Manifesto di Ventotene: alle origini dell’Unione federale
di Simonetta Fiori«Nel tetro inverno tra il 1940 e il 1941 proposi ad Ernesto Rossi di scrivere insieme un “manifesto per un’Europa libera e unita” e di immetterlo nei canali della clandestinità antifascista. Sei mesi dopo, mentre gli eserciti hitleriani passavano di vittoria in vittoria, il manifesto era pronto». Così Altiero Spinelli avrebbe raccontato l’origine di un documento destinato a diventare il simbolo della ricostruzione democratica europea dopo la notte buia dei totalitarismi.
Militante fuoriuscito dal Pci, 34 anni, Spinelli; antifascista di Giustizia e Libertà, 44 anni, Rossi. Sono prigionieri entrambi nell’isola di Ventotene, insieme a ottocento oppositori puniti da Mussolini con il confino. Di Spinelli è la motivazione storica e politica del Manifesto, di Rossi lo schema di riorganizzazione sociale ed economica. Obiettivo dell’appello è l’istituzione di un’Europa federale, fondata sugli ideali di pace e libertà. «Solo con una Europa libera e unita», e «attraverso una rivoluzione s…
«Nel tetro inverno tra il 1940 e il 1941 proposi ad Ernesto Rossi di scrivere insieme un “manifesto per un’Europa libera e unita” e di immetterlo nei canali della clandestinità antifascista. Sei mesi dopo, mentre gli eserciti hitleriani passavano di vittoria in vittoria, il manifesto era pronto». Così Altiero Spinelli avrebbe raccontato l’origine di un documento destinato a diventare il simbolo della ricostruzione democratica europea dopo la notte buia dei totalitarismi.
Militante fuoriuscito dal Pci, 34 anni, Spinelli; antifascista di Giustizia e Libertà, 44 anni, Rossi. Sono prigionieri entrambi nell’isola di Ventotene, insieme a ottocento oppositori puniti da Mussolini con il confino. Di Spinelli è la motivazione storica e politica del Manifesto, di Rossi lo schema di riorganizzazione sociale ed economica. Obiettivo dell’appello è l’istituzione di un’Europa federale, fondata sugli ideali di pace e libertà. «Solo con una Europa libera e unita», e «attraverso una rivoluzione socialista», sarebbe ripartito «il processo storico contro le diseguaglianze e i privilegi sociali». Il nuovo Stato federale si sarebbe dovuto dotare di una propria forza armata e «di organi e mezzi sufficienti per fare eseguire nei singoli Stati le sue deliberazioni». Per costruire questo «solido Stato internazionale» sarebbe stato necessario un nuovo Partito Rivoluzionario Federalista. Idea «troppo rozzamente leninista», avrebbe ammesso più tardi Spinelli.
Non privo di passaggi arditi, il Manifesto fu oggetto di accese discussioni dentro la stessa comunità antifascista di Ventotene, con accuse di leggerezza e velleitarismo rivolte agli autori. Sarebbe sopravvissuta però la sostanza europeista dell’appello, fonte di ispirazione per la cultura democratica nel lungo dopoguerra. Alla sua stesura partecipò anche il filosofo Eugenio Colorni, che avrebbe contribuito a divulgarlo nella Roma occupata dai nazisti, poco prima di essere ucciso nel maggio del 1944 dalla banda Koch. Per la circolazione fu prezioso il lavoro clandestino di Ursula Hirschmann, moglie di Colorni e futura sposa di Spinelli, e di Ada Rossi, moglie di Ernesto. Quella del Manifesto è anche la storia del loro coraggio.