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Election day, voto fuorisede, copertura Rai: le richieste dei promotori del referendum al governo

Riccardo Magi, segretario di +Europa e membro del comitato Promotore del Referendum sulla Cittadinanza (agf)

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La conferenza stampa di Landini e Magi
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Domani sit in dei referendari prima dell’incontro di Riccardo Magi e di Maurizio Landini con il governo. Il colloquio è fissato per le 15 e 30 e le richieste sono tre: election day, voto per i fuorisede e per gli italiani all’estero, ma soprattutto informazione. L’occasione è storica sia per cambiare la legge sulla cittadinanza includendo i nuovi italiani, sia per mettere mano a una riforma del lavoro subito, senza intermediazioni.

È il segretario della Cgil, Landini a insistere sull’importanza dell’appuntamento: “Il voto è la nostra svolta. Io mi auguro che tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, diano indicazione a tutte le persone di andare a votare. Troverei una cosa grave e antidemocratica se qualcuno desse indicazione di andare al mare o di non andare a votare. Sarebbe un atto grave”. Aggiunge che votando si cambia subito, abrogando quelle parti del Jobs Act ancora in piedi. Gli altri sindacati non sono in prima linea? Ma dovrebbero esserci. “Per le notizie ch…

Domani sit in dei referendari prima dell’incontro di Riccardo Magi e di Maurizio Landini con il governo. Il colloquio è fissato per le 15 e 30 e le richieste sono tre: election day, voto per i fuorisede e per gli italiani all’estero, ma soprattutto informazione. L’occasione è storica sia per cambiare la legge sulla cittadinanza includendo i nuovi italiani, sia per mettere mano a una riforma del lavoro subito, senza intermediazioni.

È il segretario della Cgil, Landini a insistere sull’importanza dell’appuntamento: “Il voto è la nostra svolta. Io mi auguro che tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, diano indicazione a tutte le persone di andare a votare. Troverei una cosa grave e antidemocratica se qualcuno desse indicazione di andare al mare o di non andare a votare. Sarebbe un atto grave”. Aggiunge che votando si cambia subito, abrogando quelle parti del Jobs Act ancora in piedi. Gli altri sindacati non sono in prima linea? Ma dovrebbero esserci. “Per le notizie che ho – dice Landin- , la Uil ha dichiarato che inviterà le persone ad andare a votare e per due referendum, Jobs Act e sicurezza sul lavoro, darà indicazione di votare Sì. La Cisl non so che decisione prenderà, mi auguro che inviti ad andare a votare”. Sarebbe grave non farlo, perché tutto si gioca sul filo della partecipazione.

Magi, l’altro leader referendario e segretario di +Europa, punta sulle due possibili finestre di voto da sottoporre al governo: 11 e 12 maggio oppure il 25 e 26 maggio. L’obiettivo principale è l’election day (amministrative e referendum insieme) perché la scommessa è il quorum. E per raggiungerlo devono votare anche i circa 5 milioni di fuorisede – studenti e lavoratori – per i quali è necessario un decreto ad hoc. “Lasciateci votare i referendum” è il manifesto per non restare indietro. Nella marea di decreti che il governo Meloni ha fatto sull’orbe terracqueo, perché dimenticare quello per facilitare il voto? Domani incontro con il ministro Matteo Piantedosi e con il sottosegretario Mantovano. E il 17 marzo c’è l’altro colloquio l’ad della Rai, Giampaolo Rossi per stringere i bulloni sull’informazione pubblica e quindi con l’Agcom.

I quesiti sono 5: uno per allargare le maglie della cittadinanza rendendo così più inclusivo il nostro Paese che ha una legge sullo Ius sanguinis (cittadini per discendenza) vecchia; e gli altri 4 quesiti sul lavoro. La Cgil si è mobilitata per cancellare il Jobs Act, la riforma voluta dal governo Renzi e che tuttora divide il campo progressista.

Magi sta chiamando di nuovo a raccolta le associazioni dei nuovi italiani e i testimonial - da Ghali a Zerocalcare a Julio Velasco a Roberto Saviano, a Malyka Ayane e Patrick Zaki– che furono in prima linea nella raccolta delle firme per ottenere il referendum. Ora si tratta di condurre la battaglia e ottenere il risultato. Elly Schlein ha ribadito che il Pd sarà in prima linea, come +Europa di Emma Bonino (che però avverte “Senza informazione non c’è gioco”), Avs di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni e le altre forze dell’opposizione. Il centrodestra è fermo sul niet, non vuole sentire parlare di aperture agli stranieri. La proposta di Forza Italia di ritoccare la cittadinanza con uno Ius culturae, è morta prima di nascere. Da 30 anni l’Italia discute di cambiare la legge sulla cittadinanza, ma le riforme sono tutte naufragate magari dopo il via libera di una delle due Camere. Questa volta il referendum abrogherebbe un articolo di legge, lasciando molti problemi ancora aperti, ma almeno dimezzando i tempi per ottenere la cittadinanza: da 10 a 5 anni. Un passo avanti.

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