✕

Stefania Craxi: “In Ucraina serve una forza di interposizione sul modello di Unifil”

Ascolta l'audio

La presidente della commissione Esteri del Senato non esclude truppe italiane a Kiev. “I dubbi di Salvini? La maggioranza esprimerà una posizione unitaria”
2 minuti di lettura

Per Stefania Craxi, Forza Italia, presidente della commissione Esteri del Senato, per l’Ucraina si può pensare “a una sorta di forza di interposizione, un po' sul modello Unifil”.

Senatrice, sia Fazzolari che Tajani hanno aperto al possibile impiego di truppe italiane in Ucraina, ma solo sotto l’ombrello Onu. Come si deve muovere l’Italia?

“È una posizione saggia, condivisibile. Io stessa giorni fa riflettevo pubblicamente su questa eventualità che, nel caso, sarebbe da salutare con favore. Significherebbe che le parti in conflitto sono giunte ad una tregua che rende possibile l’invio di una forza di peacekeeping sotto l’ombrello delle Nazioni Unite. Una sorta di forza di interposizione, un po' sul modello Unifil, ma con regole di ingaggio che spero siano ancor più definite, che prenda vita da una risoluzione Onu e che quindi nasca da un impegno dell’intera comunità internazionale”.

Salvini però ha riserve anche su una missione delle Nazioni unite…

“Non commento. Anche perché all…

Per Stefania Craxi, Forza Italia, presidente della commissione Esteri del Senato, per l’Ucraina si può pensare “a una sorta di forza di interposizione, un po' sul modello Unifil”.

Senatrice, sia Fazzolari che Tajani hanno aperto al possibile impiego di truppe italiane in Ucraina, ma solo sotto l’ombrello Onu. Come si deve muovere l’Italia?

“È una posizione saggia, condivisibile. Io stessa giorni fa riflettevo pubblicamente su questa eventualità che, nel caso, sarebbe da salutare con favore. Significherebbe che le parti in conflitto sono giunte ad una tregua che rende possibile l’invio di una forza di peacekeeping sotto l’ombrello delle Nazioni Unite. Una sorta di forza di interposizione, un po' sul modello Unifil, ma con regole di ingaggio che spero siano ancor più definite, che prenda vita da una risoluzione Onu e che quindi nasca da un impegno dell’intera comunità internazionale”.

Salvini però ha riserve anche su una missione delle Nazioni unite…

“Non commento. Anche perché allo Stato tutti noi ragioniamo su ipotesi, senza che ci sia nulla di concreto su cui discutere e confrontarsi. ‘Sì’ e ‘No’ nella politica internazionale, ancor più in un frangente geopolitico in cui tutto è discussione, non possono essere frutto di decisioni aprioristiche e acritiche. Ogni passo va fatto guardando con alla realtà dei fatti, valutando tutto e non trascendendo dal contesto d’insieme”.

Ma si troverà una sintesi in maggioranza?

“L’esperienza di questi tre tragici anni di conflitto, in cui secondo alcuni l’attuale maggioranza si sarebbe dovuta spaccare ad ogni voto e decreto sul conflitto ucraino, è di per sé una risposta. Non si troverà una sintesi, che detta così sa un po’ di compromesso al ribasso, ma si esprimerà una posizione unitaria, che consenta all’Italia un ruolo da protagonista in funzione di una pace giusta”.

Gli USA di Trump si avvicinano alle posizioni russe, su Kiev. L’Italia rischia di appiattirsi sul tycoon? O deve restare agganciata al blocco Ue e in quella sede far sentire la propria voce?

“Le nostre coordinate sono e restano atlantismo e europeismo. Queste non sono e non saranno in contrasto e non possono mutare al cambiare degli interlocutori. E poi l’Italia non si appiattisce su nessuno. Abbiamo una nostra posizione, una autorevolezza riconosciuta, e anche idee e forza, specie se pensiamo alle tante missioni internazionali a cui diamo un contributo considerevole. Tutti elementi che contano sia nel rapporto atlantico sia nelle dinamiche comunitarie”.

Parliamo di spese militari. Basta scorporarle dal patto di stabilità per andare incontro alle richieste di Washington? Cos’altro dovrebbe fare il governo (e l’Europa)?

“Sono da tempo una predicatrice laica dell’esigenza di scomputare le spese per la difesa dal patto, specie se vogliamo fare dell’Unione europea un attore protagonista, in grado di badare non solo alla sua sicurezza ma di garantirla in una vasta area di nostro diretto interesse. Un’ulteriore ipotesi, anche in aggiunta, sarebbe quella di sviluppare una forma di debito comune per la difesa, sul modello Sure. E, se mi consente, entrambe le strade dovrebbero interessare anche le spese per la cooperazione allo sviluppo, per raggiungere i sempre più improbabili obiettivi dell’Agenda 2030. Ma il tema non è tecnico ma politico. Per una nuova Europa non servono le burocrazie ma la volontà politica”.

Leggi i commenti