticipato, perché l’assenza sarebbe stata vista come un clamoroso strappo coi partner europei. Ancora una volta a Meloni toccherà tergiversare. Tenere il piede in due scarpe. Restare al fianco di Trump, senza abbandonare pubblicamente Zelensky: Palazzo Chigi domani s’illuminerà dei colori ucraini, mentre un esponente di FdI sarà a Kiev. L’equilibrismo della premier si proietterà anche all’Onu, dove l’Italia sempre domani voterà due risoluzioni diverse sulla guerra. Quella di Kiev (col sostegno europeo), che chiede il ritiro incondizionato dei russi. E quella Usa, che punta solo a «una rapida fine del conflitto», senza critiche a Putin.

A complicare le scelte di Meloni non c’è solo il difficile equilibrio con l’Ue, ma anche quello interno alla maggioranza. Il ministro degli Esteri e segretario di FI Tajani si smarca nettamente da Bannon, «siamo distanti milioni di anni luce, la nostra famiglia politica è un’altra», e attacca severamente i tedeschi di Afd, in vista delle elezioni di oggi in Germania: «Sono contro l’Italia». Nelle stesse ore l’altro vicepremier, Matteo Salvini, sostiene che «solo Afd può salvare la Germania». Tra i Patrioti c’è chi vorrebbe includere Alice Weidel nell’eurogruppo. Salvini ufficialmente non si spinge a tanto, anche perché Le Pen è contraria. Ma intanto “vanta” le relazioni internazionali della Lega: «Abbiamo buoni rapporti a Washington. E anche a Mosca».

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