Riarmo, Nardella (Pd): “Ho seguito la segretaria, il partito deve restare unito”
di Giovanna VitaleIl suo voto è stato decisivo. Se anziché astenersi, come chiesto da Elly Schlein, si fosse unito al sì della pattuglia riformista (cui pure appartiene), la segretaria del Pd sarebbe finita in minoranza. E invece, grazie a lui, lei può tirare un sospiro di sollievo. «L’ho fatto per due motivi», spiega Dario Nardella: «Per disciplina di partito e per scongiurare una spaccatura dalle ricadute imprevedibili».
In origine non era a favore del RearmEu, onorevole?
«Devo fare due premesse. Primo: la risoluzione verteva non sul riarmo ma sul Libro bianco della Difesa, che contiene anche un riferimento a quel piano. Secondo: nel Pd non c’è stato nessun contrario. Ed è un bene: sarebbe stato un errore grave. Va riconosciuto a Schlein di aver lavorato in questa direzione».
Ma la segretaria non era tentata dal no e poi ha dovuto mediare?
«Più che la segretaria c’erano dei colleghi propensi a dire no».
Dopodiché il Pd si è comunque spaccato in due come una mela.
«Un fatto che non va minimizz…
Il suo voto è stato decisivo. Se anziché astenersi, come chiesto da Elly Schlein, si fosse unito al sì della pattuglia riformista (cui pure appartiene), la segretaria del Pd sarebbe finita in minoranza. E invece, grazie a lui, lei può tirare un sospiro di sollievo. «L’ho fatto per due motivi», spiega Dario Nardella: «Per disciplina di partito e per scongiurare una spaccatura dalle ricadute imprevedibili».
In origine non era a favore del RearmEu, onorevole?
«Devo fare due premesse. Primo: la risoluzione verteva non sul riarmo ma sul Libro bianco della Difesa, che contiene anche un riferimento a quel piano. Secondo: nel Pd non c’è stato nessun contrario. Ed è un bene: sarebbe stato un errore grave. Va riconosciuto a Schlein di aver lavorato in questa direzione».
Ma la segretaria non era tentata dal no e poi ha dovuto mediare?
«Più che la segretaria c’erano dei colleghi propensi a dire no».
Dopodiché il Pd si è comunque spaccato in due come una mela.
«Un fatto che non va minimizzato. Se io ho scelto di astenermi, pur essendo favorevole a molti punti della risoluzione, è per senso di responsabilità. Mi sono domandato: se la maggioranza vota in dissenso dalla sua segretaria, il giorno dopo si può far finta di niente? Solo uno sprovveduto può pensarlo».
Se fosse accaduto, Schlein si sarebbe dovuta dimettere?
«Non so, certo avremmo dovuto fronteggiare una situazione molto seria per la tenuta del partito».
Però Bonaccini, che è presidente del Pd, non ha seguito l’indicazione del Nazareno.
«È un segnale forte. Ho visto con i miei occhi Stefano vivere con tormento questo passaggio. Detto ciò, non spetta a me valutare le conseguenze politiche. Piuttosto mi preoccupa altro».
Che cosa?
«Il deficit di confronto interno e di preparazione della nostra posizione, che dovrà servirci da lezione. Non ci si può ripresentare in ordine sparso ai prossimi test».
Martedì alla Camera si voterà una risoluzione analoga: rischiate il bis?
«Dobbiamo evitarlo, puntando a costruire una sintesi delle diverse sensibilità, che ci sono, e però sono la nostra ricchezza».
Siete condannati all’astensione?
«Spero di no. Quella deve essere un’opzione, non una necessità. Si può anche votare a favore, ma occorre arrivarci grazie a un lavoro paziente e approfondito con le varie anime del partito, non come fosse una perenne resa dei conti».
A Strasburgo non c’è stato?
«Quanto accaduto testimonia una difficoltà a trovare un punto di caduta. Perciò occorre lo sforzo di tutti: della segretaria da un lato, della minoranza dall’altro. Non possiamo trasformare ogni voto cruciale in una prova di forza. Diventa lacerante e distruttivo».
Schlein ha però deciso di andare dritta, oggi ha ribadito che la linea del Pd sul riarmo non cambia.
«Spero che questa spaccatura offra un elemento di riflessione anche a lei. Credo che debba farne tesoro per favorire una ricomposizione. Non bisogna aver paura delle divisioni, anzi: ben venga la discussione, ma alla fine dobbiamo uscire con una linea chiara e condivisa. Questo è il senso del pluralismo».
La segretaria intende il Pd come una caserma?
«Non credo proprio. Lei è la leader eletta con le primarie, ha tutto il diritto di portare avanti le sue idee. È evidente però che più queste idee trovano consenso e sostegno nel partito, più lei sarà forte».
C’è chi chiede un congresso straordinario. Bisogna farlo?
«Con tutto quel che sta succedendo nel mondo, non mi pare una priorità. I congressi si fanno ogni 4 anni, non c’è bisogno di convocarne uno straordinario per fare una discussione vera e sincera».