ROMA — Se a guerra finita in Ucraina si arriverà a una missione di peacekeeping sotto l’ombrello - o comunque col placet - delle Nazioni Unite, l’Italia farà la sua parte. Non si sfilerà. Lo hanno confermato ieri diversi esponenti di primissimo piano di governo, dal ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, che lunedì sera ha discusso a tu per tu con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, al potente sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giovanbattista Fazzolari.
L’unico che continua a mostrare riserve - ma con toni più sfumati rispetto a 48 ore fa - è Matteo Salvini, col resto della Lega. Dire Onu significa anche ribadire un concetto, su cui la premier Meloni ha insisto più volte, in questi giorni tribolati: vanno «esplorate strade che prevedano il coinvolgimento anche degli Stati Uniti». Per questo ieri a Chigi hanno accolto con soddisfazione le dichiarazioni di Ursula von der Leyen, che ha parlato esplici…
ROMA — Se a guerra finita in Ucraina si arriverà a una missione di peacekeeping sotto l’ombrello - o comunque col placet - delle Nazioni Unite, l’Italia farà la sua parte. Non si sfilerà. Lo hanno confermato ieri diversi esponenti di primissimo piano di governo, dal ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, che lunedì sera ha discusso a tu per tu con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, al potente sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giovanbattista Fazzolari.
L’unico che continua a mostrare riserve - ma con toni più sfumati rispetto a 48 ore fa - è Matteo Salvini, col resto della Lega. Dire Onu significa anche ribadire un concetto, su cui la premier Meloni ha insisto più volte, in questi giorni tribolati: vanno «esplorate strade che prevedano il coinvolgimento anche degli Stati Uniti». Per questo ieri a Chigi hanno accolto con soddisfazione le dichiarazioni di Ursula von der Leyen, che ha parlato esplicitamente di «una rete di protezione degli Usa» per il post-conflitto in Ucraina. Per Meloni, il posizionamento di “VdL” non è stata una novità: come confermano fonti di governo a diretta conoscenza del dossier, la premier ha sentito la presidente della Commissione Ue nelle ultime 48 ore. Dunque sul fatto di evitare antagonismi con Donald Trump, ma anzi di lavorare per riannodare il filo tra Bruxelles e Washington, secondo l’entourage della premier ci sarebbe sintonia. Posizione che Meloni porterà oggi alla call straordinaria del Consiglio europeo, ma anche domenica a Londra, al summit convocato dal primo ministro britannico Keir Starmer.
Sottotraccia, nell’esecutivo la discussione sull’impiego di militari in un contesto Onu prosegue. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è stato tra i primi a parlare del possibile peacekeeping sotto le Nazioni Unite. Certo, è una fase ancora estremamente contorta e densa d’interrogativi, ma al governo c’è chi ipotizza che potrebbero essere dislocati in prima linea soldati del Brics, a cominciare dal Brasile, con i Paesi Nato lontani dal confine.
Il dossier truppe resta delicatissimo. Non solo per gli scompigliati equilibri tra le due sponde dell’Atlantico, ma anche per il fronte interno. A via della Scrofa temono che sbilanciarsi ora, pubblicamente, a favore del dispiegamento di militari significhi potenzialmente scoprirsi su una fetta di elettorato corteggiato dal Carroccio. Per questo ogni dichiarazione che in sostanza conferma che sì, se ci sarà una missione con la benedizione delle Nazioni Unite, anche l’Italia potrebbe mandare soldati, è condita da preamboli. Il sottosegretario Fazzolari, braccio destro di Meloni, ieri mattina bollava infatti come «non tra le più efficaci» l’idea di spedire al confine truppe solo europee, «un’ipotesi che la Francia sostiene da tempo». «Altro discorso - continuava il sottosegretario - è quello di una missione internazionale con cappello Onu in un contesto di pace». Ipotesi che in realtà Parigi non ha escluso. Per Fazzolari, comunque, «missioni di questo genere l’Italia le ha fatte più volte. Semmai se ne parlerà, se ne parlerà anche con l’Italia», anche se oggi «non è all’ordine del giorno». Sulla stessa posizione Tajani: «Non è utile inviare truppe europee o della Nato» ma in Ucraina «se si deve fare una zona cuscinetto» si può pensare a truppe «sotto la bandiera Onu, con una decisione del Consiglio di sicurezza e nel caso ci può essere la disponibilità italiana, come con la Palestina». Secondo Tajani, questa sarebbe anche la linea di Salvini. Che però, a pochi metri di distanza, sempre alla Camera dei deputati, continuava a frenare, pur con meno nettezza rispetto alla prima nota della Lega: «Il governo non sta discutendo di soldati italiani in Ucraina. Nessuno ce lo ha chiesto. Missioni Onu? Quando ce lo chiederanno ne parleremo, ma noi abbiamo già migliaia di soldati in giro per il mondo, che rischiano la vita, quindi prima di mandarne altri sarei molto cauto». Quanto alla partecipazione dell’Ue ai negoziati per la pace, indispensabile per Tajani (e Meloni), Salvini non sembra crucciato. Anzi, punge: «Se sei un soprammobile non puoi stupirti se non sei invitato al tavolo».
Pure sull’ipotesi di un’adesione di Kiev alla Nato, rilanciata da Volodymyr Zelensky di recente, al governo si registrano reazioni differenti. Per Fazzolari «se ne sta discutendo e non è da escludere che una delle ipotesi di soluzione del conflitto sia quella di un pieno coinvolgimento dell’Ucraina nella Nato, perché sarebbe l’opzione di sicurezza più solida da dare all’Ucraina». Per il ministro degli Esteri, invece, l’opzione «in questo momento non è sul tavolo, prima deve finire la guerra poi se ne discuterà».