Interrogare un ex comandante della Folgore, un generale che ha guidato per anni il comando operativo forze speciali, su cosa pensi del riarmo e del piano italiano per reclutare migliaia di soldati, potrebbe essere come chiedere all’oste se il vino è buono. Ma Maurizio Fioravanti, analista di difesa dopo il congedo, unisce alla schiettezza anche una non comune sensibilità politica e democratica: «Io sono padre e ora anche nonno. Io, che l’ho conosciuta, sono il primo che vorrebbe abolire la guerra e spendere tutte le risorse nel sociale e nella cultura. Ma come ci ricorda il presidente Mattarella, il mondo è cambiato e non possiamo chiudere gli occhi di fronte a quello sta accadendo».
Generale, la Difesa sta studiando piani per aumentare gli organici, si parla di 40 mila nuovi effettivi. È proprio necessario?
«Ho letto la relazione del capo di stato maggiore dell’esercito, generale Masiello, davanti alla commissione difesa. Concettualmente il piano per il reclutamento è giusto. Come …
Interrogare un ex comandante della Folgore, un generale che ha guidato per anni il comando operativo forze speciali, su cosa pensi del riarmo e del piano italiano per reclutare migliaia di soldati, potrebbe essere come chiedere all’oste se il vino è buono. Ma Maurizio Fioravanti, analista di difesa dopo il congedo, unisce alla schiettezza anche una non comune sensibilità politica e democratica: «Io sono padre e ora anche nonno. Io, che l’ho conosciuta, sono il primo che vorrebbe abolire la guerra e spendere tutte le risorse nel sociale e nella cultura. Ma come ci ricorda il presidente Mattarella, il mondo è cambiato e non possiamo chiudere gli occhi di fronte a quello sta accadendo».
Generale, la Difesa sta studiando piani per aumentare gli organici, si parla di 40 mila nuovi effettivi. È proprio necessario?
«Ho letto la relazione del capo di stato maggiore dell’esercito, generale Masiello, davanti alla commissione difesa. Concettualmente il piano per il reclutamento è giusto. Come dicevo prima, dobbiamo prendere atto che il mondo è cambiato. E noi, ahimè, dobbiamo rafforzarci in fretta e aumentare la nostra capacità di difesa. Solo con la deterrenza possiamo garantire stabilità in Europa e, soprattutto, il mantenimento della pace».
Nelle società occidentali la Difesa non è attraente. Tra calo demografico e prospettive più allettanti di carriera, non ci saranno problemi di reclutamento?
«In Italia non credo, le domande sono sempre tante. In altri paesi europei, penso alla Polonia di Tusk ma anche alla Germania del nuovo cancelliere Merz, si sta persino discutendo di reintrodurre la leva obbligatoria. E non sono solo i popolari a parlarne, attenzione. Le prime aperture sono arrivate dalla ministra degli esteri Annalena Baerbock e dall’ex leader dei Verdi, Joschka Fischer, perché si rendono conto che la Germania è rimasta molto indietro».
In Italia si discute molto del piano Rearm Europe. Non sarebbe meglio puntare su investimenti e difesa comuni anziché sul riarmo dei 27 singoli Paesi Ue?
«Il piano von der Leyen non è in contraddizione con la difesa comune, ma nasce dal progetto presentato il 5 marzo dello scorso anno dalla commissaria Vestager. Un piano per la difesa europea, con orizzonte 2030, basato proprio sull’uniformare armamenti ed equipaggiamenti, proprio perché è follia proseguire con carri, aerei e navi diverse. La commissione Ue è cambiata, ma la presidente è rimasta la stessa persona. Il piano di von der Leyen parte da quello Vestager e dice: dobbiamo farlo subito, ora. L’obiettivo era già tracciato, a cambiare sono solo i tempi».
Ma i militari dei 27 sono pronti a operare insieme in un esercito europeo?
«Lo sono da anni. Prenda l’esempio dei Balcani. Ci siamo stati come Onu, poi come Nato e ora siamo in Bosnia-Erzegovina con una missione Ue. Cambia il colore del basco, ma i militari europei sono gli stessi, abituati a lavorare fianco a fianco».
Elon Musk scrive su X che gli Usa dovrebbero uscire dalla Nato, intanto Donald Trump sospende gli aiuti all’Ucraina. La Nato esiste ancora?
«Ce lo stiamo chiedendo tutti. Vedo che la presidente Meloni si sforza di mantenere un legame con gli Stati Uniti, ma non penso che possiamo restare fermi ad aspettare le decisioni altrui. Dobbiamo organizzare le nostre garanzie di sicurezza. In questo senso è importante l’offerta fatta dal presidente Macron di mettere a disposizione il deterrente nucleare francese per la sicurezza di tutti. È una mossa storica».