Non solo più soldati. Ma anche procedure rapide per costruire le infrastrutture militari e garantire le catene di approvvigionamento per l’esercito. Lo stato maggiore della Difesa è al lavoro, su ordine del ministro Guido Crosetto, al nuovo “piano di sicurezza nazionale”, anticipato ieri da Repubblica. L’obiettivo è aumentare il numero di effettivi delle nostre forze armate, di 30-40mila unità, ma anche ammodernarne i sistemi logistici e le procedure di appalto, assicurando la trasparenza sì, ma anche un meccanismo adatto ai tempi che l’Italia, col resto dell’Ue, ha di fronte. Tempi turbolenti, incerti, con i vecchi equilibri geopolitici scombinati e i nuovi estremamente traballanti. L’obiettivo allora, secondo fonti di governo di primo piano, è riuscire a consegnare il piano entro la fine dell’estate, per far sì che le Camere lo discutano e lo approvino a stretto giro.
Non solo più soldati. Ma anche procedure rapide per costruire le infrastrutture militari e garantire le catene di approvvigionamento per l’esercito. Lo stato maggiore della Difesa è al lavoro, su ordine del ministro Guido Crosetto, al nuovo “piano di sicurezza nazionale”, anticipato ieri da Repubblica. L’obiettivo è aumentare il numero di effettivi delle nostre forze armate, di 30-40mila unità, ma anche ammodernarne i sistemi logistici e le procedure di appalto, assicurando la trasparenza sì, ma anche un meccanismo adatto ai tempi che l’Italia, col resto dell’Ue, ha di fronte. Tempi turbolenti, incerti, con i vecchi equilibri geopolitici scombinati e i nuovi estremamente traballanti. L’obiettivo allora, secondo fonti di governo di primo piano, è riuscire a consegnare il piano entro la fine dell’estate, per far sì che le Camere lo discutano e lo approvino a stretto giro.
Lo stesso titolare della Difesa, smentendo altre ricostruzioni che riproponevano la vecchia idea di reclutare riservisti, ha confermato l’urgenza di aumentare il numero di militari e di ridisegnare la strategia ad ampio spettro. «La consistenza delle forze armate è fissata da una legge — ha scritto ieri Crosetto su X — Non ho problemi a dire, come ho già detto più volte, che quel modello ormai è inadeguato e va cambiato. Lo si farà in Parlamento». Ma, aggiunge il ministro, non ci si può fermare qui, ai numeri degli uomini in uniforme: bisogna pensare a «un provvedimento molto più ampio che un semplice aumento di organici, che affronti tutti i temi connessi alla difesa e alla sicurezza di una nazione». Sull’esigenza di potenziare le forze armate, a destra, non sembrano esserci forti distinguo, per una volta. Lo stesso Matteo Salvini ieri ha dichiarato che «come Lega diciamo sì a investire per potenziare l’esercito italiano». Mentre per l’altro vicepremier, il forzista Antonio Tajani, il piano da 40mila uomini in più «è uno dei tanti studi, siamo a livello di proposte, poi è il parlamento che decide». Due settimane fa in commissione Difesa alla Camera, il capo di Stato Maggiore della forza armata, Carmine Masiello, aveva parlato di «volumi inadeguati» per gli effettivi dell’esercito, stimando il gap in 40-45 mila unità.
Crosetto dovrebbe incontrare la premier Giorgia Meloni nelle prossime ore. È atteso a Palazzo Chigi tra oggi e domani, in vista dei due delicati vertici parigini convocati per domani e mercoledì dal presidente francese Emmanuel Macron. La riunione di Chigi arriva in ore delicatissime. Elon Musk ieri ha rilanciato la vecchia minaccia trumpista che agita le cancellerie di mezza Europa: il disimpegno degli Usa dalla Nato. Una mossa che Meloni non può condividere, nonostante il rapporto con «l’amico Elon». La premier lo ha detto in tutte le salse, in queste settimane: l’Occidente non deve sfaldarsi, l’Ue deve restare ancorata agli Stati Uniti. Un appello che sembrava rivolto soprattutto ai partner di Bruxelles, ma che ora può essere letto anche al contrario.
La premier evita però di esporsi direttamente, anche se in privato giudicherebbe «un errore» la sortita di Musk. Meloni conta di incontrare Donald Trump entro fine mese. Un bilaterale spigoloso: l’ultima telefonata tra i due, pochi giorni fa, non viene giudicata da fonti di governo come estremamente positiva, al di là della forma, perché il presidente americano avrebbe detto no sia all’ipotesi di estendere a Kiev l’articolo 5 della Nato, sia al vertice Ue-Usa, formato proposto da Meloni negli ultimi vertici europei. Sottotraccia, un segnale di distanza da Washington già c’è: Roma, secondo fonti a conoscenza del dossier, continuerà a condividere informazioni d’intelligence con gli ucraini, come già annunciato l’altro ieri dalla Gran Bretagna, nonostante lo stop degli Usa.