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Anm: “Porteremo protesta ovunque. Incontreremo Mattarella”. Parodi: “Meloni devastante su Diciotti”

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Il presidente dell’associazione nazionale magistrati critica “il messaggio ai cittadini su spreco soldi per colpa dei giudici”. Il giudice Rossetti: “Basiti dal dossier che la premier ha squadernato sotto i nostri occhi”
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“Pensavamo di dover aprire questo incontro affrontando nel dettaglio i contenuti dell’incontro tra la giunta e la presidente Meloni. Invece: abbiamo dovuto assistere addirittura all’attacco alle Sezioni Unite”, scuote la testa Cesare Parodi, presidente dell’Anm. “E c’è un messaggio devastante che la premier Meloni consegna ai cittadini: cioè che per colpa di una pronuncia dei giudici si sperpereranno dei soldi pubblici. È anche con questo livello di populismo che dobbiamo, tra le altre cose, fare i conti. E siamo grati alla fermezza e rigore con cui la suprema Corte ha risposto”.

Tutta la sala applaude. Si apre così, con uno scrosciante segno di solidarietà e compattezza rivolto a Margherita Cassano, prima presidente della Cassazione, la riunione del comitat…

“Pensavamo di dover aprire questo incontro affrontando nel dettaglio i contenuti dell’incontro tra la giunta e la presidente Meloni. Invece: abbiamo dovuto assistere addirittura all’attacco alle Sezioni Unite”, scuote la testa Cesare Parodi, presidente dell’Anm. “E c’è un messaggio devastante che la premier Meloni consegna ai cittadini: cioè che per colpa di una pronuncia dei giudici si sperpereranno dei soldi pubblici. È anche con questo livello di populismo che dobbiamo, tra le altre cose, fare i conti. E siamo grati alla fermezza e rigore con cui la suprema Corte ha risposto”.

Tutta la sala applaude. Si apre così, con uno scrosciante segno di solidarietà e compattezza rivolto a Margherita Cassano, prima presidente della Cassazione, la riunione del comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati, al quinto piano del Palazzaccio. Critiche anche al ministro Nordio, che riferendosi alla Cassazione, aveva teorizzato : "I giudici dovrebbero considerare anche gli effetti delle decisioni". Ma i magistrati "non sono chiamati a fare questo: noi, per dettato costituzionale, dobbiamo applicare la legge, quando è necessario ovviamente interpretandola, ma non siamo tenuti per statuto costituzionale a collaborare con il governo di turno, la maggioranza di turno, ecco perché quello che ha detto il ministro ci stupisce molto", sottolinea Rocco Maruotti, il segretario generale Anm

Poi emergono dettagli dal faccia a faccia del 5 marzo: il bluff di Palazzo Chigi sul confronto con l'intera giunta del sindacato delle toghe per discutere della riforma sulla separazione delle carriere. “Siamo rimasti basiti dal fatto che la Meloni avesse una cartellina, la sfogliasse, con dentro tutte le parole e i nomi dei magistrati che attaccano, a loro parere, il governo”, sottolinea il giudice Sergio Rossetti, in giunta, di Area. Maruotti annuisce: “Ha colpito molto un po' tutti”. Rossetti aggiunge: “Abbiamo fatto presente che per la Costituzione, un cittadino è libero di criticare un governante. È più strano il contrario: che il governo punti il dito pubblicamente su questo o quello”.

Una giornata che, tra dichiarazioni di impegno e generale soddisfazione per i risultati dello sciopero e la ‘presa’ suscitata dalle prime mosse della giunta unitaria, punta ad una serie di iniziative “che siano all’altezza delle sfide che ci aspettano” .

La mobilitazione

L’ Anm ancora più pronta alla mobilitazione: come e più delle previsioni, dopo l’offensiva sferrata contro la Cassazione, per l’ordinanza con cui la Suprema corte ha condannato il governo sul risarcimento di un gruppo di cittadini eritrei trattenuti “in violazione arbitraria dei diritti inviolabili della persona “ dopo il trattenimento dei migranti per undici giorni nell’agosto del 2018, per il divieto reiterato di sbarco imposto da Matteo Salvini, all’epoca ministro dell’Interno.

La giunta Anm , galvanizzata dal successo dello sciopero del 27 febbraio (adesioni tra l’80 e il 90 per cento in tutti i distretti più importanti) si prepara ad incontrare “ed ascoltare" in tutta Italia toghe e società civile, un viaggio da nord a sud: Catanzaro (“anzi Lamezia Terme, dove è stato ucciso esattamente 50 anni fa il primo magistrato antimafia in Calabria”), Bologna, Milano, poi Bari, forse Napoli. Una vera e propria anteprima della campagna referendaria che attenderà la separazione delle carriere: il cuore della missione. Confermato l’incontro con il presidente Sergio Mattarella richiesto come da prassi per la nuova giunta e previsto entro marzo: “"Sarà un momento importante per noi e non credo puramente formale", dice Parodi.

Che spiega: “Il nostro principale obiettivo adesso è imbastire tutta una serie di manifestazioni, di incontri, di modalità di comunicazione per portare questo messaggio ovunque e a chiunque. Non sarà facile, è molto difficile – sottolinea -, anche perché non è che siamo così ben inseriti nei canali di comunicazione. Faremo tutto il possibile per portare il nostro messaggio alle persone che magari non l'hanno capito o che magari non lo conoscono nemmeno".

In particolare, il segretario Maruotti: “Partecipando ad incontri e convegni ci stiamo accorgendo di una curiosità e di una partecipazione che cresce. Dobbiamo essere attenti ed efficaci nello spiegare le ragioni di una protesta che riguarda la giustizia che ci aspetta. E poi dobbiamo accendere più luci sui territori che patiscono le conseguenze di mancate scelte e investimenti sulla giustizia: quindi andremo innanzitutto a Lamezia Terme dove, ai primi di luglio, vogliamo anche ricordare il 50esimo anniversario dell'uccisione di Francesco Ferlaino, la "rosa spezzata" del distretto di Catanzaro, il magistrato ucciso dalla ‘ndrangheta a colpi di fucile”.

Lieve polemica da parte degli outsider, gli esponenti del gruppo “Articolo 101” che ribadiscono il loro parere a favore del sorteggio temperato, nella riforma dei due Csm. Mentre poco incide , allo stato, l’isolato dissenso interno da parte di qualche esponente di Mi che chiede conto del fatto di essere andati a Palazzo Chigi con la coccarda tricolore sul bavero (“Quando lo abbiamo deciso, quando si è discusso?”) o richiede il rispetto più stringente di condivisione e passaggi formali, pur nella serrata sequenza di eventi e attacchi che spinge a capacità di reazioni e ritmi diversi , rispetto al passato. Come la Cassazione insegna.

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