ROMA — La trattativa è rognosa: ancora ieri notte non c’era il via libera definitivo al testo che sarà licenziato oggi pomeriggio dal G7, a cui alla fine parteciperà in prima persona la premier Giorgia Meloni. Le pressioni americane sono note da giorni: Washington spingeva per depennare un passaggio dalla dichiarazione che uscirà dalla call straordinaria dei Grandi, convocata a tre anni esatti dall’invasione dell’Ucraina. È quello che attribuisce le responsabilità del conflitto, «l’aggressione russa». Passaggio che Meloni sostiene, tanto da aver utilizzato questa espressione l’altro ieri alla Cpac americana. E che alla fine, secondo fonti di Palazzo Chigi, dovrebbe trovare spazio nel testo. Anche se, secondo una fonte di governo di primo piano, nelle ultime ore si sta ragionando su un’altra versione ancora, di compromesso, che sarebbe gradita agli Usa. Non si parlerebbe più di aggressione, ma di un conflitto scoppiato su «iniziativa russa». Secondo le stesse fonti italiane, Roma potre…
ROMA — La trattativa è rognosa: ancora ieri notte non c’era il via libera definitivo al testo che sarà licenziato oggi pomeriggio dal G7, a cui alla fine parteciperà in prima persona la premier Giorgia Meloni. Le pressioni americane sono note da giorni: Washington spingeva per depennare un passaggio dalla dichiarazione che uscirà dalla call straordinaria dei Grandi, convocata a tre anni esatti dall’invasione dell’Ucraina. È quello che attribuisce le responsabilità del conflitto, «l’aggressione russa». Passaggio che Meloni sostiene, tanto da aver utilizzato questa espressione l’altro ieri alla Cpac americana. E che alla fine, secondo fonti di Palazzo Chigi, dovrebbe trovare spazio nel testo. Anche se, secondo una fonte di governo di primo piano, nelle ultime ore si sta ragionando su un’altra versione ancora, di compromesso, che sarebbe gradita agli Usa. Non si parlerebbe più di aggressione, ma di un conflitto scoppiato su «iniziativa russa». Secondo le stesse fonti italiane, Roma potrebbe anche avallarla, alla fine, se gli Usa s’impuntassero, perché comunque verrebbe riconosciuta, è la tesi, l’origine della guerra, oltre all’impegno a «trovare una soluzione diplomatica». Anche all’Onu l’Italia voterà sia la risoluzione di Kiev, chiarissima sulle responsabilità belliche, sia quella degli Usa, apprezzata dalla Russia, che punta solo alla fine delle ostilità.
Meloni all’inizio non avrebbe voluto partecipare al summit, formalmente per ragioni di agenda, per l’incontro con l’emiratino bin Zayed, poi anticipato, ma anche temendo uno strappo fra gli europei e Donald Trump. La mediazione sul testo è stata affidata al presidente di turno del G7, che ha preso il posto di Meloni, il leader canadese Justin Trudeau, che ieri ha sentito il presidente americano. Alla fine la premier si collegherà, pur barcamenandosi tra posizioni diverse. L’Ue, almeno coi suoi massimi vertici, è per il «sostegno incrollabile» a Kiev, come ha ricordato ieri Ursula von der Leyen dopo avere sentito l’inglese Keir Starmer e il francese Emmanuel Macron. Trump no, anzi. Secondo fonti governative la premier, che ieri si è confrontata al Colle col ministro degli Esteri Antonio Tajani, ribadirà comunque l’esigenza di «una pace giusta», esprimendo solidarietà «all’eroica resistenza ucraina». Probabile che Meloni, proprio come fatto alla Cpac, intervenga davanti ai colleghi a sostegno di Trump, dicendosi certa che gli Usa rimarranno al fianco dell’Europa e che l’inquilino della Casa bianca non deve creare allarmismi. Alla call dovrebbe partecipare pure Volodymyr Zelensky, che in giornata incontrerà von der Leyen e lo spagnolo Pedro Sanchez.
Nell’agenda di Meloni non c’è una telefonata col leader ucraino, ma fonti di governo non la escludono. In ogni caso, l’Italia non sosterrà pubblicamente le ultime dichiarazioni del presidente di Kiev, che si è detto pronto a farsi da parte se l’Ucraina entrerà nella Nato. Perché proprio l’ipotesi di un ingresso nell’alleanza alimenterebbe le tensioni. Anche l’adesione all’Ue è complicata: si studiano alternative, una partnership nella comunità politica europea.
Di Kiev si discuterà al consiglio europeo straordinario del 6 marzo, soprattutto delle spese per la difesa. Tra le ipotesi che circolano nelle cancellerie Ue - e che l’Italia non guarda con sfavore - c’è anche quella di stornare sulle armi i soldi delle rate non incassate del Next Generation Eu, da giugno 2026, per rispondere alle richieste di Trump.