ROMA — In una call piuttosto stringata, in cui la maggior parte dei big del Consiglio europeo è rimasta in silenzio, Giorgia Meloni ha scelto invece d’intervenire. Due punture a Emmanuel Macron, che aveva chiesto la video-seduta per relazionare i colleghi sul suo faccia a faccia con Donald Trump. Il primo appunto della premier è stato di metodo, rivolto indirettamente pure al presidente del consiglio europeo, Antonio Costa, che aveva programmato il summit d’intesa con Parigi: per Meloni «questi formati» estemporanei «sono poco utili». La seconda è di sostanza: davanti al francese, ha ribadito il no dell’Italia all’idea di truppe solo europee al confine russo-ucraino come missione di peacekeeping. «Poco efficace e molto rischioso», dice.
Roma ci sarà, ma solo in un contingente coi galloni Onu. E comunque «le garanzie di sicurezza» per Kiev, aggiunge, «devono essere realizzate nel contesto dell’alleanza atlantica», vale a dire col pieno sostegno degli Usa di Donald Trump. Solo cos…
ROMA — In una call piuttosto stringata, in cui la maggior parte dei big del Consiglio europeo è rimasta in silenzio, Giorgia Meloni ha scelto invece d’intervenire. Due punture a Emmanuel Macron, che aveva chiesto la video-seduta per relazionare i colleghi sul suo faccia a faccia con Donald Trump. Il primo appunto della premier è stato di metodo, rivolto indirettamente pure al presidente del consiglio europeo, Antonio Costa, che aveva programmato il summit d’intesa con Parigi: per Meloni «questi formati» estemporanei «sono poco utili». La seconda è di sostanza: davanti al francese, ha ribadito il no dell’Italia all’idea di truppe solo europee al confine russo-ucraino come missione di peacekeeping. «Poco efficace e molto rischioso», dice.
Roma ci sarà, ma solo in un contingente coi galloni Onu. E comunque «le garanzie di sicurezza» per Kiev, aggiunge, «devono essere realizzate nel contesto dell’alleanza atlantica», vale a dire col pieno sostegno degli Usa di Donald Trump. Solo così si potrà «garantire una pace giusta, che non sia né fragile né temporanea», come specifica poco dopo il bilaterale con lo svedese Ulf Kristersson. Contro l’iniziativa francese, sposata dal Regno Unito, spende parole ancora più ruvide il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Via social: «I contingenti non si inviano come un fax». Dunque no a una missione solo europea proposta, scrive Crosetto, dal «presidente di una nazione comunitaria e da quello di una nazione extracomunitaria». Ancora: quando «si parla a nome dell’Europa bisognerebbe avere la creanza di confrontarsi». Confronto che non c’è stato. Meloni evita di attaccare il primo ministro britannico Keir Starmer, anche perché lo vedrà in un bilaterale domenica, a Londra, prima del nuovo summit. Però la distanza è marcata.
In Inghilterra la premier discuterà dell’aumento delle spese militari. Un grattacapo, per Roma. Ieri Meloni ha lodato Ursula von der Leyen, che ha aperto allo scorporo dal patto di stabilità. Definendolo però «un primo passo». Ma ci serve di più. Difatti al governo si rilancia l’idea degli eurobond, del Recovery, oltre che della Bei. Di spese per la difesa ieri ha discusso a porte chiuse il vicepremier Antonio Tajani col generale Chris Cavoli, comandante delle forze Usa e Nato in Europa. Al vertice atlantico dell’Aia, il 24 giugno, l’asticella per gli stati europei potrebbe essere fissata al 3,6%-3,7% del Pil. E l’Italia oggi spende poco più dell’1,5. La stessa Meloni ieri ha confermato che l’Europa deve «investire di più». Tajani ha ribadito l’impegno. Ma il punto è: come ci si arriva, a strettissimo giro? Anche perché Matteo Salvini già avverte: non si tocchi la sanità.
Il tema preoccupa il governo. Come i dazi al 25% contro l’Europa appena annunciati da Trump. E solo un pizzico di sollievo è arrivato ieri dalle parole che Rudy Giuliani, grande amico del presidente americano, ha pronunciato davanti al viceministro agli Esteri, Edmondo Cirielli, che l’ha incontrato subito dopo Meloni: «Per Trump l’Italia è un conto, l’Europa un altro», non solo «per le relazioni storiche» ma anche «perché con Meloni c’è piena sintonia».
Col generale Nato, Tajani ha discusso anche degli aiuti all’Ucraina: con 1,1 miliardi, l’Italia è tra gli undici alleati che hanno fornito sostegni superiori al miliardo ma come Francia e Canada siamo sotto la quota che avremmo dovuto fornire, 1,7 miliardi. Mancano 600 milioni. Si è parlato anche di eventuali missioni di peacekeeping. E il vicepremier ha ribadito che se ne può parlare solo «con il coinvolgimento del consiglio di sicurezza Onu».