Vogliono tutti la “pace”, a partire da Putin, poi anche Trump e Zelensky. A sentire Matteo Salvini, l’unico “matto” è il presidente francese Macron.
Il vicepresidente del Consiglio torna a buttare benzina sul fuoco della politica estera italiana e del suo governo, e va ricordato che Macron è uno dei bersagli preferiti da sempre del leader della Lega: già in passato era stato definito “ipocrita”, “chiacchierone”, “signorino educato che eccede in champagne”, “bombarolo guerrafondaio”, “criminale” e più volte “matto” dallo stesso Salvini. A giugno dello scorso anno gli disse — non di persona, ovvio — «mettiti l’elmetto, vai a combattere e non rompere le palle». Stavolta per Salvini le mosse del leader transalpino, intento a riorganizzare la difesa europea, sono motivate da «convenienza e sopravvivenza politica. L’esercito europeo comandato da quel matto di Macron che parla di guerra nucleare, no, mai. Penso che lui — spiega a margine di un evento a Milano — abbia una disperata esigenza d…
Vogliono tutti la “pace”, a partire da Putin, poi anche Trump e Zelensky. A sentire Matteo Salvini, l’unico “matto” è il presidente francese Macron.
Il vicepresidente del Consiglio torna a buttare benzina sul fuoco della politica estera italiana e del suo governo, e va ricordato che Macron è uno dei bersagli preferiti da sempre del leader della Lega: già in passato era stato definito “ipocrita”, “chiacchierone”, “signorino educato che eccede in champagne”, “bombarolo guerrafondaio”, “criminale” e più volte “matto” dallo stesso Salvini. A giugno dello scorso anno gli disse — non di persona, ovvio — «mettiti l’elmetto, vai a combattere e non rompere le palle». Stavolta per Salvini le mosse del leader transalpino, intento a riorganizzare la difesa europea, sono motivate da «convenienza e sopravvivenza politica. L’esercito europeo comandato da quel matto di Macron che parla di guerra nucleare, no, mai. Penso che lui — spiega a margine di un evento a Milano — abbia una disperata esigenza di dare un senso alla sua ancor breve permanenza alla guida della Francia, però non lo faccia a nostre spese, non lo faccia a spese dei nostri figli». Tra parentesi, nel 2018 Salvini sostenne una tesi simile: «Macron fa il matto perché è ai minimi della popolarità nel suo Paese».
E quindi «Zelensky chiede la pace, Trump lavora per la pace, Putin vuole la pace», mentre in Italia «la linea del governo è compatta, non c’è nessuna ipotesi di invio di militari italiani e non c’è nessuna ipotesi di usare i fondi di coesione per comprare armi invece che per sviluppare i territori». Oggi e domani il Carroccio ha organizzato banchetti e gazebo nelle piazze italiane per la “pace in Ucraina” e la “pace fiscale”, occasione buona anche per lanciare il tesseramento del 2025. E anche se l’altro vicepremier, Antonio Tajani, sempre da Milano tre giorni fa per un incontro sulla ricostruzione dell’Ucraina aveva ribadito che la linea sulla politica estera del governo la fanno Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri (cioè lui), Salvini fa spallucce e continua a rappresentare il controcoro filo-trumpista e filo-putiniano, col presidente russo a un passo dal Nobel per la pace di via Bellerio con bombardamenti sull’Ucraina ancora in corso.
Il segretario di Forza Italia, in antitesi a Salvini, ragiona che invece «dobbiamo rispettare l’impegno con la Nato di arrivare al 2 per cento del Pil per la difesa, ma sono spese che non incidono su altro, perché intanto lo scorporeremo, come abbiamo deciso ieri (giovedì, ndr), dal Patto di stabilità quindi non si toccano altre spese». E ancora, «qui non si tratta di spese solo per le armi, il concetto di sicurezza è una esigenza incontrovertibile. Ovvero sicurezza cibernetica, infrastrutture, innovazione, ricerca, tutto ciò che garantisce la sicurezza dei cittadini. Non bisogna semplificare né mistificare: le spese per la sicurezza sono fondamentali e vanno a favorire anche la crescita e, speriamo, il contributo dei privati».
Che le due polarità siano inconciliabili, almeno sul piano verbale, appare quindi evidente. Da esterno, Carlo Calenda si domanda: «Abbiamo un problema al governo. Tajani, Meloni, per quanto tempo ancora potrete fare finta di non avere all’interno uno che è formalmente alleato con Putin?».